fbpx
Home Cultura Editoriale. La Dieta Mediterranea al tempo del Covid-19

Editoriale. La Dieta Mediterranea al tempo del Covid-19

by Pasquale Cuofano
dieta mediterranea

 La Dieta Mediterranea, dichiarata dall’Unesco patrimonio immateriale dell’Umanità, rappresenta un elemento strategico per la politica agroalimentare del nostro Paese ed è considerata da milioni di consumatori la più alta espressione di uno stile di vita sano.

Il successo della Dieta Mediterranea comincia negli Stati Uniti intorno al 1970 e prende inizio da uno studio avviato nel 1945 dal medico nutrizionista Ancel Keys a seguito del suo sbarco a Salerno con la Quinta armata. Keys si accorse che le malattie cardiovascolari nel territorio salernitano del Cilento dove lui era di stanza, erano molto ridotte rispetto agli USA. Decise di investigare per verificare l’esistenza di un possibile legame tra alimentazione e malattie del benessere (obesità, arteriosclerosi, diabete, ipertensione, ecc.), prendendo in esame e confrontando abitudini alimentari di diversi paesi come gli Stati Uniti, il Giappone, la Jugoslavia, la Germania, la Finlandia e l’Italia. Lo studio pilota coinvolse Nicotera, un paesino della Calabria, che divenne la base operativa della ricerca, indirizzò i successivi studi e divenne termine di paragone per il “Seven Country Studies”. I risultati finali attestarono che il regime alimentare dei Nicoteresi era rispettoso del modello mediterraneo e che tanto più ce ne si allontanava, maggiore era l’incidenza delle suddette malattie.

Ancora oggi la Dieta mediterranea adottata dai Nicoteresi è una delle più valide per l’IAM (Indice di Adeguatezza Mediterranea) e per il consumo di prodotti tipici locali.

Uno dei motivi che portano a considerare la Dieta Mediterranea una delle più equilibrate e salutari, è rappresentato dall’utilizzo dell’olio di oliva, valido antiossidante, ricco di acidi grassi monoinsaturi e di vitamina E. All’olio si associano i cereali, gli ortaggi, le verdure, la frutta e in particolar modo il pesce azzurro che per il suo contenuto in acidi grassi omega 3, contribuisce a prevenire l’insorgenza di malattie cardiovascolari. Molto ridotto, invece, l’utilizzo della carne rossa sostituita con carni bianche e magre come pollame e coniglio.

Antonino De Lorenzo, noto studioso e professore ordinario di Alimentazione e nutrizione umana e Direttore della Scuola di Specializzazione in Scienze dell’Alimentazione presso l’Università di Roma “Tor Vergata”, ha definito i criteri di adeguatezza nutrizionale per la Dieta Mediterranea in vari simposi e studi internazionali.

Recentemente un giovane biologo italiano, Walter Longo, ha rivoluzionato la ricerca su staminali e invecchiamento attraverso lo studio di una dieta che abbassa il rischio di malattie cardiovascolari, diabete, obesità, cancro e favorisce i fattori di longevità. Alla base delle sue ricerche c’è la Dieta Mediterranea, pratica antica e comune a Molorchio, paese di ultracentenari della Calabria, suo luogo di origine, dove fino al dopoguerra non avevano molto e ci si nutriva di pane integrale, olive, olio di oliva, mandorle, stoccafisso, pomodori, legumi, ma soprattutto, quasi quotidianamente, di “pasta e vaianeia”, un po’ di pasta con tante verdure e molti fagiolini. Un modo di cibarsi sobrio e semplice, comune a molte popolazioni che si affacciano sul Mediterraneo, diventato sinonimo di alimentazione ottimale.

Diverso lo stile alimentare del nostro tempo che sta modificando radicalmente questo tradizionale modello di dieta, uno dei più vari che si conoscano, efficace per il benessere, nonostante si basi principalmente sul consumo di alimenti di origine vegetale, moderati consumi di alimenti animali, pochi grassi, tutti cibi semplici ed economicamente accessibili. Seguirlo è molto agevole, ma oggi si rileva un notevole aumento del consumo di carne, zuccheri e farinacei, abusi che creano le basi di diverse malattie, alimenti industriali che contengono molti conservanti, prodotti trattati chimicamente e pieni di coloranti.

I giovani preferiscono il fast-food e disdegnano legumi, verdure, ortaggi, i bambini sono grandi consumatori di merendine industriali.

Il problema è molto sentito nei paesi fortemente industrializzati, in America ad esempio, durante la presidenza di Obama furono approvate leggi che contrastavano il consumo di cibi e bevande zuccherate e gassate nelle Scuole, si lanciò la campagna degli “orti domestici” per promuovere buone pratiche culinarie basate su ortaggi e verdure, si valorizzò la cucina italiana e Michelle Obama divenne la principale testimonial della cultura di una sana alimentazione. La campagna promozionale di una corretta alimentazione aveva scopi sociali e sanitari ma soprattutto era finalizzata al contenimento delle spese sanitarie di un paese con un alto tasso di soggetti obesi e di malati cardiovascolari.

Anche in Italia negli ultimi tempi sono state promosse nelle scuole buone pratiche alimentari, aumentando il consumo di frutta fresca, yoghurt e sane merende a base di verdura e diminuendo quello di merendine e succhi zuccherati. Sarebbe buona norma che tutti adottassero questo stile nutrizionale, soprattutto in questo particolare momento di lockdown per il Covid-19 che comporta un’inevitabile sedentarietà. C’è una ragione in più per recuperare a tavola abitudini tradizionali, ricette della nostra cultura regionale, già note e familiari, non solo salutari ma anche patrimonio culturale da conservare nel tempo.

Molte esperienze culinarie di questo periodo hanno riavvicinato gli italiani alle antiche ricette delle nonne e delle mamme che sono state postate sui social, i piccoli hanno partecipato a questi laboratori didattici domestici apprendendo un nuovo modo di trattare gli ingredienti e realizzare pietanze. La ricerca di prodotti della Dieta Mediterranea, possibilmente tipici del territorio e a Km 0, provenienti anche da coltivazioni biologiche, si è fortemente sviluppata.

La filiera agro-alimentare ha favorito un indotto particolare di consegna a domicilio sostenuta dai consorzi e dai negozi di prossimità, nonché il servizio dei rider e delle Associazioni di volontariato. Questo fenomeno rappresenta un ritorno ad un consumo semplice e genuino dei prodotti italiani ed un consolidamento della cultura del mangiare bene e sano.

Il modello alimentare mediterraneo, infatti, si lega indissolubilmente al paesaggio italiano, a quello delle campagne così come a quello dei grandi e piccoli centri urbani di città e cittadine, com’è appunto l’Italia.

Per questo motivo le politiche agro-alimentari devono tendere a valorizzare gli ambienti rurali rappresentati dai piccoli borghi, per la tipicità dei loro paesaggi, e promuovere l’agriturismo che concilia il piacere di mangiar bene e sano a contatto con la natura.

Il paesaggio rurale e quello urbano, così come i resti delle civilizzazioni plurisecolari del Mediterraneo, dai Greci ai Fenici, dai Romani agli Etruschi, fino alla civiltà rinascimentale, fanno rivivere la nostra antica cultura alimentare.

0 comment