Dal 28 luglio di questa ardente estate del 2026 le opere della Pop Mythology di Philip Colbert, firmata dall’artista britannico “erede” di Andy Warhol, oltre che a Pompei sono esposte negli altri siti gestiti dal Parco archeologico: Lòngola, Boscoreale, Oplontis, Villa San Marco, Villa Arianna e il Real Polverificio Borbonico.
Abbiamo messo al primo posto Lòngola per riscattarne, almeno in questo articolo, l’amaro destino incendiario che ne ha cancellato le strutture annesse al Parco preistorico, raccogliendo anche una esplicita dichiarazione del direttore generale Gabriel Zuchtriegel. Egli, tra l’altro, ha annunciato che “L’allestimento di un’opera a Lòngola assume un significato particolare. Dopo l’incendio che ha colpito il sito, la presenza di una scultura di Colbert rappresenta un gesto di attenzione e solidarietà verso questo luogo e verso la comunità che lo vive. L’arte contemporanea può contribuire a mantenere alta l’attenzione sul patrimonio culturale e a trasformare una ferita in un’occasione di partecipazione e rinascita”.
Noi accettiamo fidenti la dichiarazione, avendo constatato in più di una occasione il suo buon fiuto in materia di capacità di sorprendere con le proprie idee. Basti pensare alla parabola inimmaginabile dei giovani studenti “teatranti” del nostro comprensorio, impegnati nell’avventura di “Sogno di Valore”, in cui il buon fiuto di Zuchtriegel si è sposato con la genialità visionaria e vincente di Mena Zamboli, dirigente del Liceo Pascal di Pompei e, oggi, Provveditore agli studi di Salerno.

Gli “astici giganti” di Colbert sono stati sistemati intorno alla pedana sulla quale si sono incontrati alla corte agreste di Zuchtriegel, in pieno Parco del Polverificio attraversato da una mandria di cavalli bardi e puledri, il Sindaco di Scafati Pasquale Aliberti e il Sindaco di Pompei Giuseppe Tortora. I quali non hanno fatto scintille. Tutt’altro. Una cordiale melina da centrocampisti di lungo corso, nonostante l’assenza del nome del Sindaco di Pompei dal manifesto dell’evento. Basti pensare e leggere dal manifesto che l’ingresso pedonale era previsto da Pompei, in provincia di Napoli, e quello carrabile da Scafati, in piena provincia di Salerno!
Insomma, entrambi hanno dimostrato notevole capacità di civile collaborazione politica tra cittadine confinanti, ma anche una nascente intesa interprovinciale, che diventa ex se di livello regionale, per poi trovare nella Grande Pompei una prospettiva di respiro internazionale.
Una intesa così non potrà che dare buoni frutti nel futuro, come ha avuto modo di dire il “vero” padrone di casa, Il Direttore dell’Agenzia del Demanio Alessandra Del Verme, che ha illustrato la grande realtà storica e monumentale, antica e moderna, del Parco e delle sue “fabbriche monumentali”. Da esse è riemerso il ricordo vivo dell’ex Istituto per i Tabacchi (questa la definizione ancora in vigore per Pompeiani e Scafatesi d’antan, come ad esempio chi scrive) agli astanti, numerosi, che hanno sfidato la calura soffocante della Valle del Sarno riparandosi poi sotto le chiome frondose e verdi dei platani centenari e monumentali.
Le loro cime si innalzavano come volte gotiche di una cattedrale di altezza indefinita e di lunghezza forse, infinita, come gli enormi spazi verdi che potranno rappresentare una risorsa naturale a disposizione dell’intero comprensorio vesuviano-sarnese, dall’aspro Vesuvio al dolce mare di Rovigliano.
ATTENZIONE, il Parco dell’ex Real Polverificio Borbonico di Scafati è aperto al pubblico il lunedì e il martedì dalle 8.00 alle 20.00 e il venerdì, il sabato e la domenica dalle 8.00 alle 23.00, con accesso pedonale da via Astolelle, a Pompei, e accesso carrabile da via Pasquale Vitiello 108, a Scafati.
E’ raggiungibile a piedi dalle Stazioni Trenitalia di Pompei o di Scafati in circa mezz’ora. E anche, con percorso più lungo, dalle Stazioni della EAV di Pompei o di Scafati sulla linea Napoli-Poggiomarino.
