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Fiume Sarno. Una cittadinanza consapevole.

by Anita Ferraioli

Il gruppo cittadino AQUAMUNDA ha cominciato lo scorso sabato 23 maggio a manifestare la determinata intenzione di perorare la causa contro l’inquinamento del fiume Sarno. Sono anni che sversamenti chimici e fognari danneggiano l’ambiente e la salute dei cittadini dei Comuni attraversati dal fiume. L’obiettivo è quello di rendere consapevole la popolazione proprio attraverso i flashmob, come quello di sabato 23, che si terranno a cadenza settimanale. Infatti, ieri sera c’è stato il secondo appuntamento, sempre davanti al Municipio di Nocera Inferiore dove il Sindaco ha fatto una fugace comparsa. Sempre con la stessa modalità comunicativa, semplice e chiara. Questa volta oltre a Nocera Inferiore e Castellammare, hanno aderito anche le associazioni territoriali di Torre Annunziata, Pompei, Scafati, Angri e Sarno. Prossimo appuntamento venerdì 5 giugno.

Il gruppo nasce da un post pubblicato da Simona Tortora, che ha avuto 12.000 condivisioni che hanno dato la spinta per iniziare. AQUAMUNDA si divide in tre gruppi di lavoro. Uno tecnico, che vede ingegneri, chimici e avvocati impegnati a conoscere la storia del fiume per capire la situazione attuale e poi interfacciarsi in modo consapevole con le istituzioni locali. Poi un gruppo per la comunicazione e un altro organizzativo, ed è quest’ultimo che si occupa di organizzare i flashmob e le altre iniziative che seguiranno.

In programma per la prossima settimana una manifestazione al palazzo della Regione – “per chiedere al governatore De Luca lo stesso impegno che ha impiegato nella lotta al Covid” – ha detto Simona Tortora, che ha inoltre ribadito il pieno sostegno alle amministrazioni comunali e regionali laddove rispondano alle sollecitazioni dell’intera cittadinanza e diano prova di prendere provvedimenti, in caso contrario verrà profuso il massimo impegno affinché si adoperino.

Gli sversamenti sono sia fognari, tanto che gli ultimi rilievi dell’Arpac hanno riscontrato elevata presenza di escherichia coli (un batterio fecale), sia chimici. Sebbene entrambi forme di inquinamento, non sono tanto i primi a preoccupare, per quanto resti un problema che va risolto, ma i secondi. Anche perché durante il confinamento ciò che si è fermato non sono state le fogne, ma le fabbriche produttrici di beni non essenziali. Che si tratti dell’uno o dell’altro caso, entrambi costituiscono un problema da risolvere, il secondo con più impegno del primo, perché non attiene solo ad un sistema di drenaggio urbano.

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