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Editoriale. L’Europa al dopo Covid-19

by Pasquale Cuofano

Nel 1943 con un’operazione militare di straordinaria portata, le truppe anglo-americane sbarcarono in Italia e liberarono la Penisola dall’occupazione tedesca. A loro negli anni il tributo di riconoscenza per aver messo fine ad una guerra sanguinosa, trasformatasi in guerra civile tra truppe nazi-fasciste e combattenti della Resistenza appartenenti a diversi schieramenti di sinistra, popolari, repubblicani e liberali. Nel difficile dopoguerra gli Stati Uniti D’America sono stati un inimitabile modello di liberismo, mentre il Regno Unito ha rappresentato il simbolo di un potere generato “dal basso”, dal popolo che affida alla Monarchia ed al Parlamento il compito di garantire pace e giustizia.

“Nemo me impune lacessit” (Nessuno mi sfida impunemente), questo è il motto che campeggia nello stemma della Corona del Regno Unito ad intimidire chiunque voglia solo sfiorare questi principi su cui si basa la Costituzione inglese e la vita sociale, politica, economica.

Nell’ora più tragica della nazione, l’allora primo ministro Winston Churchill, esponente politico dei conservatori, costretto a decidere se negoziare o affrontare una guerra contro la Germania, fece scelte coraggiose che cambiarono il corso della Storia. Egli tenne duramente testa alle forze dell’Asse, chiese al popolo inglese uno sforzo sovrumano, un costo di vite umane, ma portò alla vittoria il Paese.

L’Europa dilaniata da dittature che avevano annullato ogni diritto civile ha guardato all’Inghilterra come ad un Paese che aveva saputo difendere i principi su cui si basa la democrazia.

Una nazione che si era opposta con orgoglio al Nazismo e a Hitler, definito sprezzantemente da Churchill “l’imbianchino di Monaco”.

La ricostruzione del Regno Unito dopo la guerra è stata molto apprezzata per il rapido sviluppo economico, la capacità organizzativa e gestionale e la politica di integrazione. Inoltre, è stata un esempio di Welfare State: indennità di disoccupazione, sussidio per l’alloggio, indennità di sostegno all’occupazione e credito d’imposta. Nel 1948 venne introdotto il National Health Service, efficientissimo sistema sanitario.

Questa riforma esprimeva e rafforzava norme di comportamento ed identità di destino di un Popolo.

Il Regno Unito aderì alla Comunità economica europea (CEE) nel 1973 e la sua adesione continuata è stata approvata con un referendum del 1975 ed infine con il trattato di Maastricht del 1992 ha partecipato alla fondazione dell’UE.

Gli anni che sono seguiti all’adesione all’Unione sono stati caratterizzati da crisi politiche, economiche, da guerre, da attacchi terroristici. Problemi che hanno segnato il popolo britannico con un conseguente acuirsi di spinte populiste e nazionaliste e il rafforzamento del partito degli euroscettici.

Fra alternanze di governi e controversi referendum il Regno Unito ha chiuso definitivamente, con la vittoria della Brexit, l’esperienza comunitaria. L’accordo di recesso è stato ratificato definitivamente il 31 gennaio 2020, facendo nascere problemi di accoglienza e di permanenza dei cittadini europei sul suolo britannico.

L’attuale diffondersi del contagio da Covid-19 ha determinato un’inaspettata emergenza per una nazione che ha scelto da poco un dorato isolamento. Il primo ministro inglese Boris Johnson in conferenza stampa da Downing Street, in netta contraddizione con le misure di prevenzione adottate dai Paesi membri della comunità e contro le direttive sanitarie dell’OMS, ha annunciato una diversa strategia sanitaria enfatizzando la teoria “immunizzazione di gregge “, tante vittime tra i più deboli per preservare i forti. Unanime la condanna da parte di tutto il mondo per una pratica che ricorda la nefasta selezione della specie umana. Lo stesso Boris Johnson dopo questa grave dichiarazione è risultato positivo al virus, così come il principe Carlo.

Questi eventi e il propagarsi del Covid-19 ha colpito l’opinione pubblica inglese e lo stesso Governo ha dovuto emanare misure preventive simili ai Paesi europei. Alla fine della epidemia per il Regno Unito sarà molto difficile una ripresa in autonomia e fuori dall’UE.

I Ventisette Stati che compongono la Comunità europea, pur nella difficoltà di raggiungere una equilibrata e proficua intesa per l’assegnazione di risorse necessarie per la ripresa economica, di fronte al Coronavirus, comune ed implacabile nemico, si avviano a trovare soluzioni, anche perché è complicato sciogliere in questo drammatico momento, i trattati europei.

La Regina Elisabetta nel discorso alla nazione ha rivolto un forte appello invocando risolutezza di fronte alla più grave avversità dopo la Seconda Guerra Mondiale.

La Sovrana ha ribadito testualmente: “Un tempo di sconvolgimento nella vita del nostro Paese che ha portato dolore, problemi economici a molti ed enormi cambiamenti alla vita quotidiana di tutti”. Ha chiesto “forza, autodisciplina, determinazione, fratellanza”, sottolineando quanto sia difficile questo momento storico per la Corona e per tutto il resto del mondo. Una sorta di rievocazione del famoso discorso del padre, Re Giorgio VI, che durante la Seconda guerra mondiale fece appello all’unità della Nazione, alla necessità di resistere, all’orgoglio inglese.

La grave pandemia che ha colpito l’Europa e il mondo intero, impone appena dopo, un’attenta riflessione di come affrontare la difficile ripresa economica. La necessità di una coesione europea come unico percorso per costruire insieme alla moneta unica, un solo popolo, un’unica Banca, un solo Welfare e una Difesa comune. Forse è l’occasione propizia a costruire la Federazione europea come “in pluribus unum “, un’unica identità nelle diversità, percorso obbligato per fondare gli “Stati Uniti d’Europa”.

Il Covid-19 ha insegnato alle singole nazioni che i muri, le frontiere, i mari non mettono a riparo i singoli Stati.

Democrazia, Solidarietà e Umanità rendono i popoli coesi, forti e liberi.

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