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(Ri)trovamenti pompeiani e guerra dei Bronzi

by Federico L.I. FEDERICO

Immagine by Agenzia Dire

 

Alessandro Manzoni, quello de “I Promessi Sposi” – per intendersi – scrisse una tragedia intitolata “Il Conte di Carmagnola”, dedicata alla morte tragica di un Capitano di ventura di nome Francesco Bussone, detto appunto il Conte di Carmagnola. Questi fu condannato a morte ingiustamente dai Veneziani, in una delle tante guerre fratricide che insanguinavano l’Italia divisa in tanti Stati e Staterelli, più o meno sempre “l’un contro l’altro armato”.

E credo che non ci sia studente – che abbia oggi superato gli anta, ahilui! – che non abbia imparato a memoria il famoso verso d’inizio del coro della tragedia manzoniana: S’ode a destra uno squillo di tromba, a sinistra risponde uno squillo.

L’esordio di questo articolo non vuole affatto aprire le porte alla grande Storia ma piuttosto sbirciare dalla finestra la piccola realtà dell’Italietta di oggi, dove gli squilli di Tromba sono sostituiti dai fiati, anzi, dagli “sfiati” inflazionati dei Tromboni che ormai popolano i Beni Culturali e i dintorni. Cioè, là dove essi hanno trovato la “zezzenella”, come sbrigativamente si dice nella nostra sempre viva Lingua napoletana, per indicare chi sfrutta al massimo, e oltre, la fortuna capitatagli.

Il mese di novembre era cominciato con gli esisti contestati di una prima mossa del Parco Acheologico di Pompei, che improvvisamente avevano estratto dal cilindro la “scoperta” di un “serbatoio idrico plumbeo” della stabiese Villa Arianna, che forse era più giusto definire un collettore idrico di distribuzione dell’acqua.

Forse il Serbatoio voleva essere un omaggio al nuovo ministro appena insediatosi?

Certo è però che il perfetto stato di conservazione, frutto evidente di un restauro accurato, faceva capire a chi è, appena un poco, esperto di rinvenimenti di reperti in scavi vesuviani, che si trattava di un rinvenimento d’epoca risalente.

Nell’area vesuviana infatti i rinvenimenti – detti scoperte anche quando non lo sono – fanno tornare alle luce reperti di solito incrostati di cinerite e lapillo in grande quantità, molto spesso fino alla illeggibilità, in qualche caso anche pressocché totale.

E infatti, subito dopo l’annuncio, sui tam tam dei social rimbalzavano le notizie circa l’epoca del primo effettivo rinvenimento, risalente forse a circa dieci (!!) anni prima, per opera di alcuni giovani (allora) archeologi. Si trattava infatti di un “ri-trovamento” di un reperto già rinvenuto e lasciato in sito un decennio prima dopo il suo ricoprimento con lapillo per preservalo da danneggiamenti o furti. Ma il fatto è stata l’occasione per il Direttore del Parco di Pompei Gabriel Zuchtriegel per richiamare all’attenzione del Ministro entrante il ruolo del predecessore e maestro Osanna nel Grande Progetto Pompei, in cui Stabia poco ci azzeccava in verità. Tant’è che Zuchtriegel esplicitamente dichiarava: “…ora il nostro sguardo si allarga su tutto il territorio per far vedere che con la cultura si può fare davvero la differenza” E poi ammiccava: “E dalle prime dichiarazioni del ministro si comprende che lui ha questa visione ampia…”

Si andava appena spegnendo l’eco del ri-trovamento stabiese, con le sue code polemiche sui social, quando fragorosamente è apparsa urlata sulla stampa la scoperta – questa sì davvero tale – della ventina e più di statue nella vasca termale “sacra” (?) di San Casciano ai bagni, comune toscano appartenente alla Città metropolitana di Firenze.

La notizia è stata subito ripresa dallo stesso Massimo Osanna, Direttore Generale dei Musei Statali, il quale, cedendo al suo impulso di grande comunicatore e facendo una “incursione extraterritoriale” annunziava a gran voce su “La Stampa” dell’Otto di Novembre, con una propria foto in bella vista, più o meno così la scoperta sancascianese: “Più importante dei bronzi di Riace, perché qui emerge intatto un intero contesto… Lo esporremo in un Parco archeologico che nascerà proprio qui”.

Ma ecco, appena due giorni dopo, entrare in scena l’indiscusso Re degli urlatori dei beni Culturali che, in verità, se lo può permettere dall’alto della sua indiscussa competenza in arti figurative. Ci riferiamo a Vittorio Sgarbi, il quale ha parlato nella sua veste di studioso, ma appena rinominato Sottosegretario al Ministero della Cultura. Egli, tanto per stabilire i ruoli, è entrato a gamba tesa sull’argomento “Bronzi di San Casciano versus Bronzi di Riace”, improvvidamente aperto da Osanna, per tacitarlo sbrigativamente, affermando più o meno che è eresia paragonare i Bronzi di San Casciano a quelli di Riace. E poi, in diretta al TGR Toscana ha precisato, da par suo: “I Bronzi di Riace sono tra le opere più alte espresse dalla Civiltà antica mentre quelli di San Casciano Bagni sono di produzione media, di qualità media e di interesse soprattutto culturale” E quindi Sgarbi ha poi chiuso così, tranchant: In ogni caso non faccio fatica a dire che non c’è alcuna possibilità di paragone tra le due scoperte”.

Insomma, tra squilli di trombe e sfiati di tromboni la vicenda sembra essersi chiusa. Ma noi, resuscitando un antico proverbio, sempre attuale, chiudiamo questo articolo scrivendo: chi di spada ferisce, di spada perisce… O no?

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