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Risanare i porti e la logistica italiana. Bucci e Santi all’assemblea di Federagenti

by Francesco Vorro

Lo scorso 15 ottobre si è tenuta a Venezia l’assemblea nazionale di Federagenti, la Federazione Nazionale degli Agenti e dei Raccomandatari Marittimi. Tra i tanti autorevoli interventi ci soffermiamo su quelli del presidente di Federagenti, Alessandro Santi, e del Sindaco di Genova, Marco Bucci.

Per Alessandro Santi non è esatto dire che la nuova centralità del Mediterraneo (20% dei traffici marittimi mondiali e 27% dei traffici container) e le opportunità legate al Pnrr rilancino l’Italia come un grande unico porto. Anzi. I dati, secondo Santi, dicono che l’Italia è solo al decimo posto tra i paesi del Mediterraneo per volumi intercettati tra quelli transitanti nel Mediterraneo. Farebbero meglio di noi Grecia, Spagna e “prepotentemente i porti del nord Africa”. Solo il 3% dell’import/export con la Cina (prima relazione di import italiana con circa il 20% del volume) che usa porti italiani, transita verso altri paesi europei. Olanda 49%, Grecia 57%, Belgio 39% e Germania 23%. La World Bank ci colloca al 19° posto (2018) nella statistica del Logistics Performance Index. Infine, Cassa Depositi e Prestiti stima per le aziende italiane extra costi logistici superiori al 10% rispetto al livello medio dei loro competitor europei. Di qui la richiesta di misure di emergenza per garantire l’accessibilità dei porti sia dal mare (insufficienti dragaggi dei fondali) che da terra (per es. Genova assediata dai Tir e da autostrade disastrate). Un “gabinetto di guerra” dotato di pieni poteri, in alternativa alla “solita e inutile cabina di regia”, e “una grande alleanza fra tutto il mondo imprenditoriale che insiste sul cluster marittimo”.

Il Sindaco Marco Bucci ha giudicato “replicabile il miracolo della ricostruzione del Morandi”. Come? Utilizzando “tecniche di project management e tecnologie avanzate, con un allineamento funzionale delle professionalità che esistono anche nella pubblica amministrazione, ma sono sottoutilizzate e mortificate”. Passaggi burocratici, progettuali e costruttivi in parallelo e procedure digitali per le verifiche sulle imprese. La pubblica amministrazione sarebbe insomma oggi chiamata a costruire quei processi di responsabilità e di leadership realizzati nella ricostruzione del Morandi.

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