L’Autore è Segretario della sezione P.R.I di Cava de’Tirreni.
Oggi il venticinquesimo anniversario dell’attentato alle Torri gemelle di New York, che ha cambiato in primis il voto dell’Occidente per come l’avevamo vissuto per lungo tempo, coincide con la scomparsa di Emma Bonino: una protagonista della cultura politica laica italiana ed europea, stimata oltremisura anche all’O.N.U. e nel continente africano.
Quando si lascia questo mondo, in genere fioccano gli attestati di affetto e le celebrazioni anche da parte dei propri più acerrimi competitori in vita. Nel caso di Emma, più volte eletta sin dal 1976 alla Camera e al Senato, dove ha svolto anche ruoli di assoluto prestigio, ma pure eurodeputata nonché Ministro dei Governi Prodi e Letta e Commissario europeo, si può essere certi che gli elogi postumi non potranno superare quelli già ricevuti nel corso delle proprie battaglie politiche.
Ma vi sono almeno due altre coincidenze significative, legate all’ultimo periodo: la prima riguarda la recente “questione” di Ceuta tra Marocco e Spagna e tra Spagna e resto d’Europa, in cui tanto sarebbe stato utile il suo apprezzato approccio non ideologico alle ragioni dei diseredati provenienti dal cosiddetto terzo mondo (l’intera Unione avrebbe potuto giovarsi della sua esperienza e della concretezza con cui era solita affrontare le emergenze umanitarie).
La seconda è la morte del generale serbo Mladic, con il corollario di un funerale “sconvolgente” per la sensibilità dei cittadini europei, che infatti hanno richiesto a gran voce di mettere in discussione la possibile adesione della Serbia all’U.E. Non è solo esercizio retorico ricordare che la Bonino fu tra coloro che richiesero ed idearono la nascita dell’Alta Corte criminale dell’Aja, ovvero proprio l’organo destinato a condannare per efferati eccidi e crimi di guerra quel generale tanto rimpianto perfino dal patriarca serbo-ortodossa di Belgrado.
Il coraggio di Emma venne fuori allora come in tante altre circostanze e gli valse la fama di una donna dai saldi principi, che non a caso divenne un simbolo laico di tutte le rivendicazioni a favore delle donne e, più in generale, della parte più progressista della società. Inutile ripercorrerle come una lista della spesa a partire dal Referendum per il divorzio.
La sua parabola, che la portò dalla militanza radicale sotto l’egida di Marco Pannella alla fondazione di +Europa (di cui è stata pure per un breve periodo Presidente), avrebbe potuto concludersi con l’elezione a prima donna Presidente della Repubblica italiana. Quel sogno, che forse in cuor suo aveva anche accarezzato, svanì (come del resto capitò a tanti altri illustri politici prima di lei: cito solo Fanfani, De Martino e Spadolini, ma sarebbero tanti di più), ma restò nel Paese un profondo sentimento di rispetto che non venne meno perfino negli ultimi anni non sempre lineari dal punto di vista politico.
Muore oggi una grande donna, una vera laica e possiamo dire che tutti noi le dobbiamo qualcosa. Ben ha fatto la Premier Giorgia Meloni ad annunciare la disponibilità alle esequie di Stato e colpisce il cordoglio quasi unanime del ceto politico, così come quello della gran parte dei cittadini. E non si dimentichi che Papa Francesco le fece una visita a sorpresa nel corso di un dolente ricovero, certificando anche da parte del mondo cattolico che vi era rispetto sincero per il suo noto coraggio.
