Foto di Veronica Regano
Al Teatro Acacia di Napoli la musica diventa narrazione, memoria, improvvisazione. E soprattutto emozione condivisa. Con “Lirico – Piano Solo”, il pianista Danilo Rea ha regalato al pubblico partenopeo uno dei momenti più intensi della stagione dell’Associazione Alessandro Scarlatti, diretta da Tommaso Rossi, trasformando il concerto in un viaggio libero e visionario attraverso il melodramma italiano, il jazz e la canzone d’autore.
Nessuna scaletta prestabilita. Nessun percorso rigidamente definito. Solo il dialogo continuo tra il pianoforte, l’inesauribile patrimonio musicale e l’energia restituita dalla sala. È questo il cuore di Lirico, progetto nato nel 2003 dall’omonimo album pubblicato per l’etichetta EGEA e diventato negli anni una delle espressioni più autentiche della poetica artistica dell’artista.
Sul palco dell’Acacia, il pianista ha attraversato le melodie immortali di Giacomo Puccini, Gioachino Rossini, Giuseppe Verdi, Vincenzo Bellini e Gaetano Donizetti, smontandole e ricomponendole in improvvisazioni che non tradiscono mai l’anima originaria delle opere, ma la rilanciano in una dimensione contemporanea e sorprendentemente viva.
Per Danilo Rea la melodia resta sempre il centro di tutto. Una bussola emotiva alla quale ritornare anche durante le deviazioni improvvisative più ardite. “La melodia ritorna sempre, ciclicamente, non può scomparire mai perché per me è una specie di timone”, ha spiegato il pianista raccontando la filosofia che anima Lirico. Ed è proprio questa fedeltà alla linea cantabile a rendere il progetto così coinvolgente anche per chi non frequenta abitualmente il jazz.
Ogni blocco musicale nasce da un’aria d’opera e si sviluppa poi lungo traiettorie imprevedibili, costruite attraverso una vera e propria regia istantanea: incursioni nel pop, citazioni colte, improvvise aperture armoniche, richiami alla canzone d’autore italiana, alle melodie intramontabili dell’universo Disney e persino al musical americano. Nel concerto napoletano non sono mancati passaggi che evocavano Ornella Vanoni e Fabrizio De André, evergreen della musica pop italiana, come Vecchio frac di Domenico Modugno, citazioni della tradizione partenopea come “Tammurriata nera”, “Era de maggio” e frammenti sonori di “America” da West Side Story e tante altre ancora, in un continuo intreccio stilistico capace di trasformare il pianoforte in un’orchestra narrativa.
Il pubblico ha seguito questo flusso creativo quasi in apnea, lasciandosi guidare da una costruzione musicale che sembrava nascere istante dopo istante. Il musicista vive infatti il concerto come un racconto da costruire “parola per parola”, seguendo esclusivamente l’ispirazione del momento. Un approccio che rende ogni esecuzione irripetibile e che trasforma il live in un’esperienza condivisa, sospesa tra ascolto e immaginazione.
A rendere ancora più intenso il dialogo con la città è stato il finale dedicato a Gino Paoli, amico e compagno di lunga avventura artistica del pianista. Un omaggio intimo e profondamente sentito, che ha chiuso il concerto in un’atmosfera sospesa tra memoria e gratitudine. Poco prima, Rea aveva già conquistato la platea con un tributo alla tradizione napoletana sulle note di Io te voglio bene assaje, storica romanza attribuita a Gaetano Donizetti, accolta con particolare emozione dal pubblico dell’Acacia.
La forza di Lirico sta proprio qui: nella capacità di abbattere i confini tra i linguaggi senza mai perdere autenticità. L’opera diventa standard jazzistico, la canzone si trasforma in materia improvvisativa, mentre la memoria collettiva si rinnova continuamente attraverso il presente.
Una sintesi perfetta del percorso umano e artistico di Danilo Rea, nato a Vicenza ma cresciuto musicalmente a Roma, dove si diploma al Conservatorio Santa Cecilia prima di diventarne docente di jazz fino al 2017. Dallo storico Trio di Roma con Enzo Pietropaoli e Roberto Gatto alle collaborazioni con giganti del jazz internazionale come Chet Baker, Lee Konitz, Michael Brecker e John Scofield, fino agli incontri con i grandi protagonisti della musica italiana – Mina, Claudio Baglioni, Pino Daniele, Fiorella Mannoia, Renato Zero e Adriano Celentano – la sua carriera è sempre stata attraversata da una continua ricerca tra melodia e libertà espressiva.
Ed è forse proprio questa la chiave più autentica di Lirico: riuscire a far convivere rigore e improvvisazione, memoria e invenzione, tradizione e contemporaneità, restituendo all’opera la sua natura più profonda e universale. Quella di emozione viva.
