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Commissione ecomafie 4. La Procura di Napoli Nord

by Flavio Cioffi

Il supporto della Procura di Napoli Nord è stato fondamentale per consentire alla Commissione parlamentare d’inchiesta sugli illeciti connessi al ciclo dei rifiuti di svolgere il suo approfondimento sulla situazione in Campania. Ci siamo, quindi, incontrati con il Procuratore Capo, Francesco Greco, e il Procuratore aggiunto, Domenico Airoma, in un colloquio a più voci, per capire meglio lo stato dell’arte.

Quali sono stati i rapporti tra la Procura e la Commissione?

Greco. Direi ottimi, sempre di massima collaborazione, nel senso che sia nel corso delle audizioni, ma soprattutto nell’ambito dello scambio di documenti e di informazioni, abbiamo cercato di fornire alla Commissione un quadro completo di quella che era la situazione nel circondario di nostra competenza, nell’ottica di offrire un contributo reale al fine di tratteggiare un disegno generale.

 

La Commissione definisce il problema delle ecoballe “l’emblema della situazione emergenziale in Campania”.

Greco. I depositi di ecoballe che abbiamo nel nostro territorio, a Taverna del Re e a Giugliano, risalgono al periodo dell’emergenza rifiuti, ma il vero problema, ormai, è che concreti provvedimenti di bonifica e rimozione non mi risulta ci siano stati.

Airoma. La percentuale di ecoballe smaltite è veramente assai bassa e sono oramai molti anni che sono lì, per cui è necessario verificare la condizione dei terreni, verosimilmente oggetto di sversamenti di liquami, e fin quando vi insistono le ecoballe è un’operazione impossibile, ecoballe che non hanno più alcuna utilità. Erano state pensate perché potessero essere inserite nei circuiti di riutilizzo, adesso, per il tempo trascorso, sono semplicemente dei rifiuti.

Greco. Si sono anche verificati incendi che hanno molto aggravato la situazione. Questo è un tema che abbiamo rappresentato alla Commissione e che fa parte della generale esigenza di bonifica del territorio: i depositi di ecoballe; le discariche, alcune delle quali esaurite; i depositi indiscriminati di rifiuti; i rifiuti tombati, i cui siti sono stati indicati dai collaboratori di giustizia. Tutto ciò rientra in un quadro ampio di interventi che si dovrebbero eseguire per poter sanare il territorio, cosa che finora non è stata assolutamente fatta.

Airoma. In effetti, gli unici interventi di bonifica realizzati sono quelli intervenuti a seguito di provvedimenti adottati dal nostro Ufficio.

Greco. Ovviamente, non stiamo parlando delle grandi bonifiche, ma del risanamento del territorio nelle parti più evidenti, cioè i rifiuti sulle strade e nelle campagne, l’accumulo di rifiuti speciali che provengono dalle lavorazioni illegali. Su questo stiamo intervenendo e alcuni risultati li abbiamo ottenuti. Si dovrebbe fare molto di più, ma ci scontriamo con le amministrazioni comunali che sostengono di non avere risorse.

La Commissione si è concentrata sulla legge 68 del 2015.

Greco. Questa legge ci ha permesso di instaurare alcuni procedimenti, nei confronti anche di Sindaci, per omessa bonifica, perché nello specifico ha rappresentato una novità importante e uno strumento in più per l’autorità giudiziaria. Ha, inoltre, ben definito il reato di disastro ambientale, che prima era un’elaborazione giurisprudenziale, ed è intervenuta nello specificare alcune fattispecie che non erano chiare. Il problema è sempre lo stesso: la possibilità di avere un effettivo controllo del territorio.

Come valutate l’istituzione della cabina di regia per la Terra dei Fuochi?

Airoma. La nostra esperienza ci dice che è sicuramente servita nella misura in cui ha consentito di superare un ostacolo insito nella materia ambientale, ossia la pluralità delle competenze, che molto spesso si sovrappongono e si incrociano. E’ necessario ricondurre a unitarietà il sistema e stabilire chi deve fare cosa. Bisogna anche citare l’esperienza del commissario per l’emergenza roghi, con il quale abbiamo avuto varie forme di collaborazione. Certo, sono tutti strumenti che presuppongono la buona volontà dei soggetti chiamati a cooperare e questo resta, per tanti aspetti, un problema.

Greco. Una cosa positiva di queste intese a livello di prefetture, sono le operazioni che vengono spesso effettuate dalla polizia giudiziaria, ma anche dall’esercito, sul territorio. Controlli mirati soprattutto nel settore delle attività produttive in nero, che ci hanno consentito di ottenere dei risultati e instaurare vari procedimenti soprattutto nell’area nord di Napoli. Un ruolo importante lo ha avuto la polizia provinciale di Napoli, estremamente competente in materia di rifiuti, e proprio recentemente è stato sottoscritto un protocollo d’intesa per l’impiego congiunto delle polizie provinciali di Napoli e Caserta. Sono state, poi, eseguite azioni coordinate tra i vari corpi di polizia e dell’esercito, con obiettivi ben prefissati e sotto il coordinamento del commissario per l’emergenza roghi, che stanno dando buoni risultati.

La Commissione sottolinea l’inadeguatezza della normativa sulla prescrizione dei reati ambientali.

Greco. A mio avviso, il problema della prescrizione, soprattutto dei reati contravvenzionali, esiste, ma è un problema che inquadrerei in un’ottica molto più generale. Lei sa che moltissimi procedimenti penali si prescrivono in tutt’Italia, non penso che sia un problema specifico per i reati ambientali.

La camorra svolge ancora un ruolo essenziale nei reati legati ai rifiuti o si tratta di un’illiceità diffusa?

Greco. Sarei più portato per la seconda ipotesi, perché il periodo d’oro della camorra nella gestione dell’affare rifiuti è stato negli anni ’90 ed è coinciso con l’assoluto degrado del territorio, quando i rifiuti venivano tombati. Allora esisteva proprio una strategia che veniva in qualche modo gestita dalla camorra, soprattutto dall’organizzazione dei Casalesi, di cui c’è traccia nelle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. Per quanto riguarda la situazione attuale, la domanda andrebbe posta più alla DDA, comunque noi non abbiamo segnali di una gestione dei rifiuti da parte della criminalità organizzata. Il vero problema è rappresentato dalle attività in nero, che sono numerosissime, anche nell’edilizia, settore nel quale molte volte agiscono imprese che non hanno la cultura della gestione del rifiuto, che oltretutto rappresenta un costo, e quindi smaltiscono i materiali di risulta sversandoli sul territorio.

La Commissione ha ipotizzato una rimodulazione dei confini della Terra dei Fuochi.

Airoma. Inserire un comune nel perimetro della terra dei fuochi significa ammetterlo a tutta una serie di finanziamenti sia per le bonifiche che per i conseguenziali interventi di riassetto del territorio. Quindi, forse, una migliore modulazione potrebbe servire a fare arrivare i soldi dove realmente servono.

Le linee di indirizzo tracciate dalla Commissione in ordine alla strategia da seguire sono molte e molto generali.

Greco. Io penso che convenga seguire la politica dei piccoli passi, cioè intervenire sugli aspetti più facilmente risolvibili allo stato. Per esempio, la rimozione dei rifiuti dalle strade. Ci sono luoghi dove normalmente vengono sversati rifiuti, cioè vengono tolti e qualche giorno dopo li ritroviamo, risolvere questo problema potrebbe essere già un primo risultato di grande valenza simbolica. La Procura di Napoli Nord si sta impegnando molto in tal senso, anche attraverso l’interlocuzione diretta con la polizia giudiziaria e i Comuni.

E’ vero che non esiste ancora la prova del nesso di causalità tra l’inquinamento di questo territorio e l’epidemiologia tumorale riscontrata?

Greco. Sicuramente non c’è una prova che abbia rilevanza penale, però ci sono dati incontrovertibili di incidenza tumorale più alta rispetto alla media nazionale. Bisogna capire se ciò è dovuto alla presenza di rifiuti, alle emissioni in atmosfera di sostanze nocive, alla presenza nelle acque del sottosuolo di fattori inquinanti e su questo stiamo lavorando attraverso un’intesa con l’Istituto Superiore di Sanità. Tra breve dovremmo avere una prima relazione sulla base del monitoraggio effettuato dei luoghi critici, con particolare attenzione alle neoplasie infantili. L’eziologia del tumore dipende da tanti fattori e la stessa mortalità può essere dovuta anche a insufficienze del sistema sanitario, per cui si tratta di un accertamento complesso.

Dottore Greco, nel corso della sua audizione in Commissione, lei ha sottolineato che l’attenzione è sempre rivolta all’emergenza ed ha auspicato maggiore coordinamento per il recupero della memoria storica. E’ stato fatto qualcosa?

Greco. Innanzitutto, si sono tenute riunioni per far presente, soprattutto ai Vigili del Fuoco, che l’intervento in materia di roghi di rifiuti, ferma restando la priorità dello spegnimento, deve anche essere finalizzato a rintracciare elementi che poi possano comportare l’accertamento delle responsabilità. Per quanto riguarda la memoria storica, sotto il coordinamento della Procura Generale è stata realizzata una banca dati che consente di sapere se un territorio oggetto di indagine recente, in passato sia stato oggetto di altre attività investigative.

Airoma. Il prossimo 31 maggio ci sarà la presentazione, presso la Procura Generale, del lavoro svolto, denominato “servizio di indagine ambientale”, messo a disposizione di tutte le Procure del Distretto proprio per agevolare la circolarità delle informazioni.

Dottore Airoma, lei in Commissione ha detto che negli ultimi anni il numero di roghi è diventato costante e ha parlato di sviluppo di anticorpi ai controlli.

Airoma. Anche gli ultimi dati testimoniano il fatto che l’entità dei roghi si è stabilizzata e il fenomeno riguarda in qualche modo sempre le stesse aree. Questo ha fatto si che si sviluppasse un’azione investigativa mirata, per arrivare all’individuazione di coloro che in quelle aree hanno maggiore interesse a sversare rifiuti.

Come funziona la collaborazione con l’ARPAC?

Greco. Quando ci siamo rivolti all’Arpac abbiamo sempre ricevuto risposta, però abbiamo avuto segnali che ci fanno ritenere che le risorse di cui l’Arpac dispone per far fronte a tutte le richieste non siano sufficienti.

Airoma. L’Arpac è stata da noi coinvolta anche nel protocollo con l’Istituto Superiore di Sanità ed ha fornito dati molto interessanti.

Cosa può fare la società civile per aiutarvi nel vostro lavoro? E la politica?

Greco. I cittadini dovrebbero innanzitutto collaborare a tener pulito il territorio, a fare la raccolta differenziata, segnalare i luoghi dove normalmente vengono sversati i rifiuti. Anche la riprovazione sociale nei confronti delle persone che non rispettano le regole sarebbe un contributo al necessario cambiamento culturale. Purtroppo, sulla sensibilità ambientale bisogna ancora lavorare. Non è neanche un problema di classi sociali, spesso si vedono comportamenti apprezzabili in quartieri molto popolari e comportamenti assolutamente disinvolti nei cosiddetti quartieri bene. I cittadini devono svolgere un proprio ruolo positivo altrimenti queste problematiche non si risolveranno mai.

Quanto alla politica è sicuramente importantissima, ma noi non abbiamo segnali che questo settore rappresenti per lei una priorità.

La sensazione è che, da quando è operativa la Procura di Napoli Nord, la risposta alle problematiche ambientali del territorio sia molto migliorata.

Greco. Non sta a me dirlo, ma certo per noi gli interventi in campo ambientale hanno sempre costituito una priorità. Abbiamo un’attenzione specifica, con un pool di magistrati specialisti della materia e penso che la presenza di un ufficio giudiziario in questo territorio si senta.

Airoma. Dobbiamo fare anche di più e per fare di più occorrono risorse. Abbiamo sollecitato la Commissione, durante l’audizione, a chiederle all’Esecutivo perché ci metterebbero in condizione di operare ancora meglio.

di Flavio Cioffi

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