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Governicchi e governissimi

by Luigi Gravagnuolo

I conti sono presto fatti. Per Conte hanno votato in 156, inclusi i senatori a vita e l’ormai mitico Ciampolillo, riammesso al voto dal … var di Palazzo Madama. Per la sfiducia 140 senatori. Astenuti 16. Se questi ultimi avessero votato contro, sarebbe finita 156 a 156 e Conte sarebbe già caduto. E dal momento che i 16 astenuti sono i renziani, è lampante che sotto traccia le trattative sono ancora in corso. Sarà pure che Renzi aveva ormai margini di manovra stretti e che, se avesse forzato la mano verso la sfiducia, forse avrebbe perso il suo stesso gruppo, ma tant’è, Giuseppe Conte occupa ancora la sua stanza a Palazzo Chigi grazie a Renzi.

Lasciamo perdere la retorica moralistica sul dramma di un Parlamento che gioca con le manovre politiche mentre il Paese è provato dalla pandemia e dalla crisi economica. Sui fatti di sostanza c’è un accordo trasversale acclarato, tutte le forze politiche sono consapevoli della rabbia che serpeggia tra la gente comune e sanno che nessuna di esse avrebbe la forza di spegnerla se dovesse esplodere. Proprio oggi si è votato al Senato lo scostamento di bilancio, strumento ineludibile per fronteggiare le due crisi in corso – sanitaria ed economica – ed hanno votato a favore 291 senatori. Al di là delle messe in scena e dei tweet truculenti la collaborazione istituzionale è in atto.

Insomma, il voto di ieri sulla fiducia ha una sola conseguenza immediata, consente a Conte di poter negoziare la composizione politica e personale del nuovo governo da posizioni di vantaggio. Tutto qui.

Ma di un nuovo governo e di una nuova maggioranza c’è ancora bisogno eccome. Non si possono assumere decisioni forti, quali quelle di cui necessita il Paese, con un governicchio minoritario nel Paese e nel Parlamento. Non può reggere. Cosa c’è dunque dietro l’angolo?

Io continuo a ritenere che ci sia il governissimo, probabilmente guidato dallo stesso Conte. Renzi nei giorni scorsi, vantando i suoi rapporti preferenziali con Joe Biden, aveva fatto ventilare un’ostilità del nuovo governo federale U.S.A. ad un Conte Ter. Forse ci contava e tuttora ci conta. Ebbene Giuseppe Conte ha rassicurato i parlamentari ed i poteri che contano. Alla Camera, nella sua replica, ha dichiarato: “C’è un altro elemento che rafforza il nostro progetto e cioè il fatto che guardiamo con grande speranza alla presidenza Biden. Ho avuto con lui una lunga, calorosa telefonata e siamo rimasti che ci aggiorneremo presto in vista del G20”. Ed al Senato ieri ha ribadito: “Guardiamo con grande attenzione alla presidenza Biden, con la quale inizieremo a lavorare subito in vista anche della nostra Presidenza del G20. Abbiamo una fitta agenda in comune, che spazia da un multilateralismo, che vogliamo entrambi efficace, ai cambiamenti climatici, alla transizione verde e digitale e all’inclusione sociale”. Sia alla Camera che al Senato il premier aveva altresì rasserenato i M5S sui rapporti con la Cina, definita ‘player di rilievo globale’.

In breve, Conte tranquillizza tutti che un suo terzo governo sarebbe bene accetto anche sullo scenario internazionale.

Se questo è – e se non sto prendendo una cantonata – si tratta ora di capire quando ci arriveremo. Succederà verosimilmente al primo provvedimento importante su cui il Conte bis andrà sotto alle Camere. A quel punto Mattarella darà l’ultimatum: se entro tot ore o giorni non ci sarà un governo forte, scioglierò le Camere. E d’incanto si troverà l’accordo.

Ve li figurate gli anti-casta che tornano nelle piazze ad organizzare i vaffa day lasciando ad altri i meravigliosi privilegi della casta che hanno appena assaporato? Ed i parlamentari del Pd, di Iv, di FI, della Lega e via narrando che avranno davanti agli occhi lo spettro delle faide interne e del ritorno a casa? Suvvia, un raptus di generosità per ‘il bene dell’Italia’ pervaderà tutto l’emiciclo ed alla fine, obtorto collo, per ‘senso di responsabilità’ si darà vita ad un governo della non sfiducia. Nessuno vi si riconoscerà, nessuno lo sfiducerà. Poi, superato lo scoglio del 2 agosto ed entrati nel semestre bianco, in cui il Parlamento non potrà più essere sciolto fino all’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, ognuno potrà sbizzarrirsi a piacimento.

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