Mieli, Nirenstein, Battistini, Velardi, Ferrara, Cerasa, Fiano, Segni, Segre… ci siete? Le avete lette le abominevoli dichiarazioni di Itamar Ben Gvir sui 30-40 palestinesi di Gaza da uccidere ogni notte? E le avete viste le immagini del patibolo per le forche dei palestinesi, con gli skybox pronti ad ospitare gli israeliani che vorranno assistere alle esecuzioni? Perché tacete?
Ve lo chiede uno che vi segue con interesse, il più delle volte condividendo i vostri ragionamenti. Uno che ha ritenuto anche – e che tuttora ritiene – che Israele abbia il sacrosanto diritto di difendere la propria sopravvivenza, come Stato e come popolo. E che sì, dietro la copertura dell’antisionismo, stia crescendo nel mondo – in Europa e USA in particolare – un nuovo antisemitismo. Ve lo chiede uno di sinistra che, per sostenere queste posizioni, ha rotto antiche amicizie e rapporti politici.
Ma di fronte a tanto orrore non si può tacere.
Dov’è finito quello Stato democratico, liberale, attento ai diritti civili delle persone, oltre che a quelli politici e sociali? Quell’isola politica in Medio Oriente circondata dai fondamentalismi islamisti, determinati a estirparla dal fiume al mare con il suo popolo e con la sua democrazia? Dove sta più la differenza tra Tel Aviv e Teheran? Non sarà solo il razzismo, per il quale in Israele le libertà e i diritti residuano solo per i ‘circoncisi’, mentre i palestinesi in quanto tali non hanno diritto di vivere? E perché, Ebrei e democratici filo Israele italiani, non parlate?
In Germania il Presidente del Consiglio Centrale degli Ebrei Tedeschi, Josef Schuster, ha qualificato le parole di Ben Gvir come vergognose, agli antipodi dei valori ebraici. L’ONU e l’UE si sono dette inorridite. Finanche la nostra Giorgia Meloni, Tajani e Crosetto hanno definito ‘inaccettabili’ le dichiarazioni del mostro Gvir. Ma dal milieu della cultura di sinistra, di quella attenta alle ragioni di Israele, nessuna voce. Neanche un sussurro. Salvo qualche levata di spalle – niente di che, sono solo boutade da campagna elettorale – o sottili analisi per le quali in fondo quella del Ministro della Sicurezza Nazionale di Israele è una posizione estremista, isolata dal contesto generale di Israele, da non prendere in considerazione.
E no, eh! Se un politico alla vigilia di un voto fa quelle dichiarazioni allo scopo di veder crescere i suoi consensi, vuol dire che stima che esse siano popolari nel corpo elettorale. Che gli porteranno voti, altrimenti si guarderebbe bene dal darsi da sé bastonate sulle parti basse. Dunque c’è una parte consistente del popolo israeliano, credo maggioritaria, che condivide quelle atrocità. Atrocità proclamate a parole e sui social e praticate nei fatti. Non è roba da farci spallucce. E poi, non è stato proprio quel ministro ‘isolato’ a proporre e a ottenere dalla Knesset l’approvazione della legge che introduce la pena di morte in Israele, con obbligo di sua esecuzione entro novanta giorni dalla sentenza di condanna? Una legge introdotta proprio mentre, nel vicino, martoriato Libano, viene abrogata la pena di morte. E non è stato ancora lui che ha ordinato di ridurre al minimo indispensabile il vitto e le docce per i detenuti palestinesi, vantandosene con ostentazione? ‘Sono orgoglioso – ha detto – che le condizioni di vita dei detenuti palestinesi nelle nostre carceri siano finalmente ed effettivamente peggiorate’. Nessun velo, nessuna ipocrisia. Inumana ferocia allo stato puro.
In molti nel mondo, di quelli che non hanno ancora mandato la coscienza allo scasso, si augurano che, dopo le elezioni di ottobre in Israele, possano essere rilanciati i ‘due Popoli, due Stati’ che si riconoscano a vicenda come entrambi legittimi. Ma, se le parti in guerra sono entrambe determinate a ricercare la soluzione finale – la distruzione di Israele da una parte, lo sterminio dei Palestinesi dall’altra – è impossibile battersi per quella che, sulla carta, sarebbe la soluzione più sensata. Una prospettiva che nei giorni scorsi, in dialogo col Presidente del Libano, Joseph Aoun, ha rilanciato papa Leone XIV. Non saprei dire se per fede tenace o se per ostinazione.
Basta, non giriamoci attorno, la situazione del Medio Oriente è gravissima e il silenzio della cultura democratica, di quella ebraica in particolare, non aiuta. Se ci aggiungiamo poi le estemporanee, irrefrenabili e incredibili giravolte degli USA di Donald Trump, la condizione della convivenza pacifica nella Terra Santa ci appare addirittura disperata.
