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25 aprile, partecipare consapevolmente

by Piera De Prosperis
25 aprile

25 aprile 1945/25 aprile 2021 sono passati 76 anni da quando l’Italia si è liberata dall’oppressione fascista e nazista. Era un’altra epoca con un modo di pensare, di vivere e di essere nel mondo che dire altro rispetto al presente è dire poco. E non è solo la pandemia attuale ad avere creato un prima e un poi. Sono proprio i valori che celebriamo in questo giorno che hanno avuto nel tempo una declinazione diversa. In quel giorno di tanti anni fa il CLNAI (comitato di liberazione nazionale alta Italia, di cui faceva parte anche Sandro Pertini), deliberò un ordine di insurrezione generale nei territori ancora occupati dai nazifascisti. Solo qualche giorno prima, il 19 aprile, la stessa organizzazione aveva diffuso sui quotidiani un chiaro messaggio: “Arrendersi o perire”. La sera stessa del 25 aprile, Mussolini tentò di scappare da Milano. Solo due giorni dopo fu catturato dalla 52esima Brigata Garibaldi. Il giorno seguente fu processato e fucilato. Gli americani entrarono a Milano il giorno dopo e il 1° maggio a Torino. A quel punto, tutta l’Italia settentrionale era stata liberata. L’Italia meridionale era già libera dal 1943, a seguito delle Quattro giornate di Napoli. Poco meno di un anno dopo, il 22 aprile del 1946, il governo italiano guidato da De Gasperi stabilì che il 25 aprile sarebbe stata “festa nazionale”.

Per quell’Italia di 76 anni fa i valori della libertà, della speranza in un mondo senza oppressione, di fiducia nel fatto che anche una situazione apparentemente disperata potesse essere capovolta con l’aiuto di tutti, mossero giovani e meno giovani a sollevarsi. Il tempo ed il covid hanno in gran parte spento quelle voci, quei volti che la memoria storica di tante associazioni cerca di tramandare ai giovani di oggi. Gad Lerner, in collaborazione con Laura Gnocchi e con tanti volontari, ha raccolto 500 contributi filmati che sono confluiti sul sito noipartigiani.it, i meno vecchi hanno 90 anni.

La libertà che dovremo celebrare il 25 aprile 2021 è la libertà di partecipare consapevolmente. Oggi più che mai libertà non vuol dire libertà di perseguire i propri interessi particolari, la libertà è il diritto di partecipare. Alle vicende politiche, sanitarie, sociali e non solo italiane. In un mondo globalizzato essere cittadino libero vuol dire saper usare la propria libertà, facendosi sentire nel rispetto degli altri, accettando quello che la volontà democratica ritiene sia la cosa migliore per la collettività. Anche per questo, il rispetto della libertà di essere diverso dovrebbe essere, oggi, un valore acquisito. E invece, ad esempio, la discussione in Parlamento sulla proposta di legge Zan non è stata ancora calendarizzata. Il testo ha lo scopo di contrastare le discriminazioni fondate su orientamento sessuale, identità di genere e disabilità, per assicurare maggiore tutela ad omosessuali e transessuali, vittime di episodi di violenza fisica e verbale. La società civile si è mossa in nome di quella libertà di essere diverso. Papa Francesco con la frase Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla? ha saputo essere tanto più avanti dei nostri politici. Resta il fatto che ancora oggi per noi la libertà è un contenitore da riempire.

Il 25 aprile 2021 deve essere la declinazione del messaggio di resistenza: tenere duro e resistere, alla luce del difficile momento che stiamo vivendo. Forse con un nemico esterno che si vede e con cui si combatte, anche sanguinosamente, il concetto di resistenza appare più immediato. L’avere a che fare con l’invisibile, l’infinitamente piccolo ed infinitamente subdolo crea più insofferenza, incertezza e difficoltà di ascolto e condivisione delle scelte politiche. Perché questo concetto non si annulli con il passare del tempo, esso va coniugato con l’altro grande valore del passato: memoria. I virologi ci predicono nuove prossime pandemie alla luce dell’alterato rapporto uomo/natura. L’attuale esperienza deve quindi diventare quella memoria imprescindibile perché gli eventi non si ripetano più nella stessa tragica modalità.

Sono passati 76 anni ma c’è ancora tanto da fare. Il 25 aprile non è stato un punto di arrivo ma un punto di partenza per un percorso che deve essere lastricato più che di buone intenzioni, di solide e resistenti pietre d’inciampo. A ricordo non soltanto delle vittime di deportazioni ma delle vittime dei nostri errori nell’usare erroneamente i valori che la festa della Liberazione ci suggerisce. Solo così può avere senso celebrare il 25 aprile 2021.

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