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Vademecum amianto

by Giulio Espero
vademecum amianto

Il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA), che mette a rete il complesso delle 21 Agenzie per l’ambiente regionali e provinciali sotto l’egida dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), ha recentemente pubblicato il “Documento di indirizzo per la valutazione del rischio amianto nel SNPA” approvato a luglio.

Tale documento ambisce ad essere “una guida pratica, funzionale alla definizione di un approccio comune a tutte le Agenzie Ambientali per la valutazione e gestione del rischio amianto nei luoghi di lavoro, finalizzato alla tutela della sicurezza dei lavoratori e al controllo del corretto adempimento della normativa vigente in materia”. È stato elaborato da un apposito gruppo di lavoro coordinato da ARPA Basilicata e formato dalle ARPA di Toscana, Piemonte, Liguria, Bolzano e Puglia.

Poiché la legge attribuisce al SNPA compiti fondamentali come il monitoraggio dello stato dell’ambiente, il controllo delle fonti e dei fattori di inquinamento, l’attività di ricerca ed il supporto tecnico-scientifico agli Enti che hanno competenze in campo ambientale, appare evidente la necessità dell’ “aggiornamento degli indirizzi operativi contenuti nel Manuale Operativo per la Valutazione del Rischio Amianto nelle Agenzie Ambientali”.

Lo scopo è quello di:

– esporre e trattare i rischi connessi alla presenza di amianto, fornendo indicazioni sulla loro individuazione, eliminazione o riduzione;

– dare sistematicità a metodi e strumenti di prevenzione individuati, a partire dall’analisi delle esperienze maturate nel Sistema Agenziale.

L’esigenza di addivenire ad una omogeneizzazione dei processi rimane uno standard imprescindibile del documento, atteso che “la valutazione della strutturazione interna di diverse Agenzie in merito al tema amianto, ha messo in evidenza una generale disomogeneità organizzativa e procedurale, legata all’esistenza di centri regionali o poli specialistici collocati nelle Arpa, a diverse ripartizioni dei compiti con le Aziende Sanitarie Locali ed infine a specificità territoriali ed antropiche (ad esempio zone con amianto in natura, importanti siti in bonifica per l’amianto, ecc.) che hanno inciso su consistenza e variabilità delle attività condotte”.

Ricordiamo, prima a noi stessi e poi ai nostri lettori, che l’amianto è un minerale presente in natura, sotto varie forme, in diverse zone del pianeta. Fu largamente impiegato in passato grazie alle proprietà termoisolanti e fonoassorbenti, alla resistenza agli agenti chimici e all’abrasione ed all’usura termica e meccanica, alla facilità nel legarsi con materiali da costruzione (calce, gesso, cemento) e con alcuni polimeri (gomma, PVC) e infine al basso costo. In letteratura sono documentati addirittura circa 3.000 diversi impieghi dei diversi tipi di amianto. La struttura fibrosa che conferisce all’amianto le importanti proprietà tecnologiche citate è altresì responsabile, da un paio di decenni ce ne siamo accorti, della nocività per la salute di questi minerali la cui potenziale pericolosità è determinata dalla caratteristica di elevata sfaldabilità e dal conseguente rilascio di fibre inalabili aerodisperse nell’ambiente.

La necessità di individuare, classificare, bonificare (rimozione o incapsulamento) e smaltire amianto è diventato un importante leitmotiv delle politiche ambientali di tutto l’Occidente. Ben venga quindi un vademecum che prima di tutto formi e indirizzi gli operatori ed i tecnici delle Arpa.

Anche se il vizio, tutto italico invero, di lasciar prima proliferare inutili regionalismi e poi intervenire centralmente con provvedimenti di uniformazione, è davvero duro a morire.

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