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Bonifica di Bagnoli ferma. Colpa dei giudici, anzi no

by Lucia Severino


Si è parlato della bonifica di Bagnoli e del futuro dell’area, ieri al Circolo Ilva nell’ambito delle iniziative del Sabato delle Idee.

Occasione di confronto significativa non foss’altro che per la presenza, tra gli altri, del Commissario di Governo, Floro Flores, e dell’amministratore delegato di Invitalia, Domenico Arcuri. Ma se qualcuno si aspettava novità concrete è rimasto deluso.

Arcuri, che ha la responsabilità dell’attuazione degli interventi, ha dichiarato che la bonifica “non è un problema di soldi ma di tempi”. Più precisamente “la bonifica potrà essere effettuata quando l’area verrà dissequestrata … la giustizia il suo corso l’ha fatto … e ora?”

Quindi i finanziamenti per l’intera bonifica sono disponibili? Non ci risulta. Il dissequestro è stato formalmente chiesto? Non ci risulta neanche questo. In ogni caso il 40% delle aree sono disponibili, a che punto è la relativa bonifica? Facile buttare la palla fuori campo e dare la colpa agli altri, però è sempre la solita solfa.

Il neo Commissario Floro Flores, dal canto suo, ha detto che una volta acquisita la VAS (la Valutazione Ambientale Strategica da parte del Ministero dell’ambiente) si potrà “cominciare a operare sull’area Eternit che è libera da sequestri … e la parte sedimenti marini, si tratta di mettere a posto tutta la rete idrica e quindi tutta la parte di barriera idraulica per la pulizia delle acque … ma se dimostrassimo al Tribunale che abbiamo tutti gli elementi per poter procedere rapidamente anche sulle aree sequestrate ce le liberano subito”.

Alla domanda specifica in ordine alla tempistica di presentazione delle relative richieste ha risposto che “le facciamo in maniera sequenziale, man mano che abbiamo tutto pronto, è stata vinta la gara e può venire l’azienda a lavorare, quello è il momento che tu vai al Tribunale e gli chiedi la disponibilità dei terreni”.

Della serie: non è la magistratura il problema, non siamo ancora pronti, non sappiamo quando lo saremo e se venissero dissequestrate oggi le aree non sapremmo cosa farcene. Questo si che ci risulta, ma è disarmante.

La vicenda dell’approvazione del PRARU (il Programma di Risanamento Ambientale e di Rigenerazione Urbana), che non è ancora “un piano sottoscritto e condiviso da tutte le istituzioni” come ha affermato l’assessore comunale all’urbanistica Piscopo, e men che meno dalle associazioni presenti sul territorio, finisce per essere questione secondaria. Se non si fa la bonifica, di che si parla?

Infatti, i comitati chiedono sostanzialmente: risorse economiche, tempi definiti, bonifica e tutela della salute. Non ci sembra che abbiano ottenuto risposte.

Il presidente dell’Unione industriali Vito Grassi ha ben ragione quando sostiene che “questo è stato un esempio negativo per 25 anni per dire come non si lavora per riqualificare un territorio” e nel sollecitare gli interventi sui terreni non sequestrati. Ha ragione anche quando crede che oggi “ci siano le condizioni per avere un normale iter di progettazione territoriale”?

Bisogna fare la bonifica subito. Tutto il resto è noia.

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