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Beni culturali e turismo, insieme

by Lucia Severino

All’indomani della nascita del nuovo Governo, la presidente nazionale di Italia Nostra ha diffuso una nota a proposito del rapporto tra turismo, valorizzazione e tutela dei beni culturali. La tesi, in buona sostanza, è che l’accorpamento delle deleghe (Beni culturali e Turismo) sarebbe inopportuna perché “frutto dell’idea che i monumenti siano una sorta di giacimento da sfruttare: un’idea aberrante che accomuna la cultura al petrolio”.

Nel ricordare l’opera dell’ex ministro Bonisoli, che si sarebbe meritoriamente opposto a svariati progetti di presunta “valorizzazione”, e l’originaria vocazione educativa del MiBAC, si ritiene che l’accorpamento tolga dignità ai Beni culturali. Quindi, si auspica che venga promossa finalmente una riflessione tra tutti gli operatori culturali italiani su come affrontare il turismo di massa nel nostro Paese.

Ebbene, una riflessione appare certamente opportuna perché il tema è di grande rilevanza per la qualità della vita di ciascuno di noi. Forse non solo da parte degli operatori culturali. Aggiungeremmo almeno gli operatori turistici (Confturismo e Federturismo sono altrettanto perplessi, sia pure sotto altro punto di vista), la scuola (che prepara i giovani a leggere e rispettare il mondo che li circonda) e noialtri gente comune (che paghiamo il prezzo delle scelte fatte dagli addetti ai lavori spesso in base a interessi politici o di categoria).

Quando si sente parlare di vocazione educativa di un Ministero c’è da stare attenti. Nel caso di specie, poi, sembra che gli educatori abbiano a loro volta bisogno di essere educati. Basti ricordare alcune sanguinose polemiche del recente passato tra direzioni generali e soprintendenze regionali del MiBAC che hanno portato a contenziosi giudiziari e non pochi danni ad Amministrazioni e comunità locali. La vocazione autoreferenziale del Ministero a dire quasi sempre no è spesso un problema piuttosto che una salvaguardia. La cultura non può essere accomunata al petrolio, per rimanere all’immagine evocata da Italia Nostra, ma non bisogna dimenticare che il petrolio genera le risorse per creare e proteggere la cultura.

Forse un approccio più pragmatico e meno ideologico aiuterebbe. Facciamo due esempi, molto diversi tra loro. Le grandi navi nella laguna di Venezia hanno certamente un poderoso impatto sul delicato equilibrio della città, ma si può davvero pensare a Venezia senza un porto o vietare tout court il transito? La metropolitana sotto piazza del Plebiscito a Napoli comporta qualche grata di cui si farebbe volentieri a meno, ma questo può mai impedire lo sviluppo del tanto agognato e necessario trasporto pubblico?

La questione, forse, non sta tanto nell’accorpamento delle deleghe quanto nell’individuazione di una soglia di sostenibilità che salvaguardi il patrimonio senza negarne la concreta fruizione. Hai detto niente. Certo, è complesso. Per questo paghiamo lo stipendio a politici e tecnici, per lavorare.

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