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Cosa vogliono veramente i fenicotteri d’Albania?

Affinity Partners

by Luigi Gravagnuolo
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L’isola di Sazan nell’Adriatico fa parte del territorio dell’Albania. È disabitata. In essa c’è la laguna di Vjosa-Narta, area protetta, habitat di tartarughe caretta-caretta, foche e fenicotteri rosa. Un incanto incontaminato.

Lì la Affinity Partners, società immobiliare legata a Jared Kushner e Ivanka Trump – sposi e, rispettivamente, genero e figlia di Donald Trump – d’intesa col Capo del Governo di Tirana, Edi Rama, intende realizzare un resort turistico con diecimila posti letto. Costo dell’investimento 4 miliardi di euro. Previsti diecimila posti di lavoro e un +1% di Pil per i prossimi cinque anni. Il progetto è coerente col disegno di Edi Rama di fare dell’Albania le Maldive d’Europa.

L’Albania non è ricca e l’andamento demografico è in caduta libera. Il rischio declino è grande. Il Pil/ab è sotto i diecimila euro annui, quattro volte in meno dell’Italia, pur se è in crescita costante. L’ultimo anno è stato di oltre il 3% contro una media UE dell’1%. Se il progetto di Kushner e Trump si realizzasse, supererebbe il 4% nei prossimi cinque anni. L’industria concorre al Pil per il 26%, l’agricoltura per il 18% e i servizi per il 56%. Nell’industria prevale l’edilizia, nei servizi la quota di gran lunga prevalente è quella del turismo.

È del tutto evidente che la realizzazione del Resort Trump rafforzerebbe sia l’edilizia che il turismo. Insomma, dal punto di vista economico, il progetto si tiene.

Ma a Vjosa-Narta ci sono i fenicotteri. E allora è il tempo della ‘rivoluzione dei fenicotteri’.

Si sono dati questo nome le centinaia di migliaia di giovani che, a turno, ogni sera presidiano le sedi del Parlamento, del Governo e dei Palazzi di Giustizia di Tirana. Mentre scriviamo siamo arrivati alla sessantesima notte di presidio. Sostengono che dietro questo affaire ci sia del marcio. Vediamo.

Con un blitz parlamentare Edi Rama aveva fatto modificare nel ‘24 la legge istitutiva dell’area protetta, proprio al fine di rendere poi possibile la realizzazione del ‘Resort Trump’ e a fine aprile scorso i bulldozer hanno cominciato a spianare i suoli senza alcuna previa valutazione ambientale.

La SPAK, procura indipendente anticorruzione istituita nel 2019 d’intesa con l’UE, è intervenuta lo scorso 2 giugno aprendo un fascicolo sulle procedure seguite per l’approvazione della legge di modifica dello status dell’isola. La stessa SPAK ha anche posto sotto sequestro preventivo 128 milioni di euro frutto delle prime transazioni finalizzate all’acquisizione della proprietà dei terreni. Anche l’UE è intervenuta lo scorso 10 giugno chiedendo di sospendere tutte le procedure in attesa del chiarimento della magistratura e della verifica delle coerenze tra la cementificazione dell’isola e le norme ambientali comunitarie.

L’avvio delle indagini giudiziarie e l’iniziativa dell’UE hanno rafforzato nell’opinione pubblica la convinzione che sotto questo affaire ci sia qualcuno che ci stia mangiando. Tra questi lo stesso Rama. 

Il movimento è cresciuto sera dopo sera, raggiungendo il picco il 22 giugno scorso, quando in centomila sono scesi in piazza a Tirana. L’Albania conta 2 milioni e mezzo di abitanti, centomila, ai quali vanno aggiunti quelli che da due mesi a questa parte si stanno dando il cambio nelle piazze, non solo di Tirana, ma anche di Valona e di altri centri minori, non sono una piccolezza in rapporto alla popolazione.

Gridano che l’Albania non è in vendita, contestano Edi Rama e confidano nella SPAK, sperando in una tangentopoli albanese che determini un repulisti generale della classe politica.

E l’opposizione politica non sta a guardare. Il Partito Democratico di Sali Berisha – in Albania si chiama PD il partito della destra all’opposizione – soffia sul fuoco. Edi Rama dà l’impressione che stia perdendo l’autocontrollo. Produce podcast e rilascia interviste lasciandosi andare a espressioni non esattamente da statista: «Alla gente che dice che io sono il capo di tutta questa faccenda rispondo andate a fanculo! … Se non fosse coinvolta la famiglia Trump ai manifestanti non fregherebbe un cazzo!» e cose del genere. Denuncia la trappola in cui sono caduti i manifestanti, che lui accusa di stare mettendo i bastoni tra le ruote di un progetto straordinario per il futuro del ‘Paese delle Aquile’. Sarebbero vittime delle fake news, a suo avviso messe in circolo dai servizi dell’Iran, che per parte sua smentisce.

Perché il collegamento con l’Iran? Kushner è componente di primo piano della delegazione USA che sta mediando nei conflitti in Medio Oriente e nel Golfo Persico. E nella delegazione è il più vicino alle posizioni di Netanyahu. Dietro l’investimento del resort ci sarebbero anche gli interessi di imprenditori d’Israele, e di Netanyahu, con l’obiettivo di inglobare l’Albania, paese musulmano, nel cluster dei paesi islamici ostili ai pasdaran di Teheran. Peraltro, Tirana è parte integrante della Nato dal 2009. Dunque, secondo Rama, l’Iran starebbe fomentando le proteste allo scopo di far saltare il banco. Poi, che dire di Sali Berisha, il nume tutelare del PD, che incoraggia le proteste anticorruzione? Proprio lui, indagato per corruzione?

Su questo terreno purtroppo hanno ragione entrambi. L’Albania, come tutti i Paesi ex comunisti, ha ereditato il germe della corruzione. È un virus trasversale, che non risparmia nessuna delle parti in lotta. Ma il ridimensionamento del malcostume nella gestione del potere è condizione ineludibile per l’adesione all’UE. Sarebbe utile e importante, per sé e per la stabilità dei Balcani, se Edi Rama, senza spazientirsi, fermasse le bocce in movimento, desse tempo alla SPAK di chiudere le indagini e tranquillizzasse la popolazione.

L’Albania è un paese piccolo, ma il raggio della sua influenza nei Balcani va molto al di là dei suoi confini, includendovi il Montenegro, la Bosnia e il Kossovo, con presenze anche in Macedonia del Nord e in Grecia. L’UE sia vigile e dia una mano.

 

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Matteo 29 Luglio 2026 - 10:47

Difendiamo la spazio per i fenicotteri

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