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Una notte ai David, dove il cinema si racconta ma non intrattiene

by Flavio Cioffi
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Foto by Sky TG24

 

Anche quest’anno ci siamo messi davanti ai David di Donatello con le migliori intenzioni: attenzione ai film, agli ospiti, ai conduttori e via dicendo. Ma poi succede sempre la stessa cosa, dopo un quarto d’ora stiamo già scrollando il telefono, passando distrattamente da una rete all’altra. La sensazione è stata quella di assistere a due spettacoli diversi che faticavano a convivere. Da una parte il tentativo di celebrare il cinema italiano come grande racconto collettivo, dall’altra una macchina televisiva che non sempre è riuscita a trovare ritmo, tono e direzione.

La 71ª edizione, trasmessa dal nuovo Teatro 23 di Cinecittà, aveva tutti gli elementi per funzionare: il cinema italiano in una fase interessante, alcuni titoli forti, un immaginario ancora capace di esercitare fascino. Eppure, la serata ha alternato momenti riusciti ad altri più lenti, quasi dispersivi.

Alla conduzione, Bianca Balti e Flavio Insinna hanno incarnato due registri molto diversi. Bianca Balti ha portato eleganza, presenza scenica e una certa naturalezza davanti alla macchina da presa. Insinna, invece, ha scelto un tono più teatrale, iper-energico, spesso sopra le righe. Una conduzione che ha diviso il pubblico. Per alcuni calorosa e popolare, per altri eccessivamente enfatica, quasi fuori sintonia con il tono che una premiazione cinematografica richiederebbe.

Una delle cose più difficili alla guida di una serata così, è lavorare per sottrazione, non per addizione. Ed è esattamente ciò che qui è mancato. Troppe parole, troppe digressioni, troppe incursioni di personalità. Elementi che finiscono per spezzare il ritmo invece di sostenerlo. E soprattutto quel continuo richiamo alla sintesi rivolto ai premiati, quando la sintesi sembrava mancare proprio nei momenti centrali dello show.

Il risultato è una serata che a tratti si incarta da sola, e quel senso perenne di imbarazzo che investe anche chi osserva. Gli ascolti lo hanno confermato: il pubblico generalista appare sempre più distante da questo modo di raccontare il cinema.

Il momento più forte della serata è stato senza dubbio il discorso di Matilda De Angelis, quello che ha rotto davvero il tono della cerimonia grazie alla capacità di spostare il discorso dal glamour alla realtà concreta del cinema italiano. Premiata come miglior attrice non protagonista per “Fuori” di Mario Martone, De Angelis ha usato il palco per parlare della crisi profonda che attraversa il settore audiovisivo. Le sue parole sulle maestranze umiliate e sull’impoverimento culturale hanno dato voce a una tensione che aleggiava sulla serata.

In una cerimonia televisiva spesso lenta, il suo intervento ha portato qualcosa di imprevisto, un senso di urgenza reale. Ha ricordato che il cinema è anche lavoro precario, produzioni ferme, crisi economica e paura di scomparire. Parole che toccano il nervo scoperto del rapporto sempre più fragile tra cultura e politica. I David hanno mostrato ancora una volta quanto il cinema italiano oggi senta il bisogno di parlare non solo di sé, ma anche delle condizioni in cui esiste.

E forse è proprio questo il punto più interessante. La cerimonia continua a essere un evento un po’ irrisolto, oscilla tra momento glamour e assemblea di categoria, tra spettacolo televisivo e rito interno al mondo del cinema. Non ha la leggerezza degli show americani, ma neppure la radicalità di un evento davvero alternativo.

Al termine della serata, la presidente Piera Detassis ha annunciato prima il miglior film internazionale, “Una battaglia dopo l’altra”, e poi il miglior film dell’edizione, “Le città di pianura” di Francesco Sossai, che ha dominato con otto premi, compresi miglior film e miglior regia. Un risultato che ha sorpreso parte del pubblico, soprattutto considerando che titoli molto attesi come “La grazia” sono rimasti a mani vuote. In platea si è visto un Paolo Sorrentino piuttosto annoiato e deluso.

Tra gli altri momenti della serata, il David speciale a Ornella Muti. Sempre bellissima, sale sul palco e ritira il premio. Bianca Balti le chiede: “In quale ruolo ti senti più te stessa?”. E Ornella risponde: “A casa”.

Ecco, forse si potrebbe chiudere così.

 

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