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Cosa davvero non hanno capito gli italiani di questa crisi politica?

by Gianluca Volpe
crisi

La retorica di questi giorni, anche quella declinata nelle discussioni in aula dai vari componenti di tutte le forze politiche, e addirittura anche dallo stesso Presidente del Consiglio, ha avuto come motivo conduttore il fatto che, in un momento così grave di crisi sanitaria ed economica, non si riesce a capire per quale motivo una componente della maggioranza, rappresentata al Governo da ben due Ministri, abbia voluto provocare una crisi, uscendo di fatto dal Governo con la decisione di far dimettere le due Ministre in carica.

In realtà, però, un’idea gli italiani se la sono fatta anche attraverso le argomentazioni che a vario titolo abbiamo ascoltato in queste lunghe settimane di dibattito che hanno occupato i vari canali di comunicazione.

E le idee sono tutte, come sempre, rispettabilissime, in special modo quando esprimono una valutazione politica personale che contempla a volte la condivisione di una scelta, a volte l’opposizione alla medesima scelta.

Per alcuni, quindi, Renzi voleva “contare di più”, per altri invece il leader di Italia Viva da tempo chiede un cambio di passo e non si è più sentito di essere complice di un’azione di Governo che ha dichiarato più volte di non condividere, per altri, ancora, è stata una questione squisitamente personale.

Al di là delle semplificazioni appena fatte e delle diverse opinioni, tutte accettabili, che in qualche modo rispondono alla domanda del perché Renzi ha provocato la crisi, la vera domanda a cui gli italiani hanno difficoltà a rispondere è un’altra.

Perché Renzi, dopo aver provocato una crisi, se vogliamo anche a ragione, al momento del voto decisivo per mettere fine ad un Governo che egli stesso ha definito non all’altezza dell’attuale situazione, ha deciso di astenersi dal voto e uscire dall’aula?

Come sempre, in politica, e soprattutto in democrazia, al di là delle “belle parole” alcune risposte le troviamo soltanto nella matematica.

Il voto finale al Senato, che ha decretato la fiducia a Conte è stato il seguente: favorevoli 156; contrari 140; astenuti 16. Al di là degli assenti giustificati o ingiustificati, dei transfughi, dei pentiti o dei decisi, i numeri sono questi!

Se i 16 astenuti di Italia Viva, avessero votato NO, certamente il premier con 156 voti contro 140 + 16 avrebbe dovuto rimettere il suo mandato nelle mani del Presidente della Repubblica e, con molta probabilità, si sarebbe aperta una nuova fase, quella che Renzi stesso ha sempre detto di volere, e che avrebbe potuto condurre, per esempio, ad un Governo di larghissime intese con Draghi premier.

Queste però sono supposizioni, quello che è certo sono i numeri: SI: 156; NO: 140; astenuti: 16.

Sono questi numeri, che a nostro avviso danno l’unica risposta possibile al perché, dopo aver provocato la crisi ed aver dichiarato pubblicamente, in ogni sede, l’inadeguatezza del Governo Conte, Renzi non ha mandato a casa l’Avvocato del Popolo. Vuoi vedere che se avesse detto ai suoi di votare, l’ex prestanome di Salvini e Di Maio avrebbe superato addirittura la fatidica soglia dei 161 voti guadagnandosi la maggioranza assoluta anche al Senato?

I “se” e i “ma” come sempre lasciano il tempo che trovano ed in certe fasi della politica, soprattutto quelle dell’esercizio della Democrazia, contano i numeri; e con questi numeri Mattarella non può che augurare buon lavoro a Giuseppe Conte.

… e magari da oggi la politica ritorna ad occuparsi dei cittadini e non di se stessa.

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