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Il Premio letterario Villa Bruno a San Giorgio a Cremano

by Piera De Prosperis

 

Nella biblioteca comunale “Padre Alagi” di Villa Bruno a San Giorgio a Cremano, il 23 aprile si è svolta la premiazione della IX edizione del Premio letterario “Villa Bruno”, Qui si risorge a nuove ore di cultura, a cura della Pro Loco di San Giorgio a Cremano e con la collaborazione dell’associazione “A casa di Massimo Troisi”.

 

In una sala affollata di alunni di varie scuole del territorio, di docenti che hanno seguito e curato l’iniziativa, di adulti partecipi in sezioni appositamente dedicate, di curiosi attratti dalla cerimonia, la prof. Maria Falbo, anima e curatrice del progetto, ha presentato i vincitori. Le categorie erano: poesia e racconto breve alunni, poesia e racconto breve adulti, il Migliore, sezione poesia in vernacolo dedicata a Massimo Troisi. L’elenco dei premiati con la lettura dei testi e della motivazione della scelta è stato intervallato da brani musicali della tradizione napoletana. Il tutto in un clima di gioia e di sollievo perché finalmente si tornava in presenza a parlare di poesia, a sentirsi parte di un gruppo interessato a leggere e ad ascoltare i sentimenti che il testo poetico sa far esprimere.

 

Tutti i premiati hanno vissuto il loro momento di celebrità con commozione. Sentir leggere il proprio testo in pubblico, sul palco dalla voce di un’attrice, smuove sentimenti, rivela l’anima fino a quel momento nascosta o velata.

Specie per i giovani è importante un’esperienza del genere. Fare poesia o elaborare un racconto significa dover disciplinare in regole di scrittura l’emotività che a volte si manifesta senza argini e diventa sfogo irrazionale. La disciplina letteraria serve a mettere ordine, a dare una veste pubblica al privato, consentendo alla produzione di circolare, essere capita, condivisa e apprezzata. Appropriarsi degli attrezzi del mestiere letterario non è un’esercitazione scolastica o per lo meno non solo. Significa disciplina e lavoro. Scrivere di getto è puro sfogo: l’intenzione del premio è quella di spingere i giovani ad elaborare, ripensare, usare la lingua in maniera consapevole.

 

Anche gli adulti che hanno ricevuto il premio sembravano commossi. C’era chi era venuto appositamente da fuori regione, rimarcando come nei due anni di pandemia fosse mancato quel contatto fisico che adesso sembra una straordinaria novità.

Le tematiche ricorrenti sono state la solitudine, il sentirsi esclusi dal gruppo, le difficoltà relazionali con il proprio corpo adolescenziale, ma anche il coronavirus, la pandemia, il ricordo di Gino Strada, la guerra quasi che fosse nell’aria questa nuova tragedia.

Applausi scroscianti hanno segnato i momenti della premiazione. Tutti felici, tutti contenti di aver partecipato, ci siamo lasciati con la consapevolezza che quanto recita il motto del premio: La poesia è l’aristocrazia della Parola, è vero e va coltivato.

All’anno prossimo!

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