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Un Paese non è un’azienda

by Flavio Cioffi
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In vista delle politiche di settembre, diamo uno sguardo veloce a quello che è successo a Palazzo Chigi dalle elezioni del 2018 ad oggi.

Politiche 2018 – Gli elettori si dividono, abbastanza equilibratamente, fra tre schieramenti: Cdx (263 seggi alla Camera e 138 al Senato); M5S (223 e 112); Csx (118 e 60). Le maggioranze necessarie erano di 316 e 161, quindi nessuna coalizione ha i numeri necessari per governare e partono le trattative.

Primo governo Conte. Dopo i mandati esplorativi affidati alla presidente del Senato – Casellati – per verificare la possibilità di un’intesa tra Cdx e M5S, e al presidente della Camera – Fico – per fare la stessa cosa con Csx e M5S, e l’incarico conferito a Cottarelli per portare il Paese a nuove elezioni, la paura fa 90 e a giugno 2018 nasce il cosiddetto governo gialloverde tra M5S e Lega. Presidente Conte, Vicepresidenti Salvini e Di Maio. Fa sostanzialmente solo due cose, però significative comunque le si giudichi: reddito di cittadinanza e quota 100. Il resto è fuffa o peggio. Durerà fino all’agosto del 2019, quando cadrà per scelta (ancora non del tutto chiara nelle motivazioni) della Lega.

Secondo governo Conte. Si insedia nel settembre 2019 il governo giallorosso, tra M5S e Csx, che vede ancora Conte presidente del Consiglio. Un giro di valzer che avrebbe fatto impallidire anche la DC di un tempo, Andreotti avrebbe preso appunti. Altro che Terza Repubblica. Ma esplode l’emergenza Covid e le cose si fanno drammatiche. L’Europa vara il Next Generation EU, da cui il PNRR. In questo quadro vengono certamente fatti molti errori, legati però essenzialmente all’eccezionalità globale della situazione ed al caos delle competenze in materia sanitaria, ma il Governo riesce in definitiva a tenere il carro per la scesa. Non basta: vuoi per cavalcare la protesta che monta (in parte spontanea, in parte pilotata), vuoi per partecipare alla gestione del PNRR, i partiti fanno saltare il Governo a inizio 2021.

Governo Draghi. Nasce il 13 febbraio 2021. Ci sono dentro praticamente tutti i partiti, tanto da farlo definire di unità nazionale. L’opposizione in Parlamento, senza la quale il sistema democratico non esiste, è assicurata sostanzialmente solo da Fratelli d’Italia. Draghi ha il compito di gestire la campagna di vaccinazione e il PNRR con le riforme connesse. Detta così sembra poco, in realtà è tutto. Draghi agisce da amministratore delegato in sintonia con l’Europa e con la Confindustria, non solo italiana. La sua azione, nonostante alcune défaillance proprio dei ministri tecnici scelti da lui, è pragmaticamente efficace e concede poco alla politica. Però nell’autunno 2021 si apre di più alle loro istanze, a detta dei maligni per essere eletto Presidente della Repubblica. Ci tiene molto, forse gli fu promesso quando accettò di formare il Governo, non ci riesce. A gennaio 2022 viene rieletto Mattarella. Ma il 24 febbraio scoppia la guerra in Ucraina e d’altronde la pandemia non è finita e c’è ancora molto da fare sul PNRR: Draghi deve andare avanti.

Crisi del governo Draghi – E’ storia recente e sappiamo tutti com’è andata. Ci saranno davvero conseguenze devastanti sulla gestione delle emergenze in atto e, quindi, sulle nostre vite? Saremo sul serio costretti a scegliere fra l’aria condizionata e la pace? E’ lecito dubitarne. Andare alle urne non è mai una tragedia e se ci fossimo andati prima ci saremmo magari evitati ben tre governi di fila a guida tecnica. A questo punto facciamo un concorso per scegliere il capo del governo. Certo, i partiti sono stati mossi solo da obiettivi elettorali, ma è il loro mestiere. Come fai a prendere voti domani se oggi dici no ai superbonus, al reddito di cittadinanza, ai tassisti, ai balneari ecc. e dici si ai rigassificatori, agli inceneritori, alle multinazionali, ecc.? Forse su tutti questi temi Draghi avrà pure ragione, ma la politica deve fare sintesi. Un Paese non è un’azienda (o almeno non dovrebbe esserlo).