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In un mondo che si incendia ed incendia

Non è più il tempo dell’indifferenza e dell’ignoranza

by Giovanni Squame
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Foto by Legambiente

 

Con mesta riflessione prendiamo atto che siamo in un mondo che si incendia ed incendia. Si incendia nelle aree mediorientali con il colosso americano che minaccia ogni giorno la guerra, ed infine la fa, e nelle molte guerre locali che sfuggono al racconto dei mass media; e incendia, distruggendo verde, boschi, parchi urbani di cui si hanno notizie frammentarie e poco evidenti sui mezzi di comunicazione di massa.

L’aumento delle temperature ha colto impreparato l’uomo che, malgrado in allarme, continua a consumare suolo e a calare mostri cementizi. Un radicale cambio di prospettiva non si prospetta a breve, l’incertezza sul da farsi regna sovrana e la rinuncia al cemento non sarà facile. Intanto il mondo continua a bruciare e le nostre città sono erose da temperature eccezionali inattese. Il tempo per decidere e fare è limitato. Fenomeni sempre più estremi ci colpiscono, nello stupore inerte dell’uomo. Dalla semplice visione in tv dei disastri naturali alla esperienza diretta, la psiche ne soffre e i danni sono ora reali e toccati con mano.

Riprogettare subito l’assetto urbano delle città è ormai una necessità indifferibile. L’uomo soffre ed è vittima degli eventi estremi: inverni distruttivi ed estati invivibili. Ampliare le aree boschive, non basta l’aiuola nelle città o al loro limitare, non è più “un lusso”. Le amministrazioni locali devono agire subito, ma non alla rinfusa, bensì nel quadro di un piano nazionale non più rinviabile e di certezza di risorse. La sensibilità delle singole amministrazioni locali è importante ma occorre con urgenza il piano nazionale del verde e dei rimboschimenti, sfruttando risorse europee e incrementando la voce apposita del bilancio nazionale. E occorre superare, come accennato, lo scetticismo dei più e arginare la spinta al costruito che è ancora forte.

Il business del cemento ed in genere dell’industria edile è ancora importante, attira capitali e rende bene utili e profitti consistenti. Si può dimostrare che anche le politiche del verde sono remunerative: il capitale privato, accanto a quello pubblico, può rendere un grande servizio al paese. E’ utopia pensare che basti il solo capitale pubblico, che tra l’altro ha lentezze burocratiche che ne frenano l’utilizzo immediato. Per questo va reso attrattivo il capitale privato, anche con politiche incentivanti. E assumere decisioni pubbliche rilevanti: sensibilizzare l’attenzione dei decisori politici, aiutandoli a comprendere che i mutamenti climatici sono irreversibili e rendono la vita quotidiana sempre più complessa e problematica.

La loro gestione atta a ridurre gli effetti negativi sulla natura e sull’uomo richiede competenza e professionalità; nuove figure professionali sono necessarie, al servizio degli enti titolari della gestione del territorio (gli enti locali, lo Stato). Nuova consapevolezza devono esprimere i governi dei territori, quella di chi sa che i cambiamenti climatici hanno effetti qui ed ora e non solo nelle lontane terre dei continenti distanti da noi. Le tragedie del maltempo e delle estati roventi non sono più un fenomeno da vedere in tv spendendo qualche parola di conforto per quelle genti, sono la dura realtà dei nostri giorni, da cui bisogna difendersi non solo quando accadono ma ponendo in essere politiche della prevenzione e della sicurezza su vasta scala. La natura si può domare quando si ha consapevolezza della genesi dei fenomeni, non solo da parte degli specialisti, ma diffondendo tra la popolazione nozioni e informazioni chiare e impartendo lezioni sui comportamenti collettivi da tenere nel corso degli eventi naturali “distruttivi”.

Ora è il tempo in cui tutti dobbiamo essere “ecologici” e avere comportamenti conseguenziali. Non è più il tempo dell’indifferenza e dell’ignoranza. Il pericolo più grande è il clima che “impazzisce” e l’uomo deve essere misurato e preparato. Solo così si può salvare la propria vita e la vita collettiva. Ora c’è bisogno della consapevolezza che siamo tutti figli di questa terra che dobbiamo salvare per salvar noi e la vita che verrà.

 

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