fbpx
Home Ambiente Terra dei Fuochi. L’allarme del Procuratore Capo, Francesco Greco

Terra dei Fuochi. L’allarme del Procuratore Capo, Francesco Greco

by Flavio Cioffi

Nel giugno del 2019 venne presentato il primo step dello studio eseguito dall’ISS, su mandato della Procura di Napoli Nord, sull’impatto sanitario dei rifiuti nella Terra dei Fuochi. Recentemente ne è stato pubblicato il testo conclusivo che parla di “un possibile ruolo causale e/o concausale dei siti di rifiuti” nello sviluppo di patologie. Ma cosa significa esattamente? Lo abbiamo chiesto al dott. Francesco Greco, Procuratore Capo di Napoli Nord.

Il nesso causale tra presenza di inquinanti e patologie sul territorio non è un nesso causale giuridicamente rilevante, cioè non è un qualche cosa che noi possiamo utilizzare nei processi, ma che possiamo invece utilizzare nelle attività investigative. Lo studio conferma che esiste una correlazione tra presenza di inquinanti sul territorio e picchi di malattie e ha una valenza di tipo investigativo e una di tipo sanitario. Dico investigativo perché ci permette di capire, procedendo ora ad accertamenti sui siti, quale sia la situazione attuale, ossia innanzitutto se ci sono ancora i rifiuti o se la situazione si è addirittura aggravata e perché non siano state eseguite le bonifiche. Poi esiste una valenza di tipo sanitario, nel senso che lo studio, anche se svolto a fini investigativi, ha comunque un importante valore scientifico e verrà messo a disposizione di chi ha la responsabilità di procedere alle attività di bonifica. Per questo abbiamo ritenuto importante renderlo pubblico e dare la possibilità a chi ha un ruolo nella bonifica dei siti di intervenire. Mi auguro che avvenga al più presto perché, come ho più volte detto, ormai si ha la prova che la bonifica e la messa in sicurezza del territorio rappresentano una priorità assoluta che non può essere ignorata da chi ha la responsabilità di intervenire.

E chi è che ha la responsabilità di intervenire?

Le disposizioni in materia di rifiuti sono abbastanza variegate e complesse, però la responsabilità del coordinamento di tutte le attività di bonifica è della Regione che redige un piano generale di bonifica e deve quindi intervenire e coordinare le attività. Vero è che se un terreno viene inquinato il proprietario è tenuto a fare la bonifica o, in mancanza, il Sindaco. Però alla fine le attività di coordinamento generale fanno capo alla Regione.

Sono stati fatti passi in avanti su questo fronte?

Assolutamente no. Cioè si è iniziato a fare qualcosa ma molto poco. E’ mancato un intervento di tipo sistematico e una concreta pianificazione con dei cronoprogrammi ben definiti degli interventi. Questo è sotto gli occhi di tutti. Come cittadino posso dire che secondo me non è un problema di risorse, ma forse manca la capacità di pianificazione. Non che sia semplice, però non si vede neanche un avvio concreto delle attività e questo è preoccupante.

Non è nelle priorità della politica, pare di capire.

Probabilmente è così, però questo studio adesso deve imporre a chi ha la responsabilità di intervenire di muoversi in maniera molto tempestiva.

E sul fronte investigativo?

Noi stiamo intervenendo su alcuni siti dove da tempo insistono rifiuti e dove le bonifiche non sono state ancora fatte. Ma è una minima parte rispetto al lavoro da farsi, che è un lavoro immane e che presuppone risorse di tipo investigativo che purtroppo la Procura non ha. Quindi dobbiamo anche noi agire sulla base di priorità e lo stiamo facendo.

Si dovrebbe cioè investire sulle risorse della Giustizia.

Si dovrebbe investire soprattutto sulle risorse della Procura di Napoli Nord, il cui circondario comprende praticamente tutti i territori inseriti nella cosiddetta Terra dei Fuochi dove l’emergenza ambientale è ormai cronicizzata, è ormai diventata una caratteristica del territorio. Ma la Procura di Napoli Nord purtroppo non viene considerata come un ufficio che deve fronteggiare queste emergenze e quindi non gli sono state fornite le risorse necessarie. E’ da tempo che io sollevo il problema della polizia giudiziaria e del personale amministrativo insufficiente. Per ogni magistrato non si arriva a due unità di personale amministrativo, un rapporto che non ha uguale in tutto il distretto se non in tutto il territorio nazionale.

Questo è collegato al fatto che siete una Procura giovane?

Questo è collegato al fatto che gli organici del personale amministrativo e della sezione di polizia giudiziaria della Procura sono stati rapportati ad un organico di magistrati che quando la Procura è sorta era molto limitato. Adesso la Procura di Napoli Nord è la quinta Procura d’Italia come numero di magistrati e come bacino di utenza e il personale amministrativo e di polizia giudiziaria è tarato su un numero di magistrati molto inferiore, quelli che c’erano al momento della sua istituzione. Adesso ci sono 30 magistrati. Pensi che la Procura dovrebbe avere come sezione di polizia giudiziaria almeno 60 unità, sto parlando della polizia giudiziaria che dipende direttamente dal Procuratore, ne ha 26.

Ci si fa poco con 26.

Non si riesce neanche ad assicurare una collaborazione adeguata ai magistrati che devono svolgere le loro indagini. Abbiamo una sezione che si occupa di ambiente ma, ripeto, il problema non è il numero di magistrati, il problema è il numero del personale di polizia giudiziaria e amministrativo. Perché se i magistrati producono una certa quantità di lavoro e poi non viene smaltito perché il personale non è in grado di fronteggiarlo, ovviamente vi è un grosso problema. Che è stato aggravato poi dalla pandemia.

Ma la pandemia non ha ridotto il numero dei reati ambientali?

Ha ridotto sicuramente il numero dei roghi e in generale dei reati durante il lockdown, però noi abbiamo tanto di quel lavoro arretrato e abbiamo situazioni così importanti su cui intervenire, pensi solo alla verifica dello stato dell’arte delle bonifiche, ossia se siano stati consumati reati di omessa bonifica, che il lavoro è moltissimo. Abbiamo richiesto più volte l’intervento del Ministero, però penso che la situazione sia un po’ incancrenita perché non c’è stata una risposta adeguata.

Non si aspetta più che il Ministero risponda?

Per la verità ho molte speranze nel nuovo Ministro. Il precedente, nonostante fosse stato più volte invitato perché si rendesse conto della situazione, non è mai venuto. Il nuovo è sicuramente una personalità di grande spessore e quindi tutti noi siamo speranzosi che possa sbloccare questa situazione.

L’Arpac, che già collabora con voi, non potrebbe svolgere anche funzioni di polizia giudiziaria?

L’Arpac non ha questo ruolo, anche se si è discusso se riconoscere o meno la qualifica di polizia giudiziaria ai suoi operatori. Ma anche l’Arpac risente di carenze di organico, insufficienza di strutture e di mezzi, pur mostrando buona volontà. Penso che il problema sia di natura generale, nel senso che come si diceva prima l’emergenza ambientale non viene considerata una priorità. Capisco che in questo particolare momento la pandemia ha assorbito le energie di tanti, però il problema dovrà essere affrontato al più presto perché le conseguenze potrebbero essere ancora più gravi di quelle finora manifestatesi. Non solo per quello che riguarda le bonifiche e la messa in sicurezza, ma io ritengo anche per la sorveglianza epidemiologica del territorio.

Nello studio si auspica che il lavoro venga esteso a tutti i Comuni delle provincie di Napoli e Caserta.

Per dare ancora maggior peso a questo studio e avere dati ancora più precisi, questa estensione è assolutamente necessaria. E’ di questa idea anche il Procuratore Generale, il quale svolge un’attività di coordinamento tra le varie Procure, quindi io sono assolutamente sicuro che si farà promotore di un’iniziativa per estendere questo monitoraggio anche ai territori di altri distretti che si trovano in situazioni analoghe. Basti pensare al circondario di Nola nel quale Acerra è uno dei territori dove maggiormente si è sentita questa problematica. I ricercatori hanno detto che solo per quanto riguarda le città di Caserta e di Napoli i parametri utilizzati per individuare gli indici di rischio non sono idonei. Penso anzi che sia necessario estenderlo anche alle province di Avellino e Benevento. E’ sicuramente un metodo che deve essere seguito e implementato nel futuro, cioè il monitoraggio costante del territorio che intervenga sui singoli siti per verificare lo stato della messa in sicurezza e delle bonifiche.

0 comment