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I finalisti del Premio Napoli all’Arci Movie di Ponticelli

by Piera De Prosperis

Venerdì scorso, nella sede Arci Movie – Centro di cultura e animazione “Giorgio Mancini” – a Ponticelli, si è svolto un incontro con gli autori finalisti del Premio Napoli 2019 per la sezione Narrativa. Giulio Cavalli (Carnaio), Maria Pace Ottieri (Il Vesuvio universale) e Andrea Pomella (L’uomo che trema) hanno dialogato e si sono confrontati con i giudici lettori.

Presenti Domenico Ciruzzi, presidente della Fondazione Premio Napoli, e il vicepresidente Alfredo Contieri. Coordinatori: Imma Colonna e Roberto D’Avascio, protagonisti storici dell’Arci di Ponticelli. Capaci di raccordare, con la loro esperienza e sensibilità, i temi e gli aspetti culturali e territoriali che sono emersi dal confronto. Molto intenso il momento della lettura di brani tratti dai testi in concorso, letti da Luigi Migliaccio, Maria Teresa Panariello e Milena Pugliese.

I libri proposti, pur diversi per contenuto, impostazione narrativa e background dei singoli autori, presentano alcuni elementi in comune. Si radicano tutti nel presente. Sia esso quello della realtà vesuviana che quello, anche se formulato in maniera distopica, dei paesi ospitanti i migranti o quello ancora dell’interiorità, rosa dalle difficoltà emotive cui oggi continuamente siamo sottoposti. Per tutti, all’orizzonte c’è una speranza riposta nelle persone oneste che vivono intorno alla Montagna. O in coloro che, pur in situazioni di estremo disagio, non accettano la caduta dei vincoli morali più elementari. O in un depresso che, consapevole della causa della sua sofferenza, riesce a stabilire un approccio emotivo nuovo con il figlio. Sono racconti di viaggio, nel senso lato del termine. Un viaggio che oscilla tra passato e presente con incursioni nel futuro. Esplorazione di una comunità, quella vesuviana, fiera di un’identità forgiata dal vulcano. Verso i limiti della moralità individuale e sociale in un gruppo che, più che essere costituito da buoni o cattivi, è fatto di donne e uomini che non hanno strumenti per essere giusti. Quello di un uomo che trema, perché ancora vivo, in interiore hominis, caduta agli inferi e faticosa risalita.

Esiste poi una novità di scrittura rispetto ai parametri scolastici di classificazione. Il genere in senso stretto non esiste più ormai da tempo. La scrittura si differenzia solo per essere in prosa o in poesia e a volte anche questa distinzione mette a disagio. La fenomenologia della scrittura romanzesca manifesta oggi una ricchezza di esperienze superiore al passato (Spinazzola). Non sono, quindi, romanzi tout court. Sono testi accomunati da una cura linguistica decisamente attenta, frutto di competenza e spessore umano e culturale. Il labor limae di catulliana memoria. Come dice Gianfranco Contini “Lo stile mi sembra essere, senz’altro, il modo che un autore ha di conoscere le cose. Ogni problema poetico è un problema di conoscenza. Ogni posizione stilistica, o addirittura direi grammaticale, è una posizione gnoseologica”. I nostri autori ci fanno conoscere il loro mondo, che è il nostro, per come ce lo descrivono.

Un’ultima considerazione sul contesto in cui l’incontro è avvenuto. La sede del Centro “Giorgio Mancini” di Ponticelli fu vandalizzata nel luglio 2018. Pareti sventrate, furti di computer, macchine fotografiche, strumenti musicali. Quasi a voler impedire alla parte sana della città di sopravvivere. Assistere all’incontro con i finalisti del Premio Napoli in un ambiente ritornato accogliente è stata un’ulteriore prova, non solo della determinazione dell’Associazione, ma anche dell’ideale abbraccio di mutuo soccorso tra una centrale realtà cittadina e la periferia degradata e sfregiata (ma mai domata) dell’hinterland partenopeo.

I vincitori del Premio, decretati dal voto dei componenti della giuria popolare, saranno proclamati durante la cerimonia finale del 18 dicembre al Teatro Mercadante di Napoli. Ma la cultura, intesa come partecipazione e condivisione, ha già vinto.

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