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Il capitalismo corporativo dei balneari

È stato presentato oggi il Quaderno della Rassegna di diritto pubblico europeo dedicato a “Gestione e governo delle concessioni demaniali marittime”. La ricerca è nata su impulso della AdSP del Mar Tirreno Centrale, che ha affidato al Centro Interdipartimentale LUPT della Università Federico II l’approfondimento giuridico normativo della regolazione sul controverso tema delle concessioni turistico ricreative.

L’Italia si trova in una posizione indifendibile, avere per l’ennesima volta prorogato tali concessioni al 2033, in piena ed aperta violazione della normativa comunitaria definita dalla Direttiva Bolkenstein. Già nel passato per due volte la Commissione aveva aperto una procedura di infrazione contro l’Italia su questo tema, ma si era accontentata, chiudendo i procedimenti, di promesse mai rese operative. Di fronte a questa ultima testarda presa di posizione legislativa nazionale, la Commissione ha inviato nello scorso dicembre una dura lettera al Governo italiano, che preannuncia atti decisi per riportate entro un quadro europeo una disciplina che continua solo a prorogare in modo illegittimo le concessioni esistenti.

Una finestra di opportunità si può considerare la promessa, contenuta nel PNRR, di riformare le concessioni marittime nell’ambito della prossima legge sulla concorrenza.

Come ha detto Sandro Staiano, va trovata una composizione con il contesto costituzionale e con la normazione europea, segnando anche un chiaro punto discriminante con l’interferenza dei poteri locali, che in molti casi sono chiamati a regolare queste concessioni. Nel suo intervento Antonio Pescapè ha sottolineato che nell’ambito della terza missione dell’Università rientra pienamente anche l’analisi e la disciplina dei beni pubblici. Entro questa missione, come accade nel caso di questa ricerca, è molto opportuno non limitarsi solo all’analisi ma diventa fondamentale formulare anche proposte. Mario Calabrese ha sottolineato la necessità di operare una riforma dell’istituto della concessione per consentire di superare le contraddizioni che oggi sono presenti nel tessuto legislativo.

Il settore delle concessioni turistico ricreative presenta un vasto raggio di operatività. Angela Cossiri ha ricordato che vi operano circa 180.000 lavoratori ed un numero di atti concessori pari a 92.000. Occorre un approccio pluridisciplinare per trattare la materia, in quanto l’interesse pubblico non è dato solo dalla concorrenza e non devono essere tutelati solo gli interessi privati dei concessionari: sono presenti anche interessi collettivi alla fruizione di un bene comune.

Pietro Spirito ha ricordato che l’AdSP del Mar Tirreno Centrale ha fatto ricorso all’apporto prezioso dell’Università in altri due casi, oltre a questo delle concessioni balneari: per il progetto di ampliamento del porto ad Oriente, coinvolgendo il Dipartimento di Architettura della Federico II, e per l’installazione di un deposito di GNL nel porto di Napoli, avvalendosi dell’apporto del Dipartimento di Ingegneria dell’Università della Campania. Non può essere un caso che in tutte e tre le vicende si sono riscontrate resistenze, opposizioni e malumori. Questo dato è indice che la qualità del dibattito pubblico è molto povera e che bisogna ancora continuare ad investire in conoscenza, coinvolgendo i saperi che sono presenti nell’accademia partenopea.

La vicenda dei balneari è perfetta metafora di quel capitalismo corporativo che ha paralizzato il dinamismo dell’economia italiana negli ultimi quattro decenni almeno. Tutti a chiacchiere evocano il mercato, salvo poi a dispiegare un impegno parossistico al fine di cercare tutti i modi per svicolare e mantenere inalterate le rendite di posizione. Il legislatore italiano e le lobbies di settore hanno manifestato una faccia tosta degna di ammirazione, siamo quasi allo sberleffo verso la legislazione comunitaria. Si tratterà di vedere ora cosa sarà previsto nella prossima legge di concorrenza che dovrebbe, secondo quanto affermato nel PNRR, riformare l’istituto delle concessioni demaniali marittime.

Tra i paradossi che l’attuale quadro normativo consente, va segnalata anche la possibilità per il concessionario di sub concedere parte del suo diritto ad un terzo, mediante l’applicazione dell’articolo 45 del codice della navigazione. Si giunge al paradosso di un concessionario che, pagando una miseria il suo diritto concessorio, può incassare da un altro privato una somma pari ad un multiplo del corrispettivo stesso della concessione. Ci sarebbe da ridere, se non fosse tragicamente vero.

In conclusione, Alberto Lucarelli ha sottolineato che viviamo ancora l’onda lunga dei codici ottocenteschi e della legislazione fascista, mentre dovremmo cominciare a ragionare su una distinzione, che va introdotta, tra bene pubblico e proprietà pubblica: anche quando un bene è affidato alla gestione privata dovrebbe essere reso obbligatorio il rispetto di regole a tutela del bene pubblico stesso.

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