Luigia Fortunato, Tania Sperindio, Dafne Rebaudo, Daniela Florea, Tania Terrin, Ornella Forastefano, Joanna Rouissi e Carmela Bifano.
Sono le donne uccise nell’ultimo mese e mezzo.
‘Streghe’, la newsletter femminista, scrive così: “No, i femminicidi non sono casi isolati. E sì, sono un problema strutturale”.
Come non essere d’accordo? E i problemi strutturali non si affrontano partendo dalla sovrastruttura. Non è solo questione di repressione. E non si affrontano isolatamente ma insieme. Socialmente organizzate/i. Consce/i che ci vorrà tantissimo tempo.
Scriveva Bebel, verso la fine dell’Ottocento, parlando della donna nella società futura: “In questa società la donna è, così socialmente come economicamente, del tutto indipendente, non è soggetta più ad alcuna apparenza di tirannia né allo sfruttamento, trovandosi oramai di fronte all’uomo libera ed eguale, padrona di sé e del suo destino” (Augusto Bebel, “La donna e il socialismo”).
Sono ormai passati circa 140 anni.
