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Il monitoraggio della qualità dell’aria in Campania

by Stefano Sorvino

L’Autore è Commissario straordinario dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Campania – ARPAC

Il significativo collegamento tra inquinamento dell’aria e condizioni di salute negli ambienti urbani è affermato e documentato da molti studi epidemiologici europei e nazionali, oltre alle linee guida ed alle raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS), evidenziandosi gli impatti sulla salute dei livelli di polveri sottili nelle città europee, con i relativi costi diretti ed indiretti, e la valutazione dell’incidenza sul benessere, sull’aspettativa e qualità di vita della popolazione.

Sono così intervenuti gli orientamenti normativi europei, poi tradotti nell’ordinamento ambientale italiano, stabilendo una serie di principi, primo fra tutti quello secondo cui le autorità pubbliche sono tenute a garantire un attento monitoraggio – attraverso le centraline fisse e mobili delle Agenzie ambientali – delle concentrazioni e flussi delle molecole e sostanze a cui si lega l’inquinamento atmosferico e, quindi, l’obbligo di divulgare dati ed informazioni sullo stato dell’aria, consentendo l’eventuale correlazione con le analisi epidemiologiche.

Le normative sulla tutela dell’aria atmosferica si articolano in vari profili settoriali: sui valori limite di accettabilità dell’aria e loro controllo; contro l’inquinamento derivante da impianti industriali e termici non industriali; sui motori e carburanti; sul traffico e la viabilità urbana oltre alle normative che – in ambito molto più ampio – ratificano accordi internazionali sui problemi planetari dell’atmosfera, della Terra nel suo complesso (effetto-serra, buco dell’ozono, cambiamenti climatici, foreste tropicali, ecc.).

Le normative sull’inquinamento prevedono “valori limite” di due diverse matrici: di qualità dell’aria, cioè il massimo di sostanze immesse da attività umane affinché l’aria sia accettabile (valori di “immissione”) e di “emissione”, cioè il massimo accettabile che l’uomo, una sua attività o macchina, possa produrre, in particolare per i limiti di emissione degli impianti industriali.

La problematica è stata sviluppata a livello europeo e nel 2005 veniva emanata una comunicazione della Commissione al Consiglio ed al Parlamento, contenente la “strategia tematica sull’inquinamento atmosferico” in conformità con il VI Programma di azione in materia ambientale, che fissava obiettivi di qualità dell’aria di breve (al 2012) e medio- lungo termine (2020). Il decreto legislativo n. 155/2010 ha poi dato attuazione alla direttiva comunitaria del 2008 “per un’aria più pulita in Europa”, che si prefigge una serie di obiettivi, stabilendo valori limite per le concentrazioni, livelli critici, soglie di allarme ed informazione per l’ozono con valori-obiettivo.

La Comunità Europea sanciva il 2013 come anno europeo dell’aria ma il nostro Paese ha continuato a registrare elevato livello di smog, subendo un procedimento di infrazione presso la Corte di Giustizia Europea per inadempimento, promosso dalla Commissione Europea nel 2010. L’Italia viene considerata omissiva per il superamento delle concentrazioni di PM10 nell’aria ambiente, venendo imputata – come molte altre volte – quale inadempiente nella difficile attuazione dell’esigente diritto europeo in materia ambientale.

Secondo il decreto attuativo 155/2010, il sistema di valutazione e gestione della qualità dell’aria deve rispettare ovunque standard elevati ed omogenei al fine di assicurare un approccio adeguato ed uniforme su tutto il territorio, affidato alla gestione tecnica della rete delle Agenzie ambientali. Il sistema di acquisizione, trasmissione e messa a disposizione dei dati ed informazioni, in capo alle ARPA, deve rispondere ad esigenze di tempestività della conoscenza da parte di tutte le amministrazioni interessate e del pubblico.

Proprio per questo, in Campania, il costante monitoraggio della qualità dell’aria effettuato dall’ARPAC viene sintetizzato in bollettini giornalieri, comunicati quotidianamente tramite note ufficiali (via PEC) ai Comuni ed agli uffici regionali, per gli eventuali provvedimenti di competenza, diffusi alle amministrazioni ed alla popolazione tramite internet (sul sito www.arpacampania.it).

Il presupposto della valutazione è costituito dalla zonizzazione dell’intero territorio, che richiede la previa individuazione degli agglomerati e delle altre zone, sulla base dell’assetto urbanistico, della popolazione residente e densità abitativa. La valutazione della qualità dell’aria ambiente è fondata su un’articolata rete di misure, in siti fissi di campionamento, con misurazioni indicative e su un programma di valutazione, integrato anche con altre metodiche tecniche, su base quotidiana ed anche oraria.

La rete di misurazione della qualità dell’aria è necessariamente soggetta alla gestione ed al controllo pubblico, tecnicamente assicurato dalla strumentazione delle Agenzie regionali, secondo criteri obbligatori e non soggettivi, in conformità alla normativa tecnica di riferimento. Spesso si richiede impropriamente ad ARPAC di installare nuove centraline di rilevamento in ogni dove, ma la stessa normativa vieta l’uso di stazioni di misurazione non conformi ai criteri di zonizzazione e, quindi, l’inutile eccesso di stazioni nel rispetto dei canoni di efficienza, efficacia ed economicità.

La valutazione della qualità dell’aria costituisce quindi il presupposto per l’individuazione delle aree critiche di superamento dei valori, livelli, soglie ed obiettivi previsti dalla norma, facendo scattare l’obbligo di adozione – nelle stesse aree di superamento – di piani e misure incidenti sull’insieme delle principali sorgenti di emissione inquinanti, ovunque esse siano localizzate.

Le misure più frequenti sono le ordinanze contingibili ed urgenti, emanate dai sindaci nella qualità di autorità sanitarie locali, che rappresentano provvedimenti tanto effimeri quanto obbligati – una volta superati gli sforamenti consentiti dalla legge – esprimendo la più semplice e rapida potestà di incidenza, con la elementare limitazione della circolazione dei veicoli (targhe alterne, divieto alle categorie di veicoli più inquinanti, limitazioni orarie, domeniche ecologiche, ecc.), di immediato e cogente impatto ma scarsamente incisive sul piano strutturale.

In realtà non è facile intervenire perché le fonti inquinanti sono svariate e molteplici, richiedendo misure combinate per area vasta (zona o agglomerato), per archi temporali prolungati, non soltanto attraverso provvedimenti e regolamentazioni impositive ma anche mediante misure di incentivazione, politiche urbanistiche (di delocalizzazione e realizzazione di infrastrutture verdi) e dei trasporti e di sensibilizzazione della popolazione a stili di vita ambientalmente compatibili, facendo leva su una miriade di possibili operazioni.

Occorrono adeguati e costanti controlli sulle emissioni degli impianti produttivi, industriali ed energetici, sui motori e combustibili, sulle attività di cantiere – che pure occasionalmente incidono in modo significativo – e sull’articolato sistema dei riscaldamenti civili e degli impianti termici, ambito su cui è intervenuta la recente legge regionale n. 39/2018, in materia di catasto e certificazione energetica degli edifici, che richiede specificazioni applicative con il coinvolgimento di tutti gli operatori interessati.

Risulta fondamentale promuovere la mobilità sostenibile, contenere il traffico veicolare valorizzando modalità meno inquinanti del trasporto pubblico e, al tempo stesso, stimolare il rinnovo del parco circolante, puntare su modelli più efficienti – che riducano la quantità di polveri sottili prodotte dall’usura degli pneumatici, freni e manto stradale – oltre ad osservare il Codice della strada anche nella parte relativa agli strumenti di pianificazione che esso prevede.

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