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Appia Regina Viarum

by Piera De Prosperis

Tracciato schematico del percorso della Via Appia (in bianco) e della Via Appia Traiana (in rosa); da Itinerari Turistico letterari (a cura di A. De Paolis) http://www.viaggioadriatico.it/.

 

Il 10 gennaio scorso è stato firmato il protocollo di intesa del sito Via Appia Regina Viarum, per l’iscrizione nella lista del patrimonio mondiale Unesco della via Appia, di cui diventerebbe, nel caso, il 59simo sito italiano. Un progetto promosso dal Ministero della cultura con il coinvolgimento di quattro regioni (Lazio, Campania, Basilicata e Puglia), 12 tra province e città metropolitane, 73 comuni, la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, 15 parchi e 25 università italiane ed estere. Il tracciato preso in esame si estende per oltre 900 km da Roma a Brindisi, includendo anche la variante Traiana.

Fu realizzata tra la fine del IV secolo a.C. e il III secolo a.C. per volere del console Appio Claudio Cieco, che le diede il nome. Insieme con le altre vie consolari: Aurelia, Cassia, Flaminia, Salaria, Tiburtina e Casilina, rappresentava l’asse portante delle manovre militari, delle comunicazioni e del commercio della Roma repubblicana e Imperiale. L’Appia univa Roma a Brindisi, porto fondamentale per il collegamento con l’Oriente. In special modo con il mondo greco da cui provenivano non solo merci, ma il grande bagaglio di idee e cultura che fece dire ad Orazio nelle Epistole: Graecia capta ferum victorem cepit. Fu proprio dalla conquista dell’Oriente e dal confronto con la straordinaria civiltà greca che nacque a Roma la necessità di costruire una lingua, una cultura, un mondo di valori propri che non sfigurasse al confronto.

A questo contribuì la possibilità di relazioni e contatti che l’Appia consentiva. Regina viarum, dunque, dall’appellativo che il poeta Stazio le impose a testimonianza della valenza politica, militare, economica e culturale che le hanno fornito una fama e un utilizzo millenari.

Restaurata e ampliata da Augusto, Vespasiano, Traiano (che fece l’omonima diramazione in Puglia) e Adriano, nonostante l’abbandono alle paludi e all’incuria, divenne nel Medioevo una delle vie usate dai crociati alla volta della Terra Santa. A metà del Novecento, la Via divenne oggetto di un forte abuso edilizio, cosa che portò nel 1988 all’istituzione del Parco Regionale dell’Appia Antica, che da Porta San Sebastiano – alle falde dei Colli Albani – ne protegge e promuove il patrimonio storico-archeologico e paesaggistico.

Un primo resoconto del percorso e delle caratteristiche del territorio attraversato dall’Appia lo abbiamo da Orazio nella Satira V del primo libro, anche detta Iter Brundisinum, in cui il poeta racconta l’avventuroso viaggio del 37 a.C. compiuto su invito di Mecenate per sciogliere i dissidi tra Ottaviano ed Antonio. Nella Satira, o Sermo come Orazio preferiva che fosse chiamata questa sua produzione, non si parla di politica. Il resoconto del viaggio passa attraverso una serie di scene realistiche che ci danno un quadro della vita che si svolgeva nei luoghi toccati dall’Appia, nonché del variegato panorama umano che su quell’itinerario viveva e traeva vantaggi lavorativi.

Questo l’inizio: Uscito da una Roma maestosa, mi accolse Ariccia, in un alloggio modesto; viaggiava con me il retore Eliodoro, di gran lunga il più colto dei greci; poi arrivammo a Forappio, luogo pieno di barcaioli e di locandieri truffaldini. Da pigri quali siamo, facemmo questo tratto in due tappe, ma per chi porta la tunica più in alto, la tappa è una sola: l’Appia è meno faticosa per chi lento procede.

In tempi recenti, a percorrere a piedi tutto il tragitto dell’Appia è stato Paolo Rumiz, giornalista, scrittore e grande camminatore, che nel suo libro Appia ha compiuto una sorta di pellegrinaggio laico. Una nostra Santiago di Compostela, ritrovando tracce, rovine, inaspettate permanenze, violenze paesaggistiche sulle orme di Orazio, di Spartaco, di Federico II, di tutti quei personaggi la cui biografia si è intrecciata con la Regina viarum. Il racconto è descrizione, passione per i luoghi ma anche denuncia per gli abusi perpetrati sulla via.

Il viaggio di Rumiz risale al 2015. Oggi, 2023, il Ministero della cultura ha investito 19 milioni di euro in restauri, conservazione della Via e preparazione del dossier. Sia nella convinzione dell’importanza sociale e culturale del progetto, sia perché “come le esperienze precedenti ci insegnano, questi percorsi portano anche una forte ricaduta economica sul territorio. Sono convinto che ce la possiamo fare, perché quando gli italiani giocano uniti nessun risultato è impossibile”. Come ha precisato Giancarlo Mazzi, sottosegretario alla Cultura. La prossima tappa, ora, sarà il 20 gennaio, quando il Consiglio direttivo della Commissione Nazionale Italiana Unesco valuterà il dossier scientifico, che andrà poi a Parigi insieme al Piano di gestione del sito.

L’Appia non ha bisogno di ulteriori presentazioni. Del resto, la Regina viarum continua ad essere utilizzata in tratti che ricalcano il vecchio tracciato romano e, quando si percorre, ancora l’aura di classicità si avverte. In essa passato e presente collimano o viaggiano paralleli. Il passato, valorizzato e protetto nelle sue vestigia, può essere forte traino per il nostro povero e tormentato presente.

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