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Aridatece la Dad

by Piera De Prosperis
DAD

La serie Sky Ragazzi interrotti che va in onda all’interno di tutte le principali edizioni del tg racconta la vita della generazione Dad. Ragazzi interrotti nel loro normale sviluppo di studenti medi dalla incredibile vicenda della pandemia che, sulla scuola, ha avuto ricadute paradossali e schizofreniche. Apertura, chiusura, apertura, chiusura, in un altalenante e parossistico carosello in cui i genitori, i ragazzi, le istituzioni scolastiche e politiche hanno assunto ruoli spesso contraddittori.

I ragazzi protagonisti di questa serie sono studenti di varie regioni, di varia età e tipologia di studi. Di cosa parlano? Vi è in tutti l’urgenza di raccontarsi, di sedersi su una poltrona e parlare di sé dal vivo, rivelando l’impatto della Dad sulla loro quotidianità. Più in generale, dell’importanza della scuola nella loro vita. Gli studenti delle superiori sono stati privati degli ultimi due anni del loro percorso, forse i più importanti e divertenti, come è nel ricordo di ogni adulto.

Quindi ora che ci sono le riaperture graduali ma inesorabili, il mondo degli alunni dovrebbe trarre un sospiro di sollievo. E invece ora vogliono la Dad. Troppi rischi, troppi nodi irrisolti. Nei mezzi di trasporto la capienza è tale da non poter evitare gli assembramenti, gli ingressi a scuola sono difficili da contingentare, le aule non consentono una distanza di sicurezza tra i banchi. Insomma, gli stessi problemi con cui avevamo riaperto a settembre. Ovviamente ora le vaccinazioni rappresentano lo scudo sanitario più efficace, si procede con rapidità anche se non ancora al massimo della potenzialità. Forse Draghi in questa accelerazione per le riaperture ha voluto dare un segnale di efficienza.

Tuttavia è notizia recente che da un capo all’altro della città di Napoli i contagi nelle scuole aumentano. Il liceo Umberto ha una classe in quarantena, con relativi docenti che lavorano in Dad con le loro classi in presenza. A Scampia, al 58esimo circolo didattico, un gran numero di genitori ha presentato certificazioni attestanti la presenza di parenti fragili in casa e quindi la necessità per i loro figli di un ritorno in Dad. I sindacati della scuola chiedono che si faccia chiarezza sui numeri. All’altro lato, l’Associazione Scuole Aperte plaude al ritorno alla pseudonormalità ed attacca gli interessi corporativisti dei sindacati della scuola.

Siamo ad un mese dalla fine dell’anno scolastico. Il ministro Bianchi aveva pensato di far continuare la scuola fino a fine giugno. In realtà gli scrutini già sono stati calendarizzati e di questa idea non si parla più. Perché riapriamo? Perché i ragazzi ricuciano quell’interruzione e si salutino a fine anno. Un abbraccio finale vero di arrivederci o di addio. Mi sembra che questa scelta, se dettata davvero da motivi sentimentali, nasconda solo un abbraccio pericoloso. Tornare a scuola per compiti ed interrogazioni finali? Ci sono docenti che già hanno promesso una sfilza di verifiche, dato che farle in Dad è praticamente impossibile. Ricordiamo il tristissimo episodio della ragazza bendata perché non falsificasse l’interrogazione.  A questo punto, almeno per le superiori sarebbe più saggio arrendersi all’evidenza. Ma quando, durante la Guerra, le scuole erano ovviamente chiuse e le università deserte, chi mai pensava che fosse necessario rientrare in classe? Ora almeno la Dad ha sopperito a delle assolute mancanze, i famigerati programmi sono stati più o meno svolti. L’anno prossimo, a settembre, si potrebbe iniziare con serietà, sicurezza e voglia di fare bene. Soprattutto cercando di recuperare gli alunni che hanno avuto più difficoltà sia tecniche che di concentrazione nello studio. Noi adulti dovremmo dimostrare di aver capito i danni della pandemia e di saperne gestire il dopo, invece di comportarci in maniera ondivaga e incerta che è la maniera più diseducativa di rapportarsi agli adolescenti.

I nostri ragazzi saranno pure interrotti ma meglio così che vittime.

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