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Trasporto pubblico, a Milano è pigliato un infarto

i risultati di una ricerca del PoliMi

by Luca Rampazzo
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Foto by ATM

 

So che appare un titolo forte, ma non voglio essere sensazionalistico. Sto solo rendendo in linguaggio giornalistico i risultati di una ricerca del Politecnico di Milano sul trasporto pubblico in città, che non se la passa molto bene. Ora, naturalmente, tutto è relativo. Ma relativamente a quindici anni fa, i mezzi di superficie deficitano. Questa deficienza ha cause ben precise. Due, in particolare: pochi autisti e una viabilità troppo “viscosa”. Questa viscosità è, anche, alla base di alcuni tipi di infarto. Ma partiamo dal primo punto.

Diventare autisti a Milano è estremamente difficile. Non per questioni di esame, leggi diverse (per una volta non abbiamo preteso di fare gli splendidi, non esiste, per ora, un codice della strada ambrosiano) o tignosità degli esaminatori. Ma perché, per qualche mese, si deve vivere con 900 euro al mese, più o meno. E contando che una stanza, non una casa, una stanza, in città non va sotto i 400 euro capite anche voi che la situazione è drammatica. L’Assessore Arianna Censi aveva garantito che la situazione si sarebbe normalizzata entro dicembre. Dicembre 2025, per l’esattezza. Siamo a giugno. Giugno 2026, sempre per l’esattezza. Non si è risolto nulla, perché nulla si può risolvere se ATM non inizia a fornire le case agli autisti come standard contrattuale.

Ma, secondo chi ha fatto lo studio, questo è il problema minore. Il primo è che circolare a Milano è difficilissimo. In senso piuttosto letterale: la velocità dei mezzi è troppo bassa. Questo richiede più corse, più autisti e più frequenza. Tutte cose che la scarsità di mezzi e autisti non consente di ottenere. Quindi si deve fluidificare il traffico. Già, ma come? Intanto capendo cosa sia andato storto, considerato che i milanesi hanno rinunciato in massa alle auto (cali a due cifre, per capirci) e questa giunta ha fatto qualunque cosa per rendere i mezzi alternativi alla macchina più attraenti. Chiaramente fallendo, come pare incontestabile dai numeri.

Il primo problema è che si sono allargati a dismisura i marciapiedi. Poi, visto che ancora le auto non erano sparite, si sono costruite, a fianco, delle piste ciclabili. Quelle di Corso Buenos Aires e Viale Monza sono esempi da manuale. Siccome tutto questo non bastava, si stanno eliminando i parcheggi. Nulla. La gente vede sempre più macchine e si domanda come sia possibile. È possibile, naturalmente, perché la gente non realizza che sta vedendo sempre le stesse macchine. Che ci mettono una vita ad arrivare ovunque, intasando le vie e bloccando i mezzi pubblici. Quindi, sì, i milanesi rinunciano alla macchina. Ma da fuori ne arrivano sempre di più e, comunque, c’è sempre un nuovo provvedimento per rendere peggiore la situazione.

Il risultato è che le metropolitane funzionano, il resto no. Solo che le metropolitane hanno il fastidiosissimo problema di essere molto costose, oltre a doversi muovere letteralmente in mezzo all’acqua, data l’altezza della falda. Naturalmente, potrebbe pensare qualcuno, potremmo aprire le arterie di traffico, riducendo i marciapiedi a grandezze ragionevoli, o spostandoci sopra le biciclette, tanto più che comunque le bici ci corrono lo stesso. Farlo, però, rischia di dover ammettere che il grande sogno di una città senza macchine sia non solo utopistico, ma direttamente dannoso da perseguire. E non è molto probabile che, sotto elezioni, qualcuno intenda davvero fare una simile ammissione

Soprattutto dalle parti della maggioranza. Quindi si va avanti così, tra un annuncio di assunzione di qualche centinaio di autisti e un report che spiega che non è cambiato nulla. A noi piace così, dopotutto.

 

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