Foto by Ministero dell’Interno
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La recente (18 giugno) “relazione sulla terra dei fuochi” della Commissione parlamentare di inchiesta comincia con una inquietante valutazione: “le modalità di smaltimento illecito si sono evolute nel corso degli anni, evidenziando nuove gravi criticità”.
Ossia:
- “gli incendi negli impianti di trattamento (…) si sviluppano all’interno di aziende formalmente autorizzate al trattamento dei rifiuti. Molto spesso, gli impianti vengono utilizzati per accumulare enormi quantità di materiali oltre i limiti consentiti, per poi essere dolosamente dati alle fiamme (talvolta anche per truffe assicurative)”;
- “alcuni insediamenti nomadi (in particolare nelle zone di Giugliano, Napoli, Caivano e Afragola) si sono trasformati in veri e propri terminali di sversamento”.
- “la stragrande maggioranza dei roghi (…) è causata dalla piccola o media imprenditoria locale (operante nei settori calzaturiero, tessile, edile e delle concerie) che lavora in nero o in grigio”.
In questo quadro, la Commissione d’inchiesta si concentra:
- “sulle attuali modalità di gestione dei rifiuti in Campania, evidenziando le carenze strutturali che sono una delle cause alla base degli illeciti commessi nel territorio;
- sulle attività di enforcement svolte negli ultimi anni, sia in termini preventivi che repressivi…;
- sull’inquinamento delle acque quale conseguenza delle attività illecite perpetrate nella Terra dei fuochi, fenomeno questo sinora soltanto marginalmente approfondito”.
Partiamo (in estrema sintesi) dalla gestione dei rifiuti in Campania, capitolo della relazione essenzialmente basato sui dati trasmessi da ARPAC.
“…secondo quanto risulta dalla medesima relazione di ARPAC, il ricorso ad impianti extra-regionali ed esteri comporta significativi costi ambientali ed economici, rappresentando inoltre un punto di debolezza per il ciclo di gestione dei rifiuti urbani (…) Attualmente parte della frazione organica viene trattata direttamente nei 7 impianti di digestione anaerobica e compostaggio attivi in Campania. La maggior parte viene trasferita fuori regione…
Risulta sempre da dati ARPAC che, nel 2022, i rifiuti non pericolosi maggiormente esportati (sono) rifiuti prodotti da impianti di trattamento dei rifiuti, impianti di trattamento delle acque reflue fuori sito e dalla potabilizzazione dell’acqua per uso industriale. (Poi) rifiuti da Costruzione e Demolizione…
Come per le importazioni, anche le esportazioni sono strettamente legate alla disponibilità o alla mancanza di infrastrutture adeguate nei territori (…) Questi flussi sono destinati principalmente all’incenerimento in impianti situati fuori regione, sia in Italia che all’estero…
Inoltre, si segnalano le esportazioni di ceneri pesanti e leggere prodotte dall’impianto di incenerimento di Acerra…
Un altro importante dato è la produzione di rifiuti urbani e raccolta differenziata dei comuni della Terra dei fuochi. Secondo quanto risulta da dati ARPAC, nel 2023, nei 90 comuni della Terra dei fuochi, 32 hanno superato l’obiettivo normativo del 65% di raccolta differenziata (…) La percentuale media (…) si attesta al 50,6%…
La scarsa efficienza dei servizi di raccolta e l’assenza di controlli adeguati portano a un aumento dell’abbandono incontrollato di rifiuti domestici, spesso in combinazione con materiali speciali di origine non domestica…
Questa sovrapposizione rende indispensabile una pianificazione strategica che tenga conto della complementarità tra i diversi flussi…”
La Commissione d’inchiesta conclude così:
“In via generale, l’analisi dei dati mostra come la produzione e gestione dei rifiuti in Campania evidenzi significative interconnessioni tra rifiuti urbani e speciali, con una quota ancora rilevante di rifiuti soggetti a gestione illegale, contribuendo alla persistenza del problema nella Terra dei fuochi. L’analisi dei dati sulla gestione dei rifiuti speciali evidenzia una correlazione tra la movimentazione di questi flussi e il fenomeno dell’abbandono illegale. In particolare, è possibile individuare una correlazione tra la necessità di esportazione di alcune particolari tipologie di rifiuti per le quali la regione Campania non è dotata di una sufficiente rete infrastrutturale, determinando così un incremento dei costi di recupero/smaltimento di detti rifiuti, che purtroppo rappresenta un fattore incentivante per l’abbandono illecito dei rifiuti. Complessivamente, la connessione tra elevate tariffe per il conferimento negli impianti autorizzati, difficoltà economica di molte piccole e medie imprese, economia a nero, porta le “imprese” a cercare soluzioni meno costose, spesso affidandosi a operatori non autorizzati”.
