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Editoriale. L’Europa aspetta l’Italia, Renzi sfida Conte.

by Pasquale Cuofano

La crisi di Governo, aperta da Italia Viva con il ritiro delle due ministre dall’esecutivo Teresa Bellanova e Elena Bonetti, ha messo a dura prova la tenuta del governo italiano guidato dal premier Conte in un momento particolarmente difficile e delicato, determinato dalla pandemia che ha colpito il Mondo intero con il virus Covid-19 e una conseguenziale crisi economica in corso. Nelle ultime ore, palesemente, Italia Viva sta cercando un riavvicinamento ai partner di governo, ma, ormai le strategie ed i giochi di potere hanno minato la fiducia tra le forze politiche di maggioranza e gli appelli dei pontieri sono respinti. Gli alleati di governo PD, 5Stelle e LEU pubblicamente dichiarano di non ritenere il Senatore Matteo Renzi affidabile per un eventuale Conte ter. Il dissenso e la opposizione all’operato di Conte sono stati illustrati in numerosi talk- show, interviste, comunicati stampa dallo stesso Renzi, dai Ministri e dai dirigenti a vario titolo del neopartito ufficializzato alla Leopolda 10 dopo le elezioni politiche del 2018, dai fuoriusciti del Partito Democratico. Le ragioni e le argomentazioni in continuo crescente dissenso sono ritenute poco attendibili e convincenti, al contrario, danno l’immagine di una politica fragile e liquida, protesa solo a raccogliere maggiore consenso e a conquistare fette di potere. Ministeri di peso, un piede nel delicato apparato dei servizi segreti, uno sguardo alla Nato e una più incisività nella prossima distribuzione dei circa trecento incarichi di sottogoverno in scadenza nel mese di aprile. Tutto legittimo come aspirazione, certamente, non opportuno di fronte alle attese di una Comunità Europea pronta a sostenere gli sforzi e le difficoltà dei governi dei 27 Stati membri. E’ noto a tutti, da parte dell’allora giovane Segretario nazionale del Partito Democratico, il rassicurante “stai sereno” al Presidente del Consiglio Enrico Letta. Nell’estate scorsa il decisivo impegno per sostenere il Conte Bis dopo l’azione di Salvini ,l’altro Matteo che, dalla spiaggia dello stabilimento Papeete, dichiarò finita l’esperienza gialloverde, convinto di andare alle politiche anticipate e vincerle, confortato  dai sondaggi e dal successo delle elezioni  europee del Maggio 2019.Con grande fiuto e lungimiranza, con il suo drappello di parlamentari, Renzi  determinò  la composizione del quadro politico di centrosinistra e sostenne la riconferma di Conte, ovviamente per evitare che si andasse alle urne in un periodo favorevole ai partiti del centrodestra. La crisi provocata oggi pone seri dubbi agli analisti politici e non è comprensibile ai laeder dei partiti di tutti gli schieramenti. E’ apparsa più una sfida a Conte, il suo strappo, nonostante il tentativo di legarlo a contenuti, programmi e alla maggiore attenzione alla sanità è chiaramente intempestivo e personalistico finanche agli occhi dell’opposizione. Un grande della politica, il Senatore Giulio Andreotti, più volte Ministro e Presidente del Consiglio dei Ministri, affermava che “pensar male non è bene, ma quasi sempre si indovina “. Forse non sbagliano coloro che sostengono che il problema di Matteo Renzi sia un altro… Nel saggio “La mossa del cavallo”, Renzi privilegia l’azione a sorpresa nelle strategie politiche. Insomma, mira a scompaginare il gioco. Che sia la specialità del politico di Rignano è ben saputo, ma il gioco degli scacchi, insegna che le mosse, più che affidarle all’astuzia e alla fortuna, vanno dettate da un attento, intelligente e opportuno studio di modi e tempo. E’ chiaro agli italiani che Italia Viva aspira ad avere maggiore peso nelle scelte di Governo, ciò sarebbe anche giusto, ma il problema è quanto vuole contare di più rispetto ai numeri in parlamento e alle proposte che avanza! Al momento il drappello dei parlamentari e le proiezioni elettorali nelle intenzioni di voto degli italiani non consentono a questa componente di dettare l’agenda di governo, anche se sul Recovery Plan hanno ottenuto un grande ascolto, fino a fare riscrivere nei numeri e nelle scelte l’intero pacchetto dei progetti da finanziare. Ciò nonostante, la componente renziana nel Consiglio dei Ministri si è astenuta sulle proposte da presentare ai vertici europei per uscire dalla crisi e costruire le basi per un’Europa più moderna e sostenibile. Neppure si comprende la insistenza nel chiedere il MES, tanto meno la polemica con il Movimento Cinque Stelle sulla Scuola in DAD in questo delicato momento per gli alunni, le famiglie e il personale scolastico. Nonostante le difficoltà create dall’epidemia, la scuola è rimasta attiva e sicuramente è stato attuato, su grande scala, un nuovo modo di fare didattica e sperimentato una diversa e collaudata spinta al sistema scolastico della via digitale. Parimenti, di fronte alle difficoltà economiche quotidiane delle famiglie, perché fermarsi a discutere con ostinazione del ponte sullo stretto di Messina e dell’Alta velocità? Ci sarà un altro momento di approfondimento e di confronto. Allo stato attuale, le priorità sono quelle di vaccinare al più presto tutto il personale medico e paramedico, gli anziani nelle RSA, gli insegnanti, i soggetti a rischio e tutti i cittadini: solo in sicurezza si potrà ripartire e mettere fine alla conta dei morti. E’ chiaro ormai che i due hanno personalità e stili diversi di vivere l’attuale momento politico. Giuseppe Conte, Docente universitario di diritto, avvocato, educato alla scuola dei Gesuiti, pacato nei toni e nel linguaggio, moderato e capace di sintesi politica, ma astratto dal dibattito nella sua maggioranza, quasi a porsi al di sopra delle lotte di partito, sfuggendo al ruolo di guida a scapito dell’efficacia dell’azione di governo, di scegliere secondo il ”particulare” del momento in vista del fine ultimo. Sopra le righe Matteo Renzi, politico sin dalla prima gioventù per passione e professionalità, rottamatore, ironico, irriverente talvolta, ma schietto, autentico aretino, con il rischio a suo dire di giocarsi l’osso del collo. La mossa del cavallo potrebbe rivelarsi un cavallo di Troia, per il più giovane Presidente di Provincia, Sindaco della prestigiosa Firenze, Presidente del Consiglio appena quarantenne, capace di risorgere dopo poco tempo da una caduta politica senza precedenti. La gravità del momento richiede strategie “intelligentemente” dinamiche, occorre senso di collaborazione e responsabilità, non è il momento di far saltare il banco, non siamo al gioco “La ruota della fortuna” o alla “Eredità”. Gli italiani hanno bisogno di certezze che vanno costruite nell’interesse della Nazione e non dei Partiti o delle carriere dei laeder, di un governo che sappia affrontare con forza e determinazione il futuro per la salvaguardia delle giovani generazioni. L’Europa aspetta l’Italia. I Recovery Fund sono una grande opportunità economica per ridare slancio al Paese, ricostruirlo, attraverso il lavoro ed infrastrutture avveniristiche, lo sviluppo industriale e turistico. Tutto questo richiede professionalità, studio, collaborazione, senso etico e morale; non un’azione clamorosa, ma un’armoniosa normalità e un’agire silenzioso.

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