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Il trasporto pubblico locale dopo la pandemia

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E’ stata da pochi giorni pubblicata la relazione della Commissione di studio sul trasporto pubblico locale, presieduta da Bernardo Matterella. Mentre il settore della mobilità sta vivendo una fase di rapida trasformazione, per effetto delle tecnologie digitali e della condivisione dei consumi, il trasporto pubblico locale resta marginale, pur tra profonde differenze tra i territori del nostro Paese. Nel settore operano quasi 800 imprese, che occupano oltre 115.000 dipendenti, con un parco circolante di quasi 50.000 mezzi, con un volume di trasporto pari a circa 2 miliardi di passeggeri all’anno, per un fatturato di circa 11 miliardi e mezzo di euro.

Il primo punto sul quale centra l’attenzione la Commissione riguarda la qualità, l’economicità e la redditività del trasporto pubblico locale. Si propone che venga effettuato un ripensamento sull’assetto regolatorio provinciale di bacino, per accentrare la regolazione a livello regionale. Questa ipotesi, tuttavia, non considera la specificità delle aree metropolitane, che costituiscono uno dei fondamentali luoghi di concentrazione della domanda, che richiede specifiche politiche e specifici meccanismi di assetto regolatorio.

Corretta è la valutazione espressa dalla Commissione sulla necessità di legare incentivi alla qualità effettiva del servizio erogato e la necessità di superare i regimi di proroga dei contratti di servizio, che cristallizzano assetti inefficienti, mentre ormai è giunta l’ora di realizzare meccanismi di concorrenza per il mercato, stabiliti dalla norma nazionale ormai da tempo immemore (legge n. 422 del 1997) e mai sostanzialmente applicati.

Sulla invocata incentivazione alla aggregazione degli operatori andrebbero poste alcune regole pregiudiziali sulla efficienza, perché alcune delle esperienze condotte hanno generato effetti controdeduttivi. Sotto il profilo della evoluzione tecnologica, la Commissione da un lato richiama alla inderogabile necessità di rinnovare il parco circolante e dall’altro spinge verso l’adozione di sistemi di mobilità elettrica. L’evoluzione verso strumenti di bigliettazione elettronica consentirebbe di generare elementi informativi utili alla calibrazione dell’offerta e ad una maggiore semplificazione nell’accesso al servizio per la clientela.

Il PNRR può costituire un’opportunità rilevante per entrambi gli obiettivi auspicati dalla Commissione, a condizione che i tempi per realizzare gli investimenti non siano immemori, generando un effetto a quel punto marginale ed irrilevante sul rinnovo del parco circolante. Le indicazioni, sottolinea la Commissione, sono costose e richiedono un incremento della spesa pubblica, cogliendo questo passaggio anche per superare il concetto di spesa storica con il quale viene ripartito il Fondo Nazionale per il trasporto pubblico locale.

La pandemia ha determinato un forte impatto sulla riduzione della mobilità, sino al 90% dei passeggeri, peggiorando l’equilibrio finanziario dei gestori, solo parzialmente compensato dalle misure straordinarie predisposte dal Governo. La ripartenza del traffico sarà con ogni probabilità graduale e prudente. Per uscire da questo passaggio critico la Commissione auspica un approccio cooperativo e non concorrenziale tra i diversi sistemi di mobilità pubblica collettiva, introducendo meccanismi di integrazione anche con la nuova mobilità privata.

Nel mondo si stanno affermando iniziative di un nuovo modello che ha assunto l’acronimo di MaaS (Mobility as a Service). Secondo stime di Fortune Business Insight, questo mercato valeva nel 2018 182 miliardi di dollari e potrebbe raggiungere 210 miliardi nel 2026. La Commissione propone per il nostro Paese di costituire una piattaforma integrata federata, non guidata quindi da una logica pubblica centralizzata, per favorire le integrazioni necessarie tra soggetti pubblici e soggetti privati.

Manca nella lettura della Commissione un’analisi per differenti tipologie di servizio offerto: si tratta di una delle questioni maggiormente critiche per il nostro Paese, oggi caratterizzato largamente da una prevalenza del trasporto pubblico su gomma, con una debolezza ancora rilevante per i sistemi metropolitani su ferro nelle principali aree urbane, a loro volta scarsamente integrati all’offerta di servizi ferroviari regionali.

Ci troviamo di fronte ad un crinale particolarmente critico del sistema di trasporto pubblico locale. La pandemia ha acuito una crisi che era già strutturale in precedenza. Il fronte della efficienza e della produttività è il passaggio obbligato. Ma se continueranno a capitare ancora casi come quello di una capostazione in malattia da due anni, mentre si dedicava a gestire il proprio B&B alle Canarie, allora difficilmente l’opinione pubblica capirà la necessità di investire in conto capitale ed in conto di obbligo di servizio pubblico le risorse della collettività.

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