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Il convegno di Bologna sulla scuola post pandemia

by Piera De Prosperis
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Si è svolto ieri a Bologna il Convegno di studi dal titolo “La scuola: quale futuro dopo la pandemia. Innovare, progettare, sperimentare: proposte e percorsi“, promosso dalla Fondazione Golinelli e dal Ministero dell’Istruzione. L’evento ha il suo focus sulla centralità che la scuola deve assumere, alla luce delle trasformazioni che nell’ambito dell’apprendimento ha determinato la pandemia, nel preparare i giovani alle sfide del futuro. Futuro: parola di grande peso e di grande impegno. Come immaginiamo il nostro futuro, anzi il futuro dei nostri figli e nipoti? Un mondo nel quale sarà possibile sviluppare le proprie capacità e competenze con l’ausilio di tecnologie digitali sempre più sofisticate, in cui l’insegnante svolgerà al meglio, supportato in un percorso continuo di innovazione didattica e metodologica, il suo ruolo maieutico.

Nell’aprire i lavori del convegno, i rappresentanti della Fondazione Golinelli hanno sottolineato il ruolo di sussidiarietà della Fondazione nell’affrontare, con gli organi istituzionali, la grande sfida della scuola del futuro. Del resto questo è il primo degli eventi programmati dalle due istituzioni, cui faranno seguito incontri a cadenza annuale per proseguire i lavori e monitorare i progressi sul tema del futuro della scuola. Non a caso il luogo fisico in cui si svolgono è l’Opificio Golinelli: luogo di lavoro e di produzione.

Non basta cliccare, bisogna esserci è stato il titolo dell’intervento di Andrea Zanotti, docente di Diritto canonico e diritto ecclesiastico dell’Università di Bologna, che, ispirandosi al claim di Fondazione Golinelli “be intelligent, be there” ha evidenziato l’importanza della scuola intesa come luogo fisico, di incontro e trasmissione, sottolineando come le attuali piattaforme non abbiano un elevato grado di coinvolgimento, definendo la dad un esperimento riuscito a metà. La realtà aumentata e la realtà virtuale devono essere a servizio della didattica e non viceversa. Il rischio è quello di invertire il rapporto mezzi/fini

Perché è fondamentale l’educazione nella formazione degli individui? Ne ha parlato Adriano Fabris, docente di filosofia morale dell’Università di Pisa, che sottolinea l’importanza dei docenti nel periodo della pandemia. E’ grazie a loro che il legame virtuoso tra alunni, genitori, istituzioni non si è bruscamente e irrimediabilmente spezzato, nonostante tutte le difficoltà e i limiti che il periodo della pandemia ha imposto. Il Covid 19 ha messo alla prova il senso di cittadinanza e la fiducia nei confronti degli altri, ha evidenziato come i nostri comportamenti siano fondamentali per il rispetto degli altri e dell’ambiente. Acquisire la consapevolezza del proprio essere responsabile è il ruolo che la scuola deve svolgere.

Dopo questi interventi metodologici si è svolto il momento laboratoriale.

Su Nuovi paradigmi di apprendimento: ricerca, internazionalizzazione, innovazione si sono confrontati Andrea Cavalli, Vice Direttore dell’Area “Computational Sciences” dell’Istituto Italiano di Tecnologia e docente di Chimica farmaceutica all’Università di Bologna, che ha parlato di  come l’avvento dei big data stia avendo un impatto importante sulla nostra vita a vari livelli; Giovanni Boniolo, docente di Filosofia della scienza e Medical Humanities dell’Università di Ferrara, che ha illustrato come ripensare in termini contemporanei, con un approccio che colleghi discipline umanistiche e scientifiche, ciò che in passato costituiva la base dell’insegnamento scolastico, le arti del trivio (grammatica, dialettica, retorica, considerate artes sermocinales a distinzione dalle artes reales comprese nel quadrivio); e Marina De Rossi, docente di Didattica e Pedagogia speciale all’Università di Padova, che ha analizzato come l’emergenza sanitaria abbia messo al centro, anche in campo didattico, la riflessione sulla sostenibilità di pari passo con le istanze innovative dell’integrazione del digitale nella didattica tradizionale.

Tre architetti sono stati protagonisti del dibattito sul Nuovo modo di immaginare, progettare e costruire i luoghi dell’apprendimento: Mario Cucinella, Simone Gheduzzi; Francesco Lombardi. Per troppo tempo nella progettazione delle scuole si è fatto coincidere il luogo educativo con una norma priva di qualità e bellezza. I tre relatori si sono confrontati su come gli edifici scolastici del futuro possano acquisire una nuova dimensione simbolica attraverso la valorizzazione del ruolo della bellezza, della sicurezza e della sostenibilità.

Il Ministero dell’Istruzione e la Fondazione Golinelli hanno sottoscritto un protocollo di intesa: Innovazione didattica, formazione, ricerca, sperimentazione e diffusione della cultura scientifica e tecnologica nella scuola, per la società della conoscenza. Sono previsti nuovi percorsi di formazione per insegnanti incentrati sul potenziamento delle materie STEAM e sulla loro integrazione e interdisciplinarità. Sono stati presentati “Il Design dell’esperienza scientifica”, per sviluppare nelle scuole esperienze pratiche di ricerca scientifica, e “Community of Inquiry: dal laboratorio di scienze alle pratiche filosofiche” che esplora le interconnessioni tra sapere filosofico e scientifico con l’obiettivo di promuovere un approccio interdisciplinare all’insegnamento.

A conclusione dell’attività la considerazione immediata è che, se qualche lascito positivo ha lasciato la pandemia, uno di essi è certamente la forte esigenza di ripensare il futuro. A tutti i livelli, ma, in particolare, puntando l’obiettivo sulla scuola e i suoi attori.

Nel primo stasimo dell’Antigone Sofocle fa dire alla sua eroina: (l’uomo) Padrone assoluto / dei sottili segreti della tecnica, / può fare il male / quanto il bene. / Se rispetta le leggi del suo paese / e la giustizia degli dèi, / come ha giurato, nella città / sarà considerato grande; / ma ne sarà cacciato / se per arroganza / lascerà che il male lo contamini.

L’insegnamento del passato per il futuro è tutto in questi versi.