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Il Pd milanese si spacca sul gemellaggio Milano/Tel Aviv

insipienza di cultura politica e di politica tout court

by Bruno Gravagnuolo
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Foto by Sky TG24

 

Spaccatura nel Pd milanese sul gemellaggio Milano/Tel Aviv. Che passa con tre voti del Pd più l’opposizione a Sala e la contrarietà di Verdi e il resto del Pd. Un fatto grave che isola a Milano il Pd, di fatto, lo divide e colpisce lo stesso Sala. Chi scrive ha perorato in generale il dialogo con la sinistra di Israele o ciò che ne rimane. Senza fare sconti né a destra né a sinistra. E ha sostenuto in due articoli recenti su Rinascita il dialogo a ben precise condizioni. Ferree e vincolanti. Da entrambi i lati. Vediamole. Tolleranza, rispetto, brigata ebraica ai cortei, basta accuse generiche di sionismo che fu cultura di sinistra socialista alla base della fondazione di Israele con Ben Gurion, Golda Meier, il sindacato Histsdrut, i Kibbutz e il Mapai. Patrimonio poi snaturato a destra e distorto dalla destra israeliana a fine anni ‘70 da Begin in poi, e infine colonizzato dall’integralismo e spiantato dopo l’assassinio di Rabin nel 1995. E ancora. Riconoscimento totale del diritto di Israele, senza gli equivoci dello Stato binazionale, irrealistico e tale da alimentare opposti estremismi della serie “dal Giordano al mare”.

Chiarito tutto questo, come scrissi più volte, vanno chieste agli israeliani e agli israeliti di sinistra e progressisti il rifiuto netto e la condanna di Trump della guerra con l’Iran. Niente effigi quindi di quei due ai cortei. Inoltre. Il rifiuto e la condanna della pretesa della “Grande Israele” dal Giordano al mare. Il riconoscimento della statualità di Palestina in Giordania e a Gaza, anche solo in linea di principio. La condanna dei coloni e della loro pretesa di occupare la Giordania o parti di essa. L’appoggio o non contrarietà a sanzioni ferree contro Israele, specie per prodotti bellici o dual use. E infine, last but not least, vanno chiesti alla sinistra israeliana il riconoscimento e la condanna della distruzione e dispersione della nazione palestinese, sia che la si chiami genocidio oppure etnocidio, e in uno dei significati precisi che Raphael Lemkin – inventore del termine – dette al termine genocidio: “distruzione dell’anima di un popolo”, territoriale, etnica, culturale o fisica. Dunque, non necessariamente biologico e industriale come il genocidio nazista, unica accezione che passò poi alla storia.

Genocidaria o etnocidaria in tal senso fu anche l’azione del 7 Ottobre 2022 di Hamas, così come ogni negazione di principio del diritto di Israele, e così come d’altra parte fu reputato “genocidario” il massacro a Sebreniza, del luglio 1995. Esattamente come fu stabilito dalla Corte Internazionale di Giustizia e dal Tribunale per la ex Jugoslavia.

A maggior ragione genocidario o etnocidario va reputato il massacro sistematico della popolazione palestinese perpetrato oggi dal governo e dall’ esercito israeliano.

In conclusione. Da un lato il gemellaggio a Milano andava votato dal Pd e dai verdi, purché ancorato alla condivisione dei principi su esposta e formalmente sottoscritta dalle parti. E in modo tale da marcare tre punti, nel senso dei due Stati, della condanna di Netanyahu, nonché della intolleranza islamista o filo. Dall’altro con un gemellaggio a queste condizioni si sarebbe evitato di offrire una breccia alla destra per colpire così la giunta Sala. E infine, laddove la giunta di Tel Aviv avesse rifiutato la cornice di tali valori generali come discrimine, solo a quel punto sarebbe apparso giustificato rinunciare al gemellaggio. E per fondati motivi, invece di dividersi e di lasciare alla destra il ruolo di paladina del dialogo capace di aprire una frattura nella giunta stessa di centro sinistra. Un gran capolavoro, che ha rivelato nel Pd milanese insipienza di cultura politica e di politica tout court.

 

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