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Ludovico Pepe cronista e storico

Precursore di “Pompei dopo Pompei”

by Federico L.I. FEDERICO
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Il volume più noto dedicato alla nuova Pompei da Ludovico Pepe – il grande storico pugliese dell’Ottocento morto a meno di cinquant’anni nel 1901, amico e conterraneo di San Bartolo Longo – reca per titolo “Memorie storiche dell’antica Valle di Pompei“. Pepe lo scrisse quando aveva poco più di quarant’anni.

Il volume fu pubblicato nel 1887 dalla “Scuola Tipografica Editrice Bartolo Longo”. E’ un’opera storiografica di fondamentale importanza, come vero e proprio manifesto culturale e storico del progetto di rinascita del Casale di Valle e del sito del territorio pompeiano, che il suo amico Bartolo Longo aveva eletto per l’inverarsi delle profezie da illuminato che lo pervadevano.

Nella seconda metà dell’Ottocento, la frazione scafatese di Valle di Pompei era stata segnata prima dalla malaria e poi dal brigantaggio, in quanto uno dei più grandi protagonisti del brigantaggio postunitario – il brigante Pilone, al secolo Antonio Cozzolino, figlio ribelle della terra vesuviana – aveva scelto Valle di Pompei e gli Scavi di Pompei come teatro prediletto di imprese clandestine di audacia e di amore.

Lo stesso avvocato Bartolo Longo, quando giunse nel 1872 a Valle di Pompei per amministrare i beni della contessa Marianna De Fusco, la nobile benefattrice sua futura moglie, ne colse le tracce ancora vivide, quando fu accolto da due coloni dei conti De Fusco, armati di fucili, anche se era passato circa un quinquennio dalla morte di Pilone a Napoli, presso l’Orto Botanico, in seguito a un agguato ordito dalla polizia savoiarda e guidato direttamente dalla Prefettura napoletana.

Arrivato a Valle di Pompei, però, l’avvocato oggi santo inizia un’opera di riscatto spirituale e sociale che avrebbe portato alla nascita del grande Santuario mariano e della Pompei nuova, poi assurta a dignità di Comune nel 1928, poco più di cinquant’anni dopo il suo arrivo.

Bartolo Longo commissiona all’amico Ludovico Pepe una ricerca d’archivio rigorosa per dare dignità storica al sito di Valle e Pepe lo ripaga ricostruendo la storia del territorio pompeiano, partendo dalla eruzione pliniana del 79 d.C., per poi andare ai secoli successivi, quando la Valle deserta, ma ancora solcata dal fiume Sarno, nel corso dei secoli medievali divenne feudo e terra di diversi signori locali, dal feudo di Valle ai Sanseverino, fino ai Piccolomini – di cui redige un accurato albero genealogico – e ai De Fusco Conti di Lettere. Pepe documenta come il territorio fosse rimasto una periferia agricola marginale e povera, priva di un vero centro abitato, anche perché circondato da nuclei urbani più ricchi e competitivi come Scafati, Boscoreale, Torre dell’Annunciata, Gragnano e Castellammare.

Nella sua fatica Ludovico Pepe, da storico rigoroso, consulta documenti inediti, fornendo all’amico Bartolo le nozioni storiche necessarie per dimostrare che la Nuova Pompei era la risorta erede dell’antica Pompeii e chiude con queste parole la propria ricerca: “(…) questo luogo ha una storia che questo libro ha per la prima volta rivelato”.

Ma Ludovico Pepe poi va oltre, aprendo la strada – tra i primi studiosi al mondo, dopo l’archeologo Carlo Bonucci – della visione diastorica, che oggi va sotto il nome di “Pompei dopo Pompei”. Egli aggiunge, infatti, al proprio volume aggiunge una Appendice dal titolo “La Pompei dei superstiti”. E, infine, chiude il Volume con una “Addenda”.

Nell’Appendice, Pepe – ricordando l’azione del proprio più anziano conterraneo, ma anche autorevolissimo interprete della archeologia ufficiale, anche ministeriale, Giuseppe Fiorelli – scrive di Martino Monaco, il quale racconta che Sicardo, Principe di Benevento si accampò nell’anno 838 d.C, “in Pompìo campo qui, a Pompeia urbe Campania, nunc deserta nomen accipit.”

E Pepe condivide con Fiorelli la considerazione circa il termine “deserta”, cioè che a una città che non esiste più non si attaglia ii termine “deserta”. Poi si sofferma anche sulla Tabula Peutingerianna, laddove essa riporta Pompeis, condividendo l’interrogativo che si Pone Fiorelli: come può una Tavola geografica risalente al IV secolo d.C., riportare il sito di una città distrutta circa tre secoli prima?

Pepe, quindi, abbraccia con slancio le tesi del Fiorelli, il quale poi non le coltiva con fervore, lasciandole depositare sul fondo di una quotidianità arrembante di scoperte e successi.

Nella sua “Addenda”, però Ludovico Pepe – libero di muoversi a proprio agio nelle cronache della storia Angioina – ribadisce con rigore la appartenenza al Monastero di S. Lorenzo di Aversa della Chiesa di Valle, cosa ben diversa del Monastero di Real Valle a Scafati.

A noi toccherà approfondire la Appendice e la Addenda di Pepe e riportarne i contenuti in un prossimo articolo, alla luce delle recenti scoperte sulla vita a “Pompei dopo Pompei”, secondo il conio elaborato da Gabriel Zuchtriegel, per le sue scoperte delle “favelas verticali” – da noi così definite – nel fronte meridionale degli Scavi di Pompei che si affacciava sulla Via Regia delle Calabrie, poi Strada Statale N°18 e, oggi, Via Plinio a Pompei, in un continuo divenire mai arrestatosi fino a oggi.

 

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