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Visita alla casa e museo Ortega nel Cilento

by Anita Ferraioli

 

Alle pendici del monte Bulgheria, a Bosco (frazione del comune di San Giovanni a Piro), si trovano la casa e museo dedicato al pintor Josè Ortega, allievo di Picasso. Nel piccolo e intimo borgo il pittore spagnolo (Arroba de los Montes, Mancha, 1921 – Parigi, 1990) trascorse gli ultimi venti anni della sua vita. Esule durante la dittatura franchista, fermo oppositore al regime e strenuo sostenitore della difesa della libertà di manifestazione del pensiero; convinzioni che pagò con il carcere e l’esilio lontano dall’amata Spagna.

 

 

JOSÈ GARCÌA ORTEGA è stato tra i primi a proporre il simbolismo grafico e tra i principali fautori del realismo sociale spagnolo: movimento artistico il cui focus era l’attenzione e l’indagine sulle condizioni sociopolitiche della classe operaia. Nato nella zona de La Mancha, trasferitosi a Madrid da ragazzino iniziò a frequentare circoli antifranchisti. Da esule visse prima in Francia poi a Matera e successivamente in Cilento, qui decise di rimanere perché il luogo, gli abitanti e i colori del paesaggio richiamavano la sua Spagna. “Sto bene con voi, perché qui ho trovato un’angoscia ed una miseria che sono quelle della mia gente. Perché i colori sono quelli della mia terra. Sono rimasto perché la pelle dei braccianti è scura e secca, come quella dei contadini spagnoli.” Ortega è stato narratore del mondo rurale: dedicò il suo lavoro agli “ultimi” rappresentando la fatica e l’oppressione dei contadini, lavoro quale “espressione di contenuto rivoluzionario” con cui denunciava al mondo la condizione e le sofferenze del popolo.

 

 

MUSEO ORTEGA. L’edificio (ex istituto scolastico sito in piazza Santa Rosalia e adibito a museo dopo i finanziamenti stanziati dall’Ente Parco del Cilento) dal 2011 ospita la mostra permanente del pintor. La disposizione espositiva delle opere ripercorre la narrazione e il percorso artistico del pittore spagnolo; nessuna di esse è avulsa dal contesto narrativo, il che conferisce un valore semantico d’insieme. Al piano terra troviamo la mostra “Segadores” in cui Ortega raffigura i contadini come macchine, mostra come si trasforma e disumanizza l’aspetto dei braccianti durante il lavoro nei campi. Al primo e secondo piano si susseguono pannelli in cartapesta (tecnica appresa durante il suo periodo materano) dai colori forti in cui predominano il giallo, il rosso intenso iconografico del sangue versato dai civili spagnoli e della passione, il blu del pugno e della rivolta e il nero fascista. Le scelte cromatiche non sono mai casuali, ogni colore usato assume valore simbolico; per Ortega “l’arte non è un passatempo ma una necessità di legge morale, di ordine etico”, le sue opere sono un costante invito all’impegno civile. Al terzo e ultimo piano vi sono 10 litografie – “Decalogo para la democracia española”, Madrid 1976 – con cui Ortega manifesta in modo chiaro la negazione della dittatura, l’invito costante a perseguire la propria libertà di pensiero e azione e l’esaltazione della democrazia.

 

 

CASA ORTEGA. Sempre a Bosco, poco distante dal museo, si erge l’abitazione dell’artista dove visse nel silenzio introspettivo del luogo. La casa è ancora abitata dalla famiglia, qui il dottor Nicola Cobucci, amico del pintor, con emozione e trasporto spende tutte le sue energie per far comprendere l’indole di Ortega. Come le sue creazioni anche la casa esprime verità ed essenzialità; nelle stanze sono distribuiti e sapientemente collocati pannelli di raffigurazioni in cartapesta, i suoi libri e i colori che creava e usava per dipingere – “tutto è come l’aveva lasciato” – specifica il dottor Cobucci. Nella sua pittura antropocentrica Ortega raffigura gli uomini sfruttati, stremati dal lavoro, denutriti, scarni e dal corpo deforme. Il suo scopo era imprimere una tale forza alle immagini da sollecitare le coscienze della società.

In quell’ideale – utopico – di giustizia sociale Ortega lascia spazio alla speranza verso un futuro migliore e fiducia nella vita; tutto incredibilmente e tristemente attuale.

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