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Guerra in Ucraina: attenzione, il mondo sta rischiando

i due contendenti sono entrambi sfiniti

by Luigi Gravagnuolo
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Figuratevi un match di pugilato. Sul ring si sfidano un peso massimo dalla potenza micidiale e un peso medio, meno forte ma più agile. Sorprendentemente il piccolo riesce a parare i colpi più duri e, colpetto dopo colpetto, mette nell’angolo il peso massimo. Questi, vistosi alle corde, che fa? Confida nella potenza del suo pugno e tenta il colpo da knockout.

Nelle guerre la dinamica è simile. Ricordate Hitler che, ormai alle corde, vagheggiava di una sua arma segreta tale che avrebbe rovesciato le sorti della guerra? Non l’aveva, o non fece a tempo a usarla. E finì come si sa. E Napoleone Bonaparte non tentò il colpo da knock-out a Waterloo?

È la condizione in cui si sta cacciando Valdimir Putin. È alle corde. Ha già sacrificato la vita di 450mila ragazzi, 1.300 per ogni kmq conquistato. Finora ha reclutato giovani elargendo enormi benefici economici alle famiglie dei ragazzi caduti, tali da cambiarne lo status per il futuro. E le famiglie hanno spinto i propri ragazzi ad andare al macello. Ma ora sta finendo la ‘materia prima’. I depositi di carne da cannone sono in riserva. Né sono sufficienti a surrogarne la carenza i reclutati in Africa e in Corea. A settembre ci saranno le elezioni legislative e regionali in Russia, una sorta di midterm russo in vista delle presidenziali del 2030 e lo zar vuole a tutti i costi evitare di proclamare la mobilitazione generale in un momento in cui la fiducia e il consenso popolare nei suoi confronti sono in caduta libera.

Scarsi i depositi di carne da macello, non stanno meglio quelli di carburante. Sono agli sgoccioli. Gli Ucraini ormai da mesi martellano le raffinerie russe fino alla Siberia, la benzina e il gasolio scarseggiano, le pompe di benzina aprono a singhiozzo con file esagerate di auto che attendono e sperano di rifornirsi. Addirittura, con i suoi 4,8 milioni di barili al giorno pari a circa il 10,8% delle esportazioni mondiali, la Federazione Russa, secondo maggiore esportatore di petrolio al mondo dietro alla sola Arabia Saudita, è oggi costretta a comprare gasolio all’estero.

L’ISW (Institute for the Study of War) stima che il tasso di logoramento della società russa è cresciuto di diciannove volte rispetto allo scorso anno.

Quanto alla guerra, il fronte di terra è fermo da più di un anno e nei mari da subito l’Ucraina aveva preso il sopravvento. Restano i cieli, nei quali la superiorità russa è ancora schiacciante. In realtà gli Ucraini stanno annullando tutti gli attacchi portati con droni, aerei e missili tradizionali. Non riescono però ancora ad intercettare i micidiali missili balistici Iskander, che la Russia continua a produrre al ritmo di una sessantina al mese e per i quali solo i Patriot potrebbero farcela. Trump ad Ankara ha concesso a Kyiv le licenze per produrli in proprio, ma occorrono mesi e anni per poterne disporre in quantitativo sufficiente.

Insomma, se Sparta piange Atene non ride. I due contendenti sono entrambi sfiniti. Perché dunque non si riesce a concordare neanche una tregua?

Serge Schmemann, franco-americano specialista di geopolitica per il NYT, dice: «Nel complesso, è difficile capire come i russi abbiano sopportato così a lungo la missione maniacale di Vladimir Putin di distruggere l’Ucraina, dato il dolore crescente degli attacchi ucraini, un bilancio di circa 450.000 morti sul campo di battaglia, il deterioramento del tenore di vita e la rinascita di uno stato di polizia in stile sovietico».

Così come – aggiungiamo noi – è difficile capire la forza di resistenza del governo, del popolo e delle forze armate ucraine, al di là della loro incredibile capacità di adattamento alle nuove tecnologie della guerra tradizionale e di quella ibrida. Tali da rendere oggi l’esercito di Kyiv il più moderno ed efficiente dell’intera Europa a parere di tutti gli esperti del settore.

Ma anche a Kyiv si aprono crepe nella gestione del consenso. È davvero difficile considerare decisioni solo ‘tecniche’, finalizzate a efficientare le forze armate, l’estromissione dai loro incarichi nel giro di poche settimane di tre ambasciatori, un Primo ministro, un Ministro della Difesa, un Ministro degli Esteri e diversi alti ufficiali militari.

Già due anni fa c’era stata la rimozione del Comandante in capo delle Forze Armate, Valerij Zaluznyj. Poi, nella prima metà dell’anno in corso sono stati estromessi i tre ambasciatori di cui sopra, il Primo ministro Yulia Svyrydenko, il Ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, il Ministro degli Esteri Andrii Sybiha, e alti ufficiali militari. Tra quest’ultimi pare ora essere caduto in disgrazia anche Oleksandr Syrskyi, il comandante delle Forze Armate succeduto a Zaluznyj. Un vero terremoto politico e nella gerarchia militare che molti ritengono dovuto alla diffidenza di Zelenskij verso chiunque guadagni una popolarità che possa oscurare la stella. Non un buon biglietto da visita per l’ingresso in UE.

Il fatto è che entrambi i contendenti, sia la Russia che l’Ucraina, condividono una delle eredità più velenose dello stalinismo, la corruzione della burocrazia di stato poi evoluta in oligarchia. Con una differenza però. Kyiv, che vuole far parte dell’Unione Europea, sa bene che la lotta alla corruzione è condicio sine qua non per esservi accolta; come lo sono pure il rispetto dei diritti politici e sociali dei cittadini. Mosca invece si avvicina sempre di più alle tirannie asiatiche. Così a Kyiv i quadri politici e militari vengono rimossi e la gente scende in piazza per protestare. Liberamente. A Mosca quelli che protestano vengono uccisi o incarcerati e la gente può solo abbassare la testa. A Kyiv si può prospettare un cambio di leadership per via elettorale; a Mosca solo un putsch con l’eliminazione fisica di Putin, secondo secolare tradizione.

Lo zar, che è davvero nell’angolo., lo sa e lo teme. La sua vita è in pericolo. Attenzione se tenta il colpo da knockout, dispone di seimila testate nucleari.

 

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