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DeMa, DeLu e DiMa

by Giulio Espero

Molti anni fa, nel 1977 per la precisione, Pino Daniele cantava “Napule è mille culure”. Domenica mattina, 15 novembre 2020, dopo settimane a disquisire di zone gialle, arancioni e rosse, Napoli e la Campania sembrano aver perso quel caleidoscopico luccichio che tanta oleografia ha alimentato nei secoli.

Sarà il tempo uggioso, sarà che la festività dei morti è passata senza che i nostri defunti venissero onorati a dovere (anzi con tanti chite… prima biascicati tra le labbra sottovoce e poi urlati sempre più a squarciagola dalle categorie più colpite dalle restrizioni imposte dall’epidemia), sarà la consapevolezza che se ci ammaliamo di Covid questa volta la nostra sopravvivenza può essere un terno al lotto. Sarà tutto questo, ma il colore dominante di questa giornata è il grigio piombo. Piombo come le tonalità del cielo che ci sovrasta. Plumbeo come il silenzio di stamattina, lacerato ogni tanto dall’urlo della sirena delle autoambulanze che passano sempre più spesso.

Il clima nequiziale imporrebbe a tutti noi silenzio, umiltà, disciplina ed autodisciplina, operosità e perseveranza. Assistiamo invece ad una ignobile bailamme di urla, rancori invettive ed improperi, soprattutto sui social: tutti accusano tutti.

Il riacutizzarsi autunnale della pandemia che ci illudevamo di aver alle spalle, viene invece percepito sempre come colpa di una categoria altra dalla nostra. E prima i contagiatori (temine orribile) erano il popolo delle discoteche e degli aperitivi, poi gli studenti delle scuole, poi i parrucchieri, poi i bar ed i ristoranti. Un dagli all’untore ripetuto così all’infinito, che alla fine ci siamo ritrovati senza nessuno da incolpare davanti a noi.

Dobbiamo registrare che i politici campani di rilievo a questo ignobile teatrino non si sono sottratti neanche un po’. Anzi, non passa giorno senza leggere di “scambi di affettuosi epiteti” per così dire. Ci saremmo aspettati, la gravità della situazione lo imponeva senza se e senza ma, una serietà ed una sobrietà di comportamenti, un clima di rigorosa collaborazione istituzionale che assolutamente sono mancate.

De Luca, De Magistris e Di Maio, nelle rispettive cariche istituzionali, appaiono invece molto presi in una guerra quotidiana, tramite dichiarazioni stampa e dirette Facebook, volta a screditare l’avversario. Se ci fossero ancora i film di Maciste ed Ursus, potremmo intitolarla “Vicienz contro i due Giggini

Il Presidente De Luca attacca senza peli sulla lingua De Magistris e Di Maio: “Mi fermo qui, perché il solo nome di questo soggetto mi procura reazioni di istinto che voglio controllare, almeno per le prossime ore” dice riferendosi al Ministro degli Esteri. “Non ha mosso un dito anzi si è mosso contro le misure Covid … era impegnato a fare il giro delle televisioni per farsi pubblicità…” alludendo al Sindaco di Napoli.

Le risposte dei due interessati non si sono fatte attendere:

“Hai mentito sui dati del contagio per motivi elettorali” – “Le sceneggiate di De Luca le pagano i Campani”. Le repliche più gentili.

Quanto stona questo diuturno belligerare. Mentre ci sono file di disperati fuori dall’Ospedale Cotugno, quanto appare fuori luogo la sempiterna diatriba mediatica tra i vicerè campani. Non è neanche lontanamente una questione politica. È proprio una questione personale: si schifano proprio! I campani arrancano cercando bombole di ossigeno che non si trovano e questi si pigliano a male parole ogni santo giorno. Un duello perenne. Anzi un triello, come si dice nel film di Sergio Leone “Il buono, il brutto ed il cattivo”. Ma qua di buoni non ce ne sono. Tra stelle da sceriffo che si appannano, bandane arancioni strette al capo al posto del tricolore, grisaglie istituzionali al posto dei vaffa day, più che a un feroce ma epico film western stiamo assistendo ad uno spettacolo dei Trettrè (per chi se li ricorda).

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