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Gli intellettuali stanchi

by Alessandro Cardente

 

L’incomprensibile antioccidentalismo di alcuni “occidentali stanchi” sta diventando pericoloso. “Dittatura ideologica perché non abbiamo più valori da proporre al mondo e alle nuove generazioni; abbiamo solo crimini da espiare!” Da troppo tempo sentiamo queste voci lamentose levarsi dai comodi salotti del ricco Occidente, sui quali siedono polemici intellettuali stanchi, forse di uno stile, di una cultura e di un processo che ritengono giunto al capolinea.

Ma di questa civiltà, ne fanno e ne hanno fatto parte a pieno titolo godendone di ogni beneficio e opportunità. In primis, quella di poter dire ciò che dicono! Un Occidente aggressore e colpevole dei mali del pianeta. Privo di nuovi e accattivanti stimoli culturali.

Certamente il nostro mondo, la nostra cultura occidentale, le nostre ambizioni non sono sempre perfette, anzi sicuramente perfettibili come per ogni civiltà lo è stata e lo sarà! Ma nella nostra imperfezione abbiamo costruito dei valori, dei modelli, anche di solidarietà, sui quali siamo riusciti a garantirci decenni di pace e di crescita sotto tutti i punti di vista, inclusa quella scientifica e intellettuale; di benessere, di autodeterminazione dei singoli e di libertà. Di conquiste sociali e civili. Di democrazia!

Questa autoflagellazione ciclica che sente necessaria l’élite europea e quella americana, rischia di limitare lo sguardo, di deviare le attenzioni e i bisogni ostacolando l’autentica interpretazione della realtà, sottovalutando le minacce di un mondo che vuole imporre una nuova ricomposizione mondiale. Nuovi equilibri, nuovi accordi economici, nuovi protagonismi. Insomma, un nuovo contesto geopolitico mondiale.

Lo ha rappresentato molto chiaramente l’ultima Assemblea Generale dell’ONU, che si è espressa per l’uscita temporanea della Russia dal Consiglio dei Diritti Umani. Le votazioni contrarie di alcuni Paesi narrano la prima prova generale dell’alleanza anti Occidente che il Cremlino sta cercando di costruire intorno all’aggressione contro l’Ucraina. Russia, Cina, India e parte del mondo arabo costituiscono potenze antidemocratiche, dittature che si contrappongono alle grandi democrazie occidentali.

Se parte dell’intellighenzia occidentale persisterà ad edulcorare la visione dell’attualità diventerà, suo malgrado, complice di una rischiosa dipartita di quelli che sono i valori fondanti delle nostre liberal democrazie. Valori che abbiamo potuto conquistare e affermare grazie alla lotta e con la vita dei nostri avi e per i quali oggi gli ucraini, a carissimo prezzo, stanno difendendo anche per noi tutti con la loro resistenza.

Il nostro agio, il nostro benessere diventa ovvio e scontato. Ci si distrae dalle motivazioni per cui tutto questo fa parte della nostra vita. Il lusso di poter scegliere cosa essere e cosa diventare; quale religione praticare in un contesto laico; oppure, dove e come poter vivere; interpretare i propri ideali, decidere quale modello di famiglia costruire e avere la possibilità di offrire un futuro ai propri figli; dove farli studiare, dove farli vivere, dove formare le loro vocazioni e la propria personalità sulla base delle loro predisposizioni naturali; la possibilità di esprimere e scrivere liberamente in questo articolo ciò che penso e i principi in cui credo … addirittura con un’ulteriore possibilità, quella di poter essere criticato o condiviso!

È per questo, semplicemente per questo, che il popolo ucraino continua con orgoglio e con coraggio ad escludere categoricamente la resa, perché con essa nessuna trattativa possibile porterebbe alla protezione dei loro valori fondamentali. Che sono gli stessi nostri! Sono il tragitto di un percorso comune tracciato dai nostri principi fondamentali che altro non sono che i pilastri della democrazia. E che, il coraggioso popolo ucraino ha deciso di scegliere nella propria e totale consapevolezza.

Mai come in questo momento storico, la civiltà occidentale è tenuta a porsi delle domande e una su tutte: dove e con chi stare? Dove e come preservare il nostro futuro e con quali alleati condividere il nuovo avvenire?

L’invasione Russa contro Kiev nella sua drammaticità segnala un ulteriore elemento di gravità: un attacco privo di una ufficiale dichiarazione di guerra ad un paese sovrano e democratico. Una svolta temibile nelle modalità e nella disinvoltura delle pratiche tanto aggressive di questo attacco che non può non minacciare l’equilibrio di pace finora vissuto in tutto l’occidente. La Russia di Putin ha solcato inevitabilmente un punto di non ritorno e la storia ne racconterà presto le conseguenze.

Occorre quindi imparare nuovamente a ragionare con la consapevolezza della conoscenza, affidandosi all’obiettività reale, rivalutando i valori e l’importanza della propria coscienza. Per questo, la nostra visione di pace non deve farci smarrire l’astuzia e la dinamicità utili a proteggerci durante le emergenze e le possibili minacce. Dovremmo tutti tornare ad imparare a distinguere la verità come dalle ipotesi del terrapiattismo strisciante nel web, finanziato da oscuri gruppi accattivanti. Organizzazioni potenti economicamente e agili grazie alle loro stimolanti comunicazioni che, nell’istigazione del dubbio e del complotto, illudono, affascinano e talvolta convincono.

Ce lo impone la necessità di salvare la vita ad una civiltà tanto criticata quanto amata da tutti: dai figli e dalle mogli dei potenti dittatori agli oligarchi russi; dai banchieri alle ricche famiglie orientali e arabe che amano frequentare, studiare, vivere nelle capitali d’Europa e degli Stati Uniti.

E’ l’Occidente, che anche in questa strana irrazionalità dei pensieri e dei comportamenti, non si nega a nessuno!

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