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Il Parco archeologico di Pompei acquista le opere della Fonderia Chiurazzi

by Federico L.I. Federico

 

Gran bella notizia proviene stavolta dal Parco Archeologico di Pompei. I beni della storica Fonderia Chiurazzi – sopravvissuti alle traversie che afflissero l’azienda fin dal sisma del 1980 – sono stati acquisiti dal Parco archeologico di Pompei. Si tratta di circa 1.650 esemplari delle “cosiddette “controforme”, o anche “matrici”, cioè “negativi” tridimensionali delle opere antiche originali, indispensabili per la riproduzione di copie. Tra gli altri pezzi della fonderia ci sono bozzetti e copie in gesso. Tutto questo materiale – anche se si tratta soltanto di oggetti atti a riprodurre copie da originale per ottenerne una sorta di “falso autentico” – risulta di grandissimo valore storico-artigianale (e potremmo dire anche storico artistico).

Esso andrà ad arricchire il patrimonio del Parco Archeologico pompeiano, peraltro notoriamente povero di oggetti in seguito al grande furto perpetrato e portato a termine sul finire negli anni Settanta del Novecento. Un’era geologica fa e un danno incommensurabile per gli Scavi di Pompei, cui abbiamo dedicato su queste colonne un intero articolo mesi or sono. Tra l’altro, molte di queste riproduzioni potranno essere rimesse in sito, ricollocando cioè nelle case pompeiane i reperti oggi custoditi nei depositi per motivi di conservazione e difesa dai furti.

La tecnica sopraffina delle maestranze ottocentesche della Fonderia Chiurazzi si basava sulla maestria dell’arte millenaria della fusione a cera persa, che consentiva la creazione di capolavori, veri e propri cloni di opere d’arte originali in bronzo. I bronzi marcati “Fonderia Chiurazzi divennero in breve tempo preziose testimonianze dell’arte antica “a buon mercato”, dando contributo concreto al generarsi a Napoli del “gusto pompeiano” – innescato dai ritrovamenti nei siti archeologici di Pompei ed Ercolano – poi diffusosi ben oltre i confini nazionali, attraverso il mercato internazionale delle copie d’arte.

Fu Gennaro Chiurazzi il fondatore. Egli nel 1870 a Napoli – in un locale della galleria Principe di Napoli, di fronte al Museo Nazionale – allestì un laboratorio di formazione artistica per “bronzisti”, artigiani esperti del trattamento dei bronzi di fusione, che fu un punto di riferimento per artisti e scultori di una Napoli che si leccava le ferite della perdita inaspettata e subitanea del ruolo di Capitale del Regno più antico d’Europa. La celebrità e la qualità delle opere bronzee prodotte dalla fonderia napoletana fu tale che permise a Chiurazzi di ottenere il privilegio di riprodurre, tramite i calchi, opere su originali di sculture antiche per tutti i più grandi Musei Italiani e stranieri. Ciò garantì alla Fonderia Chiurazzi la possibilità di proporsi sul mercato con un esclusivo patrimonio di “matrici autentiche”. Grazie a questa singolarità la Chiurazzi ha realizzato bronzi per collezionisti di grande prestigio, per Enti ed Istituzioni Culturali internazionali ed i maggiori poli museali, compreso il Getty Foundation a Malibù in anni meno risalenti.

Oggi sarebbe impensabile un tale tipo di concessione. Né possiamo sapere quali siano stati i “danni” inopinati che tale attività di riproduzione ha potuto portare agli originali, anche in termini di perdite di elementi di conoscenza delle tecniche di fusione antiche. Non a caso le finiture: alla “pompeiana”, di colore verdastro, alla “ercolanese”, brunita, o quella “rinascimentale” scura e lucida, erano tre diverse modalità di patinatura offerte dalla Fonderia Chiurazzi, intanto internazionalizzatasi. Il nome stesso Chiurazzi, infatti, era divenuto garanzia di qualità nel mondo dell’arte. Anche grazie ai suoi raffinatissimi operai specializzati nella “patinatura” delle opere che affollavano il “Catalogo delle Riproduzioni di opere classiche in bronzo e in marmo” curato da Salvatore Chiurazzi nel 1929.

Recentemente la Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, guidata da Federica Galloni, su istanza del Parco archeologico di Pompei, allora diretto da Massimo Osanna, si è avvalsa del diritto di prelazione per l’acquisizione del patrimonio superstite della Fonderia Chiurazzi di Napoli, già dichiarato di interesse storico-relazionale oltre che di eccezionale interesse storico-artistico dalla Commissione regionale per il Patrimonio culturale per la Campania. Provvidenzialmente, è giusto aggiungere.

Oggi Massimo Osanna, Direttore Generale dei Musei Statali ha precisato che: Il Parco archeologico di Pompei non poteva lasciarsi sfuggire questa occasione importante di arricchire il proprio patrimonio, considerata la stretta relazione tra i beni della Fonderia e il sito”. L’attuale Direttore Gabriel Zuchtrieghel, dopo avere annunciato la esposizione al pubblico delle “ matrici negative” appena acquistate, ha aggiunto: “E’ intenzione del Parco riavviare l’attività di riproduzione nonché di vendita delle copie realizzate al fine di promuovere un’economia a base culturale e stimolare capacità imprenditoriali nel fragile contesto pompeiano”.

Se egli si riferiva alla Città di Pompei, trova tutto il nostro appoggio e apprezzamento.

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