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Acqua pubblica e la realtà di un sistema che non funziona

by Redazione

Quello dell’acqua pubblica è un mito e come tutte le narrazioni fantastiche non si preoccupa di definire i concetti. E’ un racconto che si rivolge ai cuori non alle menti.

“L’Italia vuole l’acqua pubblica” (Roberto Fico).Gestire l’acqua è una questione di cuore” (Federica Daga, 5Stelle, autrice di una proposta di legge per la ripubblicizzazione di tutte le gestioni idriche). Per non parlare delle vecchie glorie di casa nostra, a cominciare dall’ottimo Alex Zanotelli, recentemente riapparse sulla ribalta. Persino nelle delibere degli Enti locali si tiene a dichiarare che l’acqua è un bene essenziale e insostituibile per la vita (il pane no?).

Ma cosa si intenda precisamente per gestione pubblica dell’acqua, nessuno lo dice. L’ACEA di Roma e la MM di Milano, società di diritto privato ma controllate dai rispettivi Comuni, sono gestori pubblici o privati? E la bolognese HERA, con 111 Comuni soci e un azionariato privato diffuso con bassa concentrazione di azioni? E la napoletana ABC, azienda speciale comunale che ha, ovviamente, l’obbligo del pareggio di bilancio?

Forse si vuole intendere per pubblica una gestione che possa scaricare liberamente i costi sulla fiscalità generale senza consentire utili privati. Ma anche senza tenere conto del fatto che i costi gestionali rappresentano comunque dei ricavi, con tanto di utili, per i fornitori privati, non è proprio questo tipo di gestione che ci ha portato all’attuale degrado del patrimonio infrastrutturale e, conseguentemente, del livello del servizio?

Forse sarebbe più corretto dire che devono essere pubbliche la programmazione, il controllo e l’imposizione degli standard gestionali. Le tariffe devono essere giustificate da investimenti, decisi e controllati dal pubblico, che migliorino il servizio. La proprietà delle infrastrutture e della risorsa deve essere pubblica. L’ingresso dei privati nelle gestioni deve comportare un chiaro beneficio per l’utenza e non deve determinare situazioni di monopolio.

In parte è già così. La proprietà della risorsa è pubblica. L’approvazione delle tariffe anche. La definizione del ciclo integrato dell’acqua pure. E sapete chi è che non rispetta queste regole qui in Campania? Proprio la Pubblica Amministrazione.

La Regione non riesce a farsi approvare le tariffe dall’Autorità nazionale. Il ciclo integrato non è mai partito. Il sistema pubblico di governance è latitante nei fatti. I Comuni arrancano, i concessionari non pagano. L’acqua potabile si perde perché i tubi sono bucati, la depurazione funziona poco e le fogne pochissimo. La magistratura indaga, sequestra e nomina commissari ma siamo sempre lì. E noi? Noi ovviamente paghiamo.

Allora abbiamo pensato che potrebbe interessarvi sapere cosa e chi paghiamo, dalle gestioni dirette regionali ai grandi concessionari come Acqua Campania spa (monopolista?) e GORI. Cosa stia facendo l’Ente Idrico Campano che ha la governance del sistema. A cosa miri l’ABC. Se in Regione, tra vecchi dirigenti e nuovi funzionari, ci sia davvero qualcuno che ha la testa e la voglia di combinare qualcosa.

Faremo quindi una piccola inchiesta senza pretese, a puntate, entrando nel merito di chi fa cosa. Studieremo un po’ di carte e faremo parlare un po’ di persone (dandovi anche conto di chi non vorrà farlo) cercando di offrirvi un quadro il più possibile chiaro della situazione. Poi sarete voi a giudicare.

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