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L’approccio One Health in Campania

danno ambientale e impatto sulla salute umana

by Redazione
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Il 5 giugno scorso, presso l’Auditorium dell’Ordine dei medici di Napoli, si è tenuto un convegno dal titolo “One health: danno ambientale e impatto sulla salute umana” che ha visto la partecipazione di qualificati relatori che si sono alternati in due sessioni. La prima ha trattato aspetti prevalentemente ambientali, la seconda invece ha riguardato tematiche di tipo sanitario.

Nell’ambito dalla prima sessione il dott. Claudio Marro, Direttore Tecnico di Arpa Campania, ha presentato una interessante relazione dal titolo “La qualità dell’ambiente in Campania: approccio one health”. Nella sua relazione il Direttore Marro ha comunicato che sul sito agenziale è pubblicato il rapporto sullo stato dell’ambiente (RSA) che prende in esame le aree tematiche alle quali afferiscono i principali fattori in grado di influenzare la qualità delle matrici ambientali: Aria, Acqua, Suolo, ecc.

Durante la presentazione, Marro ha focalizzato l’attenzione su tre matrici: aria; acque sotterranee, con riferimento alla problematica Tetracloroetilene (PCE); suoli agricoli nei 90 comuni della Terra dei Fuochi.

Relativamente alla qualità dell’aria, essa viene monitorata da Arpac attraverso 42 stazioni fisse e 5 mezzi mobili ed oltre 300 misuratori, 365 giorni all’anno, 24 ore su 24. Una delle criticità maggiori riguarda il PM10 che mostra una certa sofferenza in determinate aree, come l’agglomerato Napoli-Caserta, a causa della registrazione dei superamenti dei valori limiti giornalieri e più raramente di quelli medi annuali delle concentrazioni di polveri sottili.

 

 

Dalla lettura dei dati dell’inventario delle emissioni in atmosfera emerge che il 75% circa delle polveri sottili provengono da 2 macrosettori, ovvero dagli impianti di combustione non industriali (sostanzialmente gli impianti di riscaldamento) e dai trasporti, sui quali quindi occorre concentrare le misure e le azioni nei piani di risanamento della qualità dell’aria.

Il relatore, inoltre, ha rappresentato che attualmente il 6% della popolazione campana (circa 330.000 abitanti) è esposto ad una concentrazione media annua di PM10 tra i 30 ed i 40 µg/m3 che pur se non costituisce un superamento del valore limite di 40 µg/m3, rappresenta comunque un campanello di allarme atteso che nel 2030 una direttiva europea di recente emanazione (n.2881/2024) ha dimezzato tale limite. Ne consegue che dal 2030, persistendo l’attuale criticità per le PM10, le misure di risanamento che oggi scattano al superamento del valore 40 µg/m3 vanno adottate al superamento del valore 20 µg/m3, che oggi interessa l’87% (circa 4,8 milioni) degli abitanti campani. Facendo una interpolazione (molto semplificata) dei dati relativi al PM10, emerge che i comuni più esposti a concentrazioni di PM10 superiori a 30 µg/m3 son quelli dell’area nolana (con al centro il comune di S. Vitaliano) e i comuni intorno ad Aversa (CE) oltre che alcune aree della città di Napoli.

Passando alla problematica Tetraclorotilene nelle acque sotterranee, il relatore ha chiarito che Arpac monitora, annualmente, tale inquinante in quasi 300 pozzi e che il fenomeno è ben noto da anni. Infatti, i corpi idrici campani raggiungono lo stato di qualità “Buono” nell’86% dei casi. Per la restante parte si riscontrano superamenti dei limiti delle concentrazioni di sostanze inquinanti riconducibili prevalentemente alle attività industriali (tra cui il PCE) e ad alcune attività agricole e di allevamento con particolare riferimento alla presenza di nitrati.

In questo caso, sempre effettuando una interpolazione molto semplicistica (passando da un dato puntuale ad un dato spaziale) dei dati ambientali disponibili e con tutti i limiti del caso, si può ritenere che circa un milione di abitanti campani siano interessati (non esposti) a tale problematica e le aree più critiche riguardano proporzionalmente tutte le provincie.

Relativamente ai terreni agricoli della Terra dei Fuochi, attualmente sono stati interdetti alle coltivazioni 80 ettari circa, a causa della presenza in concentrazioni superiori a valori di riferimento di certi inquinanti (metalli pesanti, IPA, PCB, Diossine).

In questo caso, atteso che nessun prodotto agricolo è mai risultato non conforme e considerato che i terreni sono effettivamente non coltivati, si ritiene molto difficile stimare la popolazione effettivamente esposta agli inquinanti.

Infine, il dott. Marro, sovrapponendo le aree del territorio regionale esposte o interessate alle tre criticità prime enucleate (qualità aria, qualità acque sotterranee PCE e qualità suoli) ha formulato una proposta di lavoro e un percorso metodologico da elaborare, perfezionare e sviluppare per individuare la popolazione o le aree maggiormente da attenzionare per indagini epidemiologiche.

L’approccio One Health, che nasce dalla necessità di affrontare sfide globali con una visione unitaria e collaborativa riconosce come la salute dell’uomo, degli animali e dell’ambiente siano profondamente interconnesse.

Se è vero che c’è questa interconnessione, ne deriva che per raggiungere la salute globale bisogna considerare un ampio spettro di determinanti che influenzano o impattano sui bisogni delle popolazioni più vulnerabili sulla base dell’intima relazione tra la loro salute, la salute dei loro animali e l’ambiente in cui vivono.

 

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