In un affollato e partecipato incontro, svoltosi nella libreria La bottega delle parole di San Giorgio a Cremano, l’autore Gianni Santarpino ha presentato la sua ultima fatica letteraria: Un amore ai tempi di Tiberio. Ovvero Kronos o Kairos? Ultima in ordine di tempo, dato che di lui conosciamo altri testi che sono collegati da un unico fil rouge rappresentato dall’ambientazione: Napoli nel I sec. d.C. Ricordiamone i titoli: Quattro novelle neapolitane. A spasso nella terra del fuoco e delle sirene / Nel nome di Euno. Un detective per caso nei Campi Flegrei del I secolo d.C. / Un giallo ai tempi di Tiberio: Complotti, trame di potere e cadaveri eccellenti nel I secolo d.C.
Romanzi storici, dunque, che nel corso della produzione hanno ristretto e focalizzato il campo di studio, di indagine e di creatività narrativa al tempo di Tiberio che dal 14 d.C., anno della successione ad Augusto che lo aveva adottato, e fino al 37 d.C., anno della morte a Miseno, governò l’impero in maniera contraddittoria. Tacito ne traccia un ritratto fosco, sia da un punto di vista psicologico che politico, ma lo storico latino era fortemente condizionato dalla pubblicistica senatoria. Perché allora il nostro Santarpino ha scelto proprio questo periodo per ambientare i suoi romanzi? Il collegamento con il presente è sotto gli occhi di tutti: brutalità, violenze, il potere in mano a politici squilibrati. A questa considerazione si aggiunge, però, un’altra riflessione. Durante il regno di Tiberio, Napoli e le sue isole divennero il vero centro politico dell’Impero Romano. Capri, Ischia, il litorale campano divennero luogo di delizie con terme e residenze di illustri personaggi che ruotavano intorno alla corte. Fatte salve le dovute differenze storiche, accadde ciò che nel XVIII sec. avverrà per l’area vesuviana con la villa reale di Portici e le splendide residenze del Miglio d’oro.
Senza contare che, come hanno dimostrato i recenti ritrovamenti archeologici per i lavori della Metro, a Napoli già dal 2 d.C. si svolgevano i Giochi Isolimpici (Italikà Romaia Sebastà) ogni quattro anni, con gare ginniche che comprendevano corsa, lotta, pugilato, pentathlon ma anche gare artistiche di canto e recitazione. Nella presentazione dell’ordito letterario del suo testo, Santarpino ha evidenziato il grande amore per la città, la più greca dell’Occidente, dove i figli dei ricchi pagavano precettori del luogo per imparare il greco, non potendosi permettere il Grand Tour ad Atene. Studio, approfondimento, passione sono elementi caratteristici della scrittura di Santarpino, fortemente documentata e ricca di spunti su cui riflettere in una prospettiva fertile tra passato e presente.
Ma veniamo alla trama. La storia d’amore tra Nestore, un precettore alessandrino, e Idris, una ex prostituta, si svolge tra alti e bassi. Un’apparente serenità familiare ed un tormento interiore che porta a scelte di vita inaspettate. A voi leggere il prosieguo, qui non ci sono spoiler. Tuttavia preannunciamo che all’interno della storia un peso determinante hanno due termini: Kronos e Kairos (che compaiono nel titolo) che per i greci rappresentano due modi differenti di intendere il tempo. Le lingue classiche, specie il greco, riflettono nella scelta lessicale la sfumatura di significato diversa: Kronos è il tempo continuativo, il trascorrere delle ore; Kairos è il momento giusto, quell’occasione che bisogna cogliere per non pentirsi in un secondo momento. Ad essi si aggiunge l’aion, l’eterno presente, quello dell’otium che solo gli dei sanno e possono misurare. Kronos e Kairos ci appartengono: il primo per pianificare la nostra esistenza, il secondo per agire, quando ne siamo capaci.
La struttura del testo riflette l’impianto anche didascalico dell’autore. Quarantanove capitoli di breve ma intensa durata, un glossario che ci aiuta ad addentrarci nel mondo linguistico e sociale della Napoli greco-romana, un discorso piano e scorrevole, caratterizzato da sequenze dialogiche che animano e vivacizzano la narrazione dandole un ritmo dinamico.
Chiudiamo con un ritorno all’esergo che sintetizza il tema e lo spirito dell’opera: Nella vita come nell’amore “Il segreto della felicità è la libertà, e il segreto della libertà è il coraggio” (Tucidide, La guerra del Peloponneso, libro II). Felicità è libertà di vivere secondo la propria coscienza, di esprimere il proprio pensiero, ma ciò è possibile solo se c’è il coraggio di non piegarsi, di restare umani quando il mondo si disumanizza. Era vero ai tempi di Tiberio ma lo è ancora di più oggi in questo mondo impazzito.
Un amore ai tempi di Tiberio, ovvero Kronos o Kairos ci invita a riflettere anche su questo. Da non perdere.
