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Dead man walking. Lui Keith Starmer, versione modesta di Blair, pare non rendersene conto: più che azzoppato rischia di venir sostituito dall’interno del Labour party. Che subisce una disfatta storica nelle elezioni regionali, dove i dati già parlano di 1800 consiglieri persi a vantaggio di Farage, Verdi e liberali. Intanto Galles e Scozia annunciano un’altra batosta.
E’ la fine del bipolarismo con i conservatori, malgrado il maggioritario britannico. A riprova della leggerezza dei politologi nostrani, che ci hanno raccontato che i sistemi elettorali sono la panacea della “democrazia decidente”. Altra definizione sbagliata fatta propria anche a sinistra. E invece sono i processi politici e sociali a marcare il destino degli stati. E la governabilità dipende da blocchi sociali e consenso, e da partiti e alleanze in sintonia con essi. Non già da astruse ortopedie istituzionali, un tipico tic conservatore e autoritario populista, introiettato dalla sinistra in questi anni!
Bene. La GB si ribella. All’inflazione, agli extra costi, alla desertificazione industriale, e a guerra e riarmo. Come con la Brexit, torna a chiudersi contro l’immigrazione. E mentre il Labour galleggia e brandisce l’Europa in chiave liberista e militare industriale – non certo sui diritti e sul welfare – il malessere spinge Farage verso il 28%. Un inedito primato populista il suo, che farà la differenza piegando a sé i conservatori. Sintomatica la posizione del leader di Reform Uk sulla guerra: “colpa di Putin ma è stata innescata dalla NATO”. Dunque? “Niente volenterosi a Kijv e riarmo solo in chiave britannica e non di Europe Rearm Readiness”. Dice Farage. Cioè, difesa nazionale al 2,5-3% pil. Senza aiuti a Kjiv. E la pace? “Tregua e spartizione se Putin accetta di fermarsi”. In altri termini, Farage da destra chiede a Euro NATO di riconoscere gli errori commessi, nonché di ammettere le ragioni russe pur nella netta condanna a Putin. Mentre sulla NATO Farage resta ambiguo, perché continua a parlare di garanzie NATO per Ucraina, senza spiegare se esterne o con Kijv nella NATO.
Sta di fatto che pur tra ambiguità e confusioni, la nuova destra populista vincente in Gran Bretagna si è fatta paladina della pace in Europa, benché poi appoggi a corrente alternata gli strike di Israele e Trump, per poi rimangiarsi di continuo quel che dice. A seconda del prezzo del petrolio. Non è dissimile in questo Farage da Giorgia Meloni. Pacifista e trumpista a seconda dei momenti. Ma Farage oggi dall’Ucraina vuole uscire, e su questo stravince contro i laburisti armati contro la Russia.
E’ un segnale anche per l’Italia che vota tra un anno. Vale a dire: Meloni Trumpista e “pacifista” che fa la giravolta per tregua, acquisti di gas russo, e spartizione in Ucraina. Perciò il campo largo è avvisato. Senza una iniziativa autonoma e una sintesi politica di pace e sicurezza con la Russia, la destra rischia di tagliare l’opposizione come il burro. Per non parlare di Rearm Ue, che la destra vota in Europa ma non attua come pure per il rigore di bilancio. In conclusione. Su tutto questo come “contenuto di programma” la destra di governo ha davanti una autostrada. Mentre l’opposizione divisa, fin qui ancora e solo un vicolo cieco e indeciso.
