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Scavi di Pompei: si riapre

by Federico L. I. Federico
scavi di Pompei

Presso la Palestra Grande degli Scavi di Pompei, in una splendida mattinata all’aria aperta e sotto un sole ormai già quasi estivo, mitigato da un venticello fresco, si sono incontrati i responsabili del Parco Archeologico di Pompei, i rappresentanti della Stampa zonale e nazionale. Il motivo dell’incontro era la riapertura al pubblico degli Scavi Pdi Pompei, anche se limitata a percorsi preordinati e controllati. Ma già nelle prime ore della mattinata qualche centinaio di turisti e curiosi si sono presentati alle porte degli Scavi. In particolare quella in cui è stata ricevuta la Stampa è la cosiddetta Porta Anfiteatro, un accesso in uso da un paio di secoli, ma non precisamente una Porta Urbana dell’antica Pompei.

Era ed è l’accesso più vicino al centro città moderno, a pochi passi dal santuario. Per il Parco Archeologico di Pompei, a fare gli onori di casa, c’era il direttore generale Osanna, accompagnato dal generale Cipolletta, responsabile per il grande Progetto Pompei. Li affiancava l’attuale Commissario Prefettizio, il Prefetto Giuffré e, più in disparte, ma presente durante tutta la breve cerimonia civile e oltre, il Prelato Pontificio di Pompei Mons. Caputo.

Ciascuno di essi ha preso la parola brevemente dando un taglio di modernità e un segno di cambiamento per il futuro. Lo stesso Direttore generale Osanna, che pure ama concedersi alle interviste, ha sottolineato la necessità di un cambiamento reale che investa nel prossimo futuro la stessa visita agli Scavi di Pompei e alle altre testimonianze archeologiche vesuviane, che si riapriranno al pubblico tra quindici giorni, dopo che la corazzata Pompei sarà stata portata a regime. Dal 26 di maggio fino al nove di giugno, infatti, gli Scavi di Pompei saranno aperti al pubblico con un prezzo appositamente ridotto di soli 5 euro e con gruppi contingentati di visitatori non superiore a 40 persone alla volta, in un fluire continuo per l’intera giornata di visita.

Il Direttore Osanna ha ricordato la proverbiale e collaudata “resilienza” di Pompei, che si sostanzia in una capacità di superare gli eventi avversi.

Come la stessa eruzione e le fasi del disseppellimento che ormai durano da più di un quarto di millennio e hanno visto alternarsi in Italia più forme statuali, dalla Monarchia Borbonica, a quella Murattiana, a quella Duosiciliana fino alla Monarchia Sabauda e, finalmente, alla Repubblica odierna.

Ma Pompei è sopravvissuta a tutto e a tutti, rimanendo il Mito straordinario e intangibile che ancora è agli occhi del mondo intero. Su di esso si punta per ripartire per il dopo Corona Virus.

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