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Indagini ambientali, premiata Teresa de Majo: “la passione è la mia forza”

by Flavio Cioffi
Teresa de Majo

“Alla Dott.ssa Teresa de MAJO, Collaboratore Tecnico dell’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Campania, è conferito il diploma di benemerenza in materia ambientale di terza classe e la relativa medaglia di bronzo, con la seguente motivazione: La Dott.ssa de Majo, con spiccate capacità professionali e grande spirito partecipativo e di servizio, forniva supporto specialistico alla polizia giudiziaria del territorio, nonché consulenza tecnica alle autorità giudiziarie in ordine ai reati ambientali. L’attività posta in essere oltre ad esaltare l’azione investigativa ha sottolineato la sua particolare sensibilità ai temi dell’ambiente.”

Recita così il Decreto del Ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, dello scorso 28 maggio. Motivo d’orgoglio per la de Majo e di una qualche maggior tranquillità per noi cittadini. Evidentemente l’Arpac e le professionalità che vi operano riescono, nonostante la nota carenza di risorse, a portare avanti un’azione coerente e sinergica con le polizie e le autorità giudiziarie che si occupano di reati ambientali e che rappresentano in molti casi l’unica vera difesa del territorio.

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Dottoressa de Majo, con quali Procure collabora?

Con quella di Napoli, di Napoli Nord, di Nola, di Torre Annunziata, di Benevento. Forse ne dimentico persino qualcuna. Ma ho anche lavorato con la DDA e sono stata perito della Procura di Catanzaro.

Ovviamente si è occupata in primo luogo della Terra dei Fuochi. Cosa è cambiato?

Sono stati anni di attività molto intensa. Per quanto riguarda i roghi di rifiuti, qualcosa è migliorata. Ma negli ultimi anni sto osservando una nuova tecnica di interramento dei rifiuti nell’ambito della ricomposizione delle cave estrattive in disuso, oggetto di ricomposizione. In pratica vi si accumula compost fuori specifica. Il compost origina dai rifiuti organici differenziati, ma in Campania la raccolta differenziata non ha ancora raggiunto buoni livelli e questo impedisce di produrre compost di qualità. Si tratta di un grave problema che a breve secondo me esploderà. L’attenzione deve quindi rimanere alta, perché fare emergere questi illeciti non è semplice. La normativa non sempre si dimostra adeguata e gli uomini che operano sul campo sono pochissimi. Però siamo sulla buona strada. In particolare la Procura di Napoli Nord sta controllando con grande impegno i due punti di criticità rappresentati dal compost e dalle ricomposizioni ambientali illecite.

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Nel corso del suo lavoro si sarà trovata ad affrontare situazioni delicate. Ha mai avuto paura per se stessa?

A volte un pochino, si. Mi è capitato di avere qualche problema, soprattutto quando collaboravo con la DDA e si indagava su attività illecite nelle quali erano coinvolti i “casalesi” piuttosto che altre organizzazioni criminali. Però quando credi nel lavoro che fai e nelle persone con le quali collabori vai avanti senza farti prendere da troppi timori.

Fare squadra è importante.

Fondamentale. Sono ormai tanti anni che lavoro a contatto diretto con i Procuratori e con i Sostituti delegati alle indagini, che opero fianco a fianco con la polizia giudiziaria, che appunto faccio squadra. Anche per questo motivo vengo chiamata continuamente a collaborare e godo della stima e della fiducia degli inquirenti.

In cosa consiste il suo lavoro?

L’Autorità giudiziaria, a seguito di denunce da parte dei cittadini o di riscontri della Polizia giudiziaria impegnata sul territorio, chiede il mio supporto per pianificare le necessarie indagini tecnico scientifiche che hanno l’obiettivo di dimostrare la illiceità delle condotte e gli autori delle stesse. Se, cioè, l’illecito commesso ha comportato una contaminazione delle matrici ambientali e quale sia l’estensione della eventuale contaminazione. E poi la prova schiacciante per l’attribuzione del reato a chi lo ha commesso. Le indagini sono particolarmente articolate perché la norma ambientale spesso può dare adito ad interpretazioni. Io mi riconosco una attitudine particolare ad operare cercando di blindare tutto ciò che faccio, sempre secondo le regole di legge e di buon senso.

Lei in questo periodo si sta occupando del fiume Sarno.

Si, sono stata investita dalla Procura di Torre Annunziata del compito di collaborare sul Sarno, però limitatamente al territorio di competenza di quella Procura. Mi occupo sia della depurazione delle acque reflue che dell’inquinamento industriale, controllando le matrici ambientali e gli indicatori biologici che possono dare informazioni sull’inquinamento o meno dell’ecosistema. Operiamo davvero a 360 gradi.

Mi risulta che, non appena sarà tecnicamente possibile, il Direttore generale dell’Arpac la nominerà Ufficiale di Polizia Giudiziaria.

Penso proprio di si e sono contenta di avere avuto questa opportunità grazie alla disponibilità del Direttore generale che, quando le Procure chiedono collaborazione, anche se costretto a rinunciare a risorse professionali, è sempre disponibile. Lo ringrazio per la fiducia che ha riposto in me e ringrazio le Procure e la Polizia Giudiziaria con le quali collaboro per il loro apprezzamento nei miei confronti. In effetti siamo in pochi ad avere l’attitudine, la passione e le qualità necessarie per questo tipo di lavoro che impegna davvero moltissimo. Io ho lavorato di sabato e di domenica, in tutte le condizioni metereologiche ed ambientali e non mi tiro mai indietro. La passione è la mia forza.

Che dire? Grazie dottoressa de Majo.

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