Precedenti: https://www.genteeterritorio.it/la-potenza-esplosiva-di-magnifica-humanitas/; https://www.genteeterritorio.it/ancora-sulla-magnifica-humanitas-e-sulle-cose-nuove/.
Come era facilmente prevedibile, l’Enciclica “Magnifica Humanitas” ha superato indenne il rischio dell’oblio estivo e si presenta al prossimo autunno ancora ricca di curiosità religiosa e culturale e promotrice di confronti sia nel mondo cattolico che nel mondo laico. Sembrerebbe, anzi, essere quest’ultimo il più incuriosito culturalmente dai contenuti dell’enciclica, che lo stesso mondo cattolico. Ed è probabile che sia effettivamente così (non ci sono dati sul numero e la quantità dei confronti e quanti di questi sono stati promossi dal mondo laico e quanti direttamente dal mondo cattolico). L’impressione è comunque che questa enciclica, a differenza di tante altre precedenti, abbia suscitato profondo interesse e soprattutto colpito la sensibilità della Chiesa che, di fronte ad un mondo che cambia in maniera molto accelerata proprio in virtù delle moderne scoperte e acquisizioni tecnologiche, non si è rinchiusa a difendere sé stessa e le verità che proclama. Ha invece inteso dimostrare di essere pienamente nel nuovo mondo, quello ancora per tanti aspetti nebuloso dell’Intelligenza Artificiale.
Collegandosi con supremo acume alla “Rerum Novarum” di fine Ottocento, la Chiesa ha messo, per usare un’espressione tipica, “i piedi nel piatto”. Non si è ritratta a difendere le sue certezze e le sue verità contro il “mondo laico ed ateo” e le sue scoperte, ma ha colto con estrema rapidità il mutare dei tempi, le novità di nuove scoperte che cambieranno molto sotto il profilo culturale delle convinzioni, delle certezze scientifiche, delle modalità di vita quotidiana. La Chiesa sembra abbia voluto dire che accetta la sfida “della modernità” e nella modernità afferma i valori del trascendente e orienta i credenti. Anzi, più la scienza e la tecnologia fanno passi avanti, più la Chiesa riconduce tutte le cose del creato e “del nuovo scientifico” alla potenza divina, a quel Dio che, ricordiamo, non è lontano dall’uomo, ma è diventato uomo egli stesso. Ha avuto compassione e ha riscattato l’umanità, con la sua morte in croce, dall’errore originario, l’ambizione di essere Dio stesso. E la morte in croce, sanata la frattura, ribalta le convinzioni: non più l’uomo penitente, ma l’uomo esultante, l’uomo adorante, l’uomo festante, la Magnifica Humanitas. La morte di Cristo in croce cambia il paradigma: il peccato originale è sanato, cancellato; ora c’è la nuova vita, non più penitente. L’azione della Chiesa dovrebbe proiettare la sua pastorale sulla gioia della resurrezione e del perdono, meno sulla colpa e la penitenza. Una Chiesa osannante e votata al ringraziamento. Una Chiesa che riconosce il creato come la perfezione di Dio e l’uomo come “la sua immagine e somiglianza”.
La grazia di cui sono pieni i cristiani è luce per gli altri, è sale che insaporisce e che illumina sullo scopo finale della vita di ciascuno: la gloria divina e la partecipazione alla gioia eterna della visione di Dio. La storia della cristianità parte da Gesù uomo e Dio. Dio che ha perdonato l’ambizione dell’origine (il peccato originale) e lo ha fatto con il sacrificio supremo del suo unico figlio. Inviato sulla terra, incarnato, vita da profeta con predicazione nuova ed originale, che vive e modella il nuovo testamento sull’amore e la carità. Non più il Dio vendicativo del Vecchio testamento, ma la nuova alleanza che spinge su parametri sconosciuti al Vecchio testamento. Suscita invidia e rabbia il Gesù che già nell’infanzia aveva stupito l’élite religiosa della giudea. Diventa pericoloso per i sommi sacerdoti e per la loro credibilità. Tutte condizioni per imbastire un sommario processo truffa e dichiararne la condanna a morte per crocifissione. L’umiliazione del trasporto a spalla dello strumento di morte, la croce, la crocifissione accanto a due ladroni (secondo il racconto evangelico, uno buono che vedrà il regno dei cieli, l’altro cattivo destinato all’inferno). La lenta agonia, la morte con il mondo che soffre e dopo il terzo giorno il trionfo che sconfigge la morte eterna. Il risorgere come messaggio all’uomo che il peccato è riparabile e perdonabile.
Era necessario che la Chiesa riconducesse il tutto ad una rinnovata unità di fede (e di speranza): la nuova enciclica risponde alle nuove domande che una fede legata alla tradizione faceva fatica ad interpretare. Magnifica Humanitas è il nuovo porto per offrire le nuove certezze ad una fede incerta in un mondo in rivoluzione, un porto che àncora al Vangelo una spiritualità che nella sua incertezza trova le certezze nella parola di Dio.
