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SARI_Campania: monitoraggio del Coronavirus nelle acque reflue

by Redazione

Arpac, Cugri e Istituto zooprofilattico hanno appena siglato una convenzione per tracciare la diffusione in Campania di Sars-CoV-2, ossia il Coronavirus, attraverso il monitoraggio delle acque reflue. Il progetto sperimentale, denominato SARI_Campania, punta a verificare la presenza e la diffusione del virus nella popolazione servita dai vari sistemi di depurazione, integrando le usuali analisi epidemiologiche. La presenza di tracce del virus nelle acque reflue diventa insomma una “spia” della propagazione dei contagi sul territorio.

In sintesi, si tratta di un piano di sorveglianza epidemiologica coordinato che sperimenta la possibilità di fornire al sistema sanitario allerta precoce (early warning) sulla diffusione del virus, utile per supportare le decisioni sulle misure di contenimento.

E’ l’articolazione a livello regionale del progetto di sorveglianza ambientale nazionale promosso e coordinato dall’Istituto superiore di sanità. L’Arpac, capofila, ha il compito istituzionale di monitorare gli impianti di depurazione. Lo Zooprofilattico è già attivo nella gestione della emergenza sanitaria. Il Cugri è il consorzio interuniversitario di previsione e prevenzione dei grandi rischi, cui partecipano la Federico II di Napoli e l’Università di Salerno. Responsabile scientifico del progetto è Vincenzo Belgiorno, del Dipartimento di ingegneria civile dell’Università di Salerno, affiancato da Maria Triassi del Dipartimento di sanità pubblica della Federico II.

La fase di avviamento, autofinanziata, prevede un programma coordinato di campionamento ed analisi di laboratorio di calibrazione su alcuni impianti pilota ritenuti statisticamente significativi. Le fasi successive, che saranno avviate solo in presenza dei necessari finanziamenti, riguarderanno gli impianti di depurazione ritenuti prioritari. La diffusione dei risultati sarà curata dall’Istituto superiore di sanità.

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