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Federagenti: le guerre sconosciute

by Redazione

 

Odessa, Chornomorsk, Bab-El-Mandeb, Ashdod, Stretto di Taiwan, Kherson, Bosforo e Dardanelli, Suez. Secondo Federagenti – la Federazione italiana degli Agenti, Raccomandatari Marittimi e Mediatori Marittimi – in un Occidente distratto questi nomi possono anche significare poco o nulla, ma in realtà indicano conflitti “sempre meno locali e sempre più globali che stanno impattando su nodi strategici del commercio mondiale dal Mediterraneo all’Africa occidentale e orientale, dal Mar Nero al Mare della Cina, dal Centro America al Sud Est asiatico, alla Corea”. Piuttosto che lamentarsi per la crisi degli approvvigionamenti di materie prime, si dovrebbero analizzare le motivazioni e le possibili soluzioni.

La cargo watchlist della IUA (International Underwriting Association) all’inizio del 2019 presentava 49 aree di rischio di cui 15 nella fascia da alta ad estrema. Oggi le aree a rischio sono 61 (+25%) e quelle nella fascia alta di conflitti in campo aperto sono balzate a 21 (+40%).

Il Presidente di Federagenti chiede quindi al futuro Governo che i nostri porti e i nostri spazi marittimi vengano “innervati nelle reti Ten-T e nelle catene di valore che si genereranno a fronte di scelte di politica internazionale”. Questo nell’ambito di un piano strategico nazionale su energia, materie prime essenziali e transizione ecologica che va “pensato e costruito come primario obiettivo del nuovo Governo”.

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