La notizia più recente viene da Sesto San Giovanni, dove è stato presentato in Commissione urbanistica il progetto per la realizzazione di uno Studentato nell’edificio della ex Magneti Marelli.
Si parla di 857 stanze di cui 86 convenzionate ad un costo di circa il 20% inferiore a quello di mercato: a stima 800-900 €/mese. La stragrande parte (771) saranno a mercato libero, ossia da 1.000 € in su.
Studentati di questo tipo sono già in funzione a Milano nel CX Campus di Scalo Romana (a partire da 699 a 1059 €/mese), a Bologna nel complesso San Vitale (da 750 €/mese), a Firenze nella Manifattura Firenze (da 990 €/mese) e nell’Aparto Rifredi (da 850 €/mese), a Roma nel Campus CX Rome Student Place (da 720 €/mese), per citare solo alcuni esempi. Altri stanno nascendo a ritmi frenetici: a Roma negli ex Mercati Generali, a Napoli nella ex Base Nato a Bagnoli, a Torino nell’ex INAIL e molti altri ancora.
Allora la domanda è: si stanno costruendo alloggi per andare incontro alle esigenze degli studenti fuori sede o si stanno realizzando enormi operazioni di speculazione immobiliare, spesso con la garanzia dall’intervento pubblico?
I protagonisti
I Fondi Immobiliari sono, per definizione, società che raccolgono fondi sul mercato, li investono in attività di vario tipo e poi rivendono generando utili per i propri soci.
Tra le varie forme di investimento quella degli student housing (termine chic per sostituire la vecchia Casa dello Studente) è oggi particolarmente appetibile per la semplice ragione che la domanda di alloggi per studenti universitari fuori sede è molto alta, mentre da tempo lo Stato e la Pubblica Amministrazione in genere non si prende cura di questo problema lasciandolo al mercato.
I principali Fondi interessati sono Hines, CBRE, TSH, Barings, Investire SGR, Ardiane Rockfield, che hanno trasformato iniziative nate come servizio sociale in prodotti finanziari per generare rendimenti per gli investitori.
Nel caso di cui stiamo parlando il promotore dell’iniziativa è il Fondo Casati IV, specializzato nel citato student housing, che nel 2025 ha acquistato l’edificio della Magneti Marelli a Sesto San Giovanni. Il Fondo è gestito da Castello SGR SpA, una società per la gestione dei risparmi appartenente al Gruppo Bancario BPM di Milano che opera per garantire utili alla proprietà. Nulla a che vedere con una qualsiasi forma di utilità sociale.
Il progetto è affidato alla Nasini Architetti di Milano, specializzata in questo settore, che vanta “un approccio olistico che coniuga rigenerazione urbana, sostenibilità ambientale e design centrato sulle esigenze degli utenti”.
Nel caso di Sesto San Giovanni l’enfatica affermazione è errata in quanto è vero che si tratta di rigenerazione urbana dato che l’edificio cambia genere, ma non ne rispetta i requisiti di sostenibilità che non può essere solo economica (garantita dall’investimento) e ambientale (verificabile tramite le procedure vigenti) ma anche sociale, il che vuol dire che occorre valutare se vi sono ricadute positive in termini di valore sociale. E’ del tutto evidente che all’ex Magneti Marelli non c’è nulla di simile.
Lo sviluppo è affidato alla società Collegiate che gestisce già due studentati – Milan Notrh e Milan Bovisa – guardando i quali si capisce che tutto sono meno che strutture per andare incontro alle esigenze degli studenti, a meno che non siano abbienti.
Il versante pubblico
Allora la risposta alla domanda iniziale appare scontata: si tratta di investimenti immobiliari che nulla hanno a che vedere con azioni rivolte ad andare incontro alle esigenze degli studenti fuori sede.
Va poi considerato un altro aspetto della questione, vale a dire che progettare e realizzare alloggi differenziati per studenti con diverse possibilità economiche significa introdurre un insopportabile discriminazione sociale in un ambiente che dovrebbe rappresentare l’esatto contrario.
Nelle Università si accede pagando le stesse rette – salvo minime agevolazioni per i redditi più bassi e senza alcun sovraprezzo per quelli più alti – a tutti vengono impartite le stesse lezioni, tutti accedono in modo egualitario a biblioteche, laboratori e servizi comuni e sostengono esami e tesi con le stesse modalità.
Allora per quale motivo debbono essere trattati diversamente per gli alloggi? Se ci sono studenti ricchi che non si vogliono mescolare con i meno abbienti possono affittare alloggi sul mercato. Lo Studentato-Casa dello Studente deve essere una struttura riservata in modo paritario a studenti senza discriminazioni di status economico.
Quindi va chiamata in causa l’Amministrazione pubblica a tutti i livelli, dallo Stato che emana le leggi, alle Regioni nell’ambito della loro autonomia in materia, ai Comuni che rilasciano le autorizzazioni a costruire. Tutti devono indicare una linea precisa: nel caso degli Studentati non sono ammesse speculazioni immobiliari.
I Fondi immobiliari vadano a cercare altrove dove investire.
